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Roma, 27 apr – «Nacque un mio nipote, figliolo di ser Piero mio figliolo, a dì 15 aprile, in sabato a ore 3 di notte. Ebbe nome Lionardo». Leonardo da Vinci nasce il 15 aprile del 1452, ad Anchiano a tre chilometri da Vinci, in una casa colonica posta sulle pendici del Montalbano, tra ulivi e vigneti. È figlio illegittimo di Piero da Vinci, uomo di cultura e inguaribile donnaiolo, che se la spassa con Caterina di Meo Lippi, una contadina sedicenne di origini arabe: la madre di Leonardo. Caterina riceve da Piero una dote che le permette di sposare tale “Accattabriga di Piero del Vacca da Vinci”, mentre il bambino viene allevato dalla famiglia del padre e della sua prima moglie, Albiera di Giovanni Amadori.

Leonardo a Firenze

La prima notizia della presenza di Leonardo a Firenze è del 1472, ed è l’attestazione del versamento annuale alla Compagnia di San Luca, la Società dei Pittori fiorentini del Disegno. Piero, rendendosi conto delle doti del figlio, chiede al suo amico Andrea del Verrocchio di prenderlo nella sua bottega. Il Verrocchio, viste le capacità del ragazzo, accetta volentieri. L’ecclettismo di Leonardo lo porta a sviluppare più progetti contemporaneamente, molti dei quali, però, non riesce a portare a termine. Secondo Giorgio Vasari: «Egli si mise a imparare molte cose e, cominciate, poi l’abbandonava». L’aretino ci ricorda anche il Leonardo architetto e scultore, anche se a tutt’oggi non conosciamo alcuna opera scultorea sicuramente a lui attribuibile. Il punto di forza del genio di Anchiano è comunque il disegno. «E non solo esercitò una professione, ma tutte quelle ove il disegno si interveniva.»

Nei primi tempi presso la bottega del Verrocchio, Leonardo partecipa, con la realizzazione di alcuni particolari, alle opere del suo maestro. Ad esempio, sono suoi l’angelo in primo piano a sinistra e il paesaggio nel “Battesimo di Cristo”. Contemporaneamente, tra il 1469 e l’inizio degli anni Settanta, realizza le sue prime opere indipendenti, quali la “Madonna Dreyfus”, l’“Annunciazione”, la “Madonna del Garofano” e il “Ritratto di Ginevra de’ Benci”.

Un lungo e misterioso silenzio

Dal gennaio del 1474 non si hanno più notizie di opere da lui realizzate. Il suo silenzio dura quattro anni, fino al 1478. Si fanno numerose ipotesi, anche fantasiose, su come Leonardo abbia trascorso questo periodo. Si ipotizza che si sia avvicinato al mondo scientifico, frequentando l’astronomo e geografo Paolo dal Pozzo Toscanelli, e abbia studiato anatomia, assistendo alla dissezione di cadaveri. L’unica notizia certa riguarda la tamburazione[1] per sodomia, presentata nei suoi confronti agli “Ufficiali di notte e conservatori dell’onestà dei monasteri”. Viene assolto «cum conditione ut retumburentur».

Tra le più bizzarre tesi, su come abbia occupato soprattutto il periodo tra il 1476 e il 1478, svetta quella che lo vede prendere lezioni dagli extraterrestri. Mettendo uno specchio, perpendicolarmente alla spalla della Vergine del dipinto “Sant’Anna, la Vergine e il Bambino”, appare l’immagine di una figura che calza uno strano casco, che, secondo i fautori della teoria degli Alieni, effigia un extraterrestre. Lo stesso personaggio emerge riflettendo allo specchio l’immagine della “Monna Lisa”. Sta di fatto che quando ricompare, Leonardo comincia a disegnare mappe aeree di alcune città italiane, a progettare veicoli semoventi e a inventare macchine che vengono realizzate secoli dopo.

Dai Medici agli Sforza

A Firenze si avvicina a Lorenzo de’ Medici, al quale fornisce suggerimenti importanti di tipo ingegneristico e militare. Tale legame è inoltre dimostrato dall’esecuzione del ritratto del cadavere impiccato dell’assassino di Giuliano de’ Medici, Bernardo Bandini Baroncelli. Nel 1481 i frati del monastero di San Donato a Scopeto gli commissionano una “Adorazione dei Magi”. Con quest’opera, Leonardo si afferma come il più grande rinnovatore del secondo Quattrocento dei canoni figurativi del sacro. Il dipinto rimane incompiuto a causa della partenza del Vinciano per Milano, dove si trasferisce nel 1482 presso Ludovico il Moro. La Corte del quale è un polo di cultura umanistica che attrae letterati, artisti e scienziati. Al servizio della Corte sforzesca, Leonardo studia il problema del tiburio del duomo meneghino; architetta scenografie e congegni meccanici per giostre e spettacoli vari; disegna costumi per feste e tornei; e compone poesie e favole. Inoltre, dipinge la “Vergine delle Rocce”, in cui è immortalato l’incontro tra San Giovannino e il Bambin Gesù, e dove è palese il riferimento all’immacolata concezione, concetto già presente nel quindicesimo secolo, soprattutto grazie al pensiero di Amedeo Mendes da Silva, poi sancito come dogma da Pio IX l’otto dicembre del 1854. All’interno di questo dipinto, grazie alla moderna tecnologia, è scoperta, celata tra il fogliame, l’immagine di un cane col guinzaglio, che rappresenterebbe un atto di accusa contro il papato, che predilige il potere mondano a quello spirituale. Inoltre, realizza il “Ritratto di Dama”. La vetta dell’eccellenza icastica, la conquista con l’“Ultima Cena”. «Fece ancora in Milano ne’ frati di S. Domenico a S. Maria de le Grazie un Cenacolo, cosa bellissima e maravigliosa, et alle teste degli Apostoli diede tanta maestà e bellezza, che quella del Cristo lasciò imperfetta, non pensando poterle dare quella divinità celeste, che a l’imagine di Cristo si richiede».

Il 6 ottobre del 1499 il re di Francia, Luigi XII di Valois-Orléans, occupa Milano e Leonardo, abbandonata la città, si rifugia a Mantova ospite della marchesa Isabella d’Este, rimasta affascinata dalla sua grandezza dopo aver ammirato la “Dama con l’ermellino”. Poi va a Venezia, dove pone in atto alcuni progetti per difenderla dall’assalto dei Turchi. Dopo essere transitato a Roma e a Tivoli, Leonardo torna a Firenze, dove è stata restaurata la Repubblica ed è assurto agli allori artistici Michelangelo. Leonardo viene incaricato di dipingere una pala d’altare per i frati Serviti, che però si devono accontentare di un cartone raffigurante sant’Anna.

Leonardo ingegnere militare

Nel 1502 viene ingaggiato dal Duca del Valentino, Cesare Borgia, che segue in varie campagne militari in qualità di Architecto et Ingegnero Generale, studiando come rinnovare le fortificazioni delle città romagnole conquistate; escogitando un nuovo tipo di polvere da sparo; e ideando macchine volanti e marchingegni bellici. Nel marzo del 1503 rimette piede a Firenze, e gli viene affidato il compito di potenziare la fortificazione della piazzaforte della Verruca, che sceglie come punto di osservazione per il suo progetto di deviazione dell’Arno, in modo da privare la città di Pisa, assediata, del fiume e delle sue risorse, così da indurla alla resa. Il tentativo fallisce, pare per un errore di calcolo. Come scrive Ludovico Antonio Muratori: «Il fiume si rise di chi gli volea dar legge». A Leonardo viene quindi affidato di raffigurare, su una parete del salone di Palazzo Vecchio, un episodio della “Battaglia di Anghiari”, combattuta il 29 giugno del 1440. Manco a dirlo, l’opera non viene portata a termine.

Il mistero della Gioconda

In questo periodo inizia a dipingere il capolavoro che lo rende immortale: la “Gioconda”. La protagonista è inizialmente individuata in Lisa Gherardini, moglie di Francesco Bartolomeo del Giocondo. Torna a Milano nel luglio del 1508 su invito delle autorità francesi. In questo periodo dipinge “Sant’Anna, la Vergine e il Bambino con l’agnellino” e la seconda versione della “Vergine delle Rocce”. Inoltre, si dedica ad approfondire temi urbanistici, idrografici e geologici, e studia un progetto per la realizzazione di una statua equestre in onore di Gian Giacomo Trivulzio, la longa manus francese in Italia. Dopo la cacciata dei francesi da Milano e il rientro degli Sforza, Leonardo si ripresenta a Roma, e poi, nel 1517, portandosi appresso la “Gioconda”, parte per la Francia, dove viene ospitato nel castello di Clos-Lucé, vicino ad Amboise. Re Francesco I lo nomina Premier peintre, architecte, et mecanicien du roi e gli elargisce una pensione di cinquemila scudi.

Sulla reale identità della “Gioconda” turbinano numerose ipotesi. Il Vasari così la descrive: «Gli occhi avevano que’ lustri e quelle acquitrine, che di continuo si veggono nel vivo; et intorno a essi erano tutti que’ rossigni lividi et i peli, che non senza grandissima sottigliezza si possono fare». Alberto Angela osserva che il volto della “Gioconda” manca sia di peli sia di sopracciglia, per cui ipotizza che si possa trattare di Isabella d’Este e non di Lisa Gherardini. L’arcano girerebbe attorno ad una lettera e un apostrofo: “Monna d’Isa”, alias Isabella d’Este, e non “Monna Lisa”. Altre ipotesi attribuiscono quel viso a Pacifica Brandani, amante di Giuliano de’ Medici, oppure a Costanza d’Avalos, nobildonna spagnola, oppure ancora alla madre di Ippolito de’ Medici, spirata dandolo alla luce.

Leonardo muore a 67 anni, il 2 maggio del 1519, dopo che il 23 aprile aveva fatto testamento davanti al notaio Guglielmo Boreau, alla presenza di cinque testimoni.

Eriprando Della Torre di Valsassina

[1] Denuncia anonima che veniva inserita nella fessura di una cassetta murata nelle chiese o in altri luoghi pubblici.

Fonte: www.ilprimatonazionale.it

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