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Il poco tempo e la poca disponibilità economica non sono più delle scusanti. La regola aurea è solo una: saper cogliere l’attimo (se vogliamo rimanere in tema di latinità, carpe diem) e, in questo, ci vengono in soccorso le “nuove” tecnologie. Mi permetto il virgolettato in quanto le tecnologie alle quali faccio riferimento non sono solamente, ormai, di uso quotidiano, ma, soprattutto, di facile accesso per chiunque sia in possesso uno smartphone. Una delle gioie più recenti che ho potuto provare, infatti, è quella della notifica col codice sconto proveniente dall’applicazione di Italo che, se guardiamo la circolarità, diviene praticamente una costante. Lo spunto per un viaggio a Roma è venuto quindi proprio da una di queste notifiche. Certo, al momento della prenotazione bisogna essere lungimiranti, visto che ci si trova a prenotare un viaggio per mesi successivi, e pazienti, specie se non vediamo l’ora di intraprendere il nostro viaggio.

Raffaello, Incendio di Borgo, 1514, Stanze Vaticane, Citta del Vaticano

Veniamo quindi a noi, cosa si può fare in circa un giorno e mezzo nella “Città Eterna” (così denominata dallo scrittore Albio Tibullo attorno al I sec. a.C.)? Il primo elemento da considerare per pianificare il nostro viaggio-lampo è quello di considerare se sia la nostra "prima volta" o meno. Per quanto questa sia stata la mia seconda e anni fa abbia visitato i maggiori luoghi di interesse, nel mio bagaglio mancava un punto fondamentale, specie per una studentessa di storia dell’arte come me: la Cappella Sistina e i Musei Vaticani; ed è proprio da qui che ho voluto far partire il mio percorso. Poco meno di 6 milioni di persone all’anno visitano questi musei, custodia di un’eternità splendida e testimonianza di quanto l’umano possa elevarsi non solo in campa artistico, ma anche religioso. Proprio in ragione di questa affluenza, il primo consiglio che mi sento di dare è quello di prenotare il ticket d’ingresso online con l’opzione “salta fila”, che non solo vi toglierà il problema di lunghe e noiose file all’esterno del complesso, che potrebbero risultare ancor più disagevoli in condizioni meteo poco favorevoli, ma che vi farà risparmiare anche tempo prezioso per altre eventuali visite, specie se vi trovate a viaggiare con tempi stretti.

Risulterà una “frase fatta” e la prima delle banalità, ma la Cappella Sistina è di una bellezza che toglie il fiato, ma letteralmente: se non fosse per la genialità di Michelangelo, Botticelli e tutti i grandi che vi hanno lavorato, la visita risulterebbe davvero poco piacevole: troppe persone, una calca davvero esagerata, che non diventa fastidiosa solamente ai fini della visita, ma soprattutto per ciò che c’è di più valore: gli affreschi. Credete davvero che il respiro, il sudore e la polvere portata da tutti i turisti che affollano ogni giorno la sala del Conclave non sia pericolosa?! Un problema che si è affrontato, per lo stesso motivo, anche con la Cappella degli Scrovegni di Giotto, a Padova. Per chi volesse approfondire l’argomento, consigliatissimo è il libro di Vittoria Cimino, datato 2016, "Come si conserva un grande museo. L’esperienza dei Musei Vaticani”.

Apollo del Belvedere, 350aC ca., Musei Vaticani, Citta del Vaticano

Il problema della calca vale, ovviamente, anche per i Musei, che presentano una collezione davvero raffinatissima e di pregio, ma che viene, ancora una volta, svalutata dall’affluenza davvero corposa e da alcuni elementi del personale che non risultano all’altezza del luogo in cui hanno la fortuna di operare. Un esempio? Un addetto alla sicurezza bellamente poggiato ad una vasca esposta, come se niente fosse. Ma poi ci sono anche i turisti che, forti della moltitudine di visitatori, non vengono notati mentre toccano con mano affreschi, busti, dipinti. Non vi si può dare la colpa solamente alla mancanza di cultura, ma anche alla mancanza di senso civico e buon senso.

Avendo programmato la visita ai Musei Vaticani e alla Cappella Sistina in mattinata e considerato che la visita a questi luoghi, se si decide di non approfondire troppo, non dura più di due o tre ore, ho potuto dirigermi, in poche fermate di metro, verso il Colosseo e l’Arco di Costantino, per godermi un bel pomeriggio di sole e caldo.

Arco di Costantino, 315, Roma

La scelta è ricaduta su questi due incredibili monumenti non solo per il loro pregio storico-artistico, ma anche per la possibilità di passeggiare, non solo all’esterno dei complessi, ma anche in direzione dei famosissimi Fori, splendidi specie nell’orario del tramonto. Purtroppo, a causa della scelta improvvisata e non pianificata, ho potuto ammirare la monumentalità dell’Anfiteatro Flavio (questo il nome originale, Colosseo sarà denominazione che vedrà la luce solo nel Medioevo) solo dall’esterno. Più che il Colosseo, però, la mia attenzione è stata catturata dall’Arco di Costantino, che molto spesso, ahimè, viene trascurato in favore del vicino monumento più famoso e più iconico, nonostante questo rappresenti il tipo dell’arco trionfale per eccellenza.

Cos’ha di particolare quindi quest’arco? Come dice Filippo Coarelli nella sua “Guida archeologica di Roma” (Arnoldo Mondadori Editore, 1984), “l'Arco può essere considerato come un vero e proprio museo di scultura romana ufficiale, straordinario per ricchezza e importanza”. Credo che questa sia una delle citazioni più efficaci per descrivere quest’opera architettonica che, proprio come un museo, è testimonianza di varie epoche. Sebbene dal nome sia ben intuibile a quale periodo risalga la sua progettazione, è solo dalla visione in prima persona e grazie ad un occhio artisticamente allenato che si può cogliere come i marmi dai quali è composto non siano solo di differente tipologia e qualità, ma anche di diversa provenienza. Questo perché l’Arco è un patchwork di opere concepite sotto l’età di Traiano, Adriano, Marco Aurelio e, ovviamente, Costantino. Si può dire a ragione quindi che quest’arco sia la rappresentazione visiva e più scenograficamente possibile della gloriosa stagione imperiale romana.

Ed è testimonianza gloriosa anche quella che ho potuto osservare il giorno successivo, nella mezza giornata antecedente al mio rientro da Roma. Essendo poco distanti dalla stazione di Roma Termini, ho deciso di impiegare le mie poche ore disponibili ai Fori di Traiano e al Vittoriano, dove ho potuto percepire un legame stretto tra antico e recente, tra passato e presente. Regina dei Fori è senza dubbio la Colonna Traiana, voluta per celebrare l’impresa dell’imperatore Traiano in Dacia.

Colonna Traiana, Vittoriano e Chiesa del Santissimo Nome di Maria al Foro di Traiano, 113, 1935 e 1751, Roma

Non è cosa da tutti i giorni trovarsi di fronte ad opere fra le quali intercorrono quasi due secoli e che sembrano comunque così indissolubilmente in dialogo, e non solo per la stretta vicinanza geografica. E’ il desiderio di potenza, di grandezza e magnificenza a rendere la gloria palpabile in questi contesti, è la volontà di identificare il proprio popolo e se stessi come eternamente grandi, debitori e fruitori di una gloria passata che echeggerà nel tempo.

Ed è proprio questo Roma, che sia il viaggio di qualche giorno o ora, che sia un soggiorno o che sia per sempre. La città eterna è una di quelle città che sa trasformarsi da città caotica di giorno a luogo di meditazione notturno, è centro in cui si può trovare se stessi ed ammirare una bellezza mozzafiato anche in mezzo a migliaia di sconosciuti che, come te, non smetteranno mai di stupirsi e di rimanere senza fiato.

Letture consigliate:

Papini M., Arte Romana, Mondadori, Milano

Coarelli F., Guida Archeologica di Roma

Lucentini M., La Grande Guida di Roma

Raso C., Roma. Guida letteraria. Tutta la città in 40 itinerari

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