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Se Vittorio Sgarbi diventa Presidente del MART

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O lo si ama, o lo si odia. Senza vie di mezzo, o bianco o nero. Vittorio Sgarbi è, per usare un termine particolarmente caro alla storia dell’arte, un personaggio controverso. Una personalità esagerata, che sicuramente sa come far parlare di sé, giocando con la propria immagine e con una pratica ben precisa che usa i media a proprio favore, facendo sì che si interessino, studino e sfruttino la sicurezza di chi sa chi è, cosa rappresenta e cosa può dare. 

Un'immagine che basta a se stessa, della quale non credo il MART di Rovereto avesse strettamente bisogno, ma che non ha mai nascosto che ritenesse necessaria. Mi spiego meglio: il MART ha già credibilità nazionale, se non europea, con o senza Vittorio Sgarbi. Eppure il critico potrebbe essere un plus valore, non è certo un mistero che in fatto non solo di arte, ma anche di marketing, ci sappia fare e sappia come muoversi. E, infatti, non si è smentito nemmeno al primo giorno di insediamento come Presidente del famoso museo d’arte contemporanea.

La prima idea? Una mostra su Caravaggio, che, almeno “sulla carta”, con le opere presentate a Rovereto poco ha a che fare, ma che, se pensata bene, può risultare interessante. Sgarbi ha infatti affermato che crede in uno stretto legame tra l’artista barocco e le collezioni del MART.  Quelle che sto per presentarvi sono solo supposizioni, sia chiaro, ma tutto mi fa pensare che quella di cui sto parlando possa essere una mostra sulla scia del vincente “Caravaggio” di Vittorio Sgarbi portato nei teatri nel 2016, spettacolo nel quale il critico premeva sul parallelismo Pier Paolo Pasolini - Michelangelo Merisi (questo il vero nome di Caravaggio). Vi sono, inoltre, altre mostre in programma: “Canova e il moderno” (Sgarbi è già presidente anche della Fondazione Canova di Possagno), in seguito un focus sull’ “Arte Degenerata”, che il critico ritiene fondamentale per l’arte contemporanea, e sulla storia della fotografia. 

Sguardo anche agli spazi espositivi, con un occhio di riguardo alla tradizione trentina, per la quale si pensa ad una sala dedicata appositamente agli artisti Luigi Bonazza, Paolo Vallorz e Umberto Moggioli.

C’è di più: Sgarbi crede che sia necessario rendere gratuita la collezione permanente roveretana. Idea condivisibile moralmente, opinabile materialmente. Se si parte dall’assunto che la cultura sia di tutti e che, quindi, tutti debbano poterne fruire liberamente, allora l’idea funziona: 

“Il museo deve essere la casa dei cittadini, una casa aperta sempre”, queste le parole di Sgarbi. Eppure c’è da tener ben presente che il mondo dell’arte e museale si regge su costi e contorni economici che sicuramente non sono poi così misteriosi. 

C’è da dire, però, che a me piacerebbe scommettere su questa utopia.

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