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Lettera aperta a Brunetta

Ministro Brunetta

Caro Ministro,

i testi più aggiornati di antropologia descrivono l’emersione di una nuova categoria umana, peraltro sempre più folta: quella degli àzzari. Sembra che il fenomeno sia l’effetto prodotto dalla plastificazione della società italiana, alla cui trasformazione contribuisce pesantemente la televisione e quindi chi ne è controllore e proprietario, ovvero il Suo méntore Silvio Berlusconi.

Dall’osservazione della televisione pubblica e privata, ci si accorge che il problema della terza settimana è una pura invenzione catastrofista, e che dalla nostra società  sono spariti i precari e addirittura, i disoccupati occorre cercarli con la lanterna. Setacciando tutta l’informazione che è stata offerta alla pubblica opinione, dalla data dell’insediamento del governo di cui fa parte, spicca la strombazzata quoestio sui pubblici dipendenti fannulloni, alla cui amplificazione Lei si è applicato con una sonorità inversamente proporzionale alla sua mole corporea.

 

So di rivolgermi ad un economista, per giunta anche docente universitario, pertanto, quando nel suo ruolo politico di ministro e parlamentare formula giudizi che attengono alle sue conoscenze professionali, dovrebbe preoccuparsi che le opinioni che esprime abbiano il conforto di qualche dato numerico certo e non empirico, come da molti anni a questa parte preferisce fare l’Istat quando comunica i dati ufficiali sull’inflazione, tant’è che si predilige dire che diminuisce il potere d’acquisto delle famiglie piuttosto che  l’inflazione galoppa.

 

Lei, assieme al suo collega Tremonti, siete proposti ai cittadini anche come maghi capaci di far quadrare il traballante bilancio del nostro Stato, peraltro sempre sotto osservazione delle autorità monetarie e degli speculatori finanziari. Ebbene, pensando di sbalordire non si sa quale platea, estraete dal cilindro il blocco del rinnovo dei contratti pubblici e il ritardo del pagamento delle competenze accessorie (ore di lavoro straordinario, buoni pasto ecc.). Complimenti vivissimi per la genialità dell’operazione, cui nessuno avrebbe potuto mai pensare. Nel frattempo, non paghi di ciò, strombazzate ai quattro venti la magica parolina del merito da affermare nei luoghi di lavoro, nella scuola; ma siccome i conti non tornano, vi applicate ai tagli della spesa pubblica mettendo sotto la lama della mannaia tutto indistintamente, mentre sopra la mannaia ballano le cifre dello sperpero di denaro pubblico dovuto alla vostra incapacità di governo.

 

Un giorno, caro ministro, ho assistito ad un suo intervento televisivo e sono rimasto colpito dalla spocchia con la quale giustificava i provvedimenti assunti dal governo, in particolare mi ha  colpito la metafora del buon padre di famiglia cui spesso si fa ricorso negli studi economici. Voglio anch’io far ricorso alla medesima metafora e, in relazione ai tagli della spesa che voi operate, emerge in maniera clamorosa e purtroppo drammatica per l’Italia, che della spesa, della sua struttura dei suoi dettagli della sua dinamica non avete la più pallida idea. Infatti, se il buon padre di famiglia assegna ad un figlio il compito e i fondi per acquistare le stringhe e le scarpe, se si decide che in famiglia si utilizzeranno  i mocassini, i fondi per le stringhe non essendo più spesi sono disponibili per altre necessità. Fuor di metafora, ignorate  gravemente come si modifica la competenza perché non la conoscete e quindi non potete mai sapere a quando debba ammontare la cassa per esercitarla. Questa vostra perniciosa incapacità è dovuta ai grandi boiardi di stato, la maggior parte dei quali da sinistra si sono riciclati sulla vostra sponda politica e, in barba al giuramento di fedeltà e lealtà allo Stato e alle sue Istituzioni, se ne guardano bene dall’avvertirvi che la competenza a loro assegnata ha subito modifiche e quindi si sono rese disponibili risorse. Si può chiosare affermando che disporre di denaro significa disporre di potere, quindi se non si insedieranno al governo persone capaci e competenti,questo malcostume non verrà mai spezzato.

 

Provo ad indirizzare la sua attenzione verso due macroscopici fenomeni, su uno dei quali la sollecito per l’economista che è e per la necessità di dare un segno tangibile sulla produttività pubblica di cui, come ministro, è costituzionalmente responsabile. Da più parti, prestigiosi e autorevoli addetti ai lavori affermano che se lo Stato onorasse il debito contratto con il settore privato per l’acquisto di beni e servizi il PIL  aumenterebbe di un paio di punti percentuali; per adempiere a ciò, occorre che chi, per i diversi livelli di spesa è investito del compito di emanare gli specifici provvedimenti, sia legittimato a farlo.   Ecco, da qualche tempo avete introdotto leggi finanziarie il cui valore temporale non è più annuale, quindi nei due o tre anni in cui la finanziaria è in vigore, salvo il cambiamento del responsabile fisico e giuridico del centro di spesa, non occorre rinnovare l’annuale decreto di delega della firma che, a cascata, sottrae almeno due mesi per emanare quei provvedimenti per pagare il debito contratto dalle pubbliche amministrazioni; a questo semplice espediente che consiste nell’eliminazione di quell’annuale rituale contabile come maghi non avete pensato.

 

L’altro fenomeno su cui vorrei sollecitarla, perché la investe come ministro e fustigatore delle organizzazioni sindacali, è la fattispecie per la quale lo Stato-Ministero dell’Interno paga, mediamente, i propri atti amministrativi contabili e patrimoniali circa 600 € in più, se alla loro stesura, in aperta contravvenzione degli artt. 36 e 67  della legge n. 121/81, sono preposti i cosiddetti poliziotti imboscati, al posto degli impiegati civili che, non solo sono titolari di quelle funzioni, ma mediamente sono pagati di meno per quell’importo. Ora, se la cifra di questo fenomeno, creato voluto e gestito da tutti i Sindacati di polizia, contempla il ragguardevole numero di 40.000 poliziotti, lo Stato-Ministero dell’Interno spende per quella tipologia di atti la non irrilevante cifra di 24 milioni di Euro che con il vecchio conio ammontano a 4.647.480.000 lire. Poi, di fronte a questi dati, caro ministro, non ci sarebbero i fondi per approvvigionare il carburante e consentire alle volanti di svolgere il loro compito.

 

Concludo, ritornando da dove sono partito, ossia la denuncia di quell’azione deleteria che la televisione esercita sulla società plasmandola su modelli inesistenti, falsi o irrealistici; per cui, ai posti di responsabilità arrivano persone sempre più incompetenti e incapaci, talché la loro oggettiva e ponderosa improprietà, rispetto a quanto viene richiesto in termini  di cultura e di competenza, può essere qualificata meglio come finzione; mi sembra che ella sia un buon ministro della FINZIONE PUBBLICA e per questo inglorioso compito può essere ascritto di diritto a quella nuova categoria antropologica che per l’inspiegabile elisione dell’iniziale consonante “C” è denominata degli azzàri.

Domenico Pavone

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