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Perché è così importante che la “Pala dei Decemviri” di Perugino torni a Perugia?

Perché è così importante che la “Pala dei Decemviri” di Perugino torni a Perugia?

Dopo la “Madonna col Bambino” del Pinturicchio, un’altra opera è pronta a “tornare a casa”, questa volta, purtroppo, solo temporaneamente. Direttamente dai Musei Vaticani e fino al 26 gennaio 2020, la celeberrima “Pala dei Decemviri” del Perugino sarà da oggi, 10 ottobre 2019, collocata presso la Galleria Nazionale dell’Umbria e ospitata, più precisamente, dalla Cappella dei Priori, dove già si possono ammirare le stupende opere di Bonfigli, raffiguranti la città di Perugia.

Per capire opportunamente l’importanza di questo rientro, è doveroso chiedersi chi fosse Perugino e perché fosse così importante e influente. La risposta risiede proprio nelle opere dell’artista, che sembra elaborare uno stile italiano, che accomuna artisti lombardi e napoletani. Trovandosi in varie zone italiane (in primis Perugia, ma anche Venezia, Roma e Firenze), riesce a rendere quasi unificato lo stile pittorico italiano, operazione assai ardua per i tempi, durante i quali gli stili regionali erano ben definiti. Nel Proemio della terza età delle “Vite”, Giorgio Vasari si dilunga sulla storia dello stile: nel ‘400, dice il toscano, la pittura non era sfumata, ma secca e cruda. Pietro Perugino riesce a rivoluzionare questo modo di dipingere, rendendo le proprie figure in maniera meno nitida e meno tagliente. 

È proprio nel 1495, quando l’artista si trova a Perugia, che dipinge la “Pala dei Decemviri”, ovvero “pala dei senatori”. Troviamo tante idee nuove, non più̀ cartoni riutilizzati o copie esatte.

Vi sono vari punti nei quali l’opera di Perugino risulta straordinaria: in primo luogo, vi è una grande attenzione per l’architettura, che viene rapportata alla calotta celeste. Oltre a ciò, naturalistica è la resa del Bambino, che viene raffigurato cicciottello e dall’aria innocente, ritratto mentre guarda la madre, che rispecchia perfettamente l’iconografia tipica dell’artista originario di Città della Pieve: gli occhi sono abbassati e la bocca piccola a cuore è leggermente sorridente. Altro punto che racconta la grandezza di Perugino, e che molto spesso viene tralasciato e non preso in considerazione, è quello che fa capo al basamento del trono sul quale siede la Vergine: semplici e rettangolari, i blocchi non sono altro che forme minimali che vanno a costituire la figura architettonica e che servono solamente a sopraelevare la Madonna con il Bambino. 

Per completezza, è necessario individuare anche le altre figure che partecipano alla pala. Ai Santi Ercolano e Costanzo, protettori di Perugia, si aggiungono anche Lorenzo e Ludovico da Tolosa.

Il Santo che risulta più interessanti in questo contesto è quello rappresentato all’estrema destra, ossia quello che porta il mantello con i gigli dorati. Sotto il mantello sbuca un saio francescano. È San Ludovico da Tolosa, la cui vicenda è emblematica: rinuncia alla corona di Re di Napoli per farsi francescano, lasciando il posto al fratello Roberto d’Angiò. In questo caso Ludovico guarda lo spettatore ed è veramente una situazione atipica per questo periodo, ma inizia ad essere novità̀, è un elemento che serve ad animare questo tipo di composizioni, che spesso possono risultare schematiche e uguali.

 

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