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LA FOTOGRAFIA. LA STORIA SCRITTA CON LA LUCE

LA FOTOGRAFIA. LA STORIA SCRITTA CON LA LUCE

La quantità di immagini fotografiche ormai riposte nei cassetti e negli archivi è tale che si possa pensare a un loro utilizzo sistematico come documenti veri e propri, che parlano attraverso il loro specifico linguaggio.

Si lamenta da più parti, e in modo sempre più insistente, il disinteresse o la diffidenza degli storici nei confronti della fotografia come documento. La fotografia infatti stenta a entrare come fonte nella ricerca storica; rari o inesistenti sono gli esempi di ricerche svolte a partire dalla fotografia, nonostante il suo largo uso illustrativo della storia a livello divulgativo e didattico (mostre fotografiche sulla storia locale, testi e riviste storici illustrati ecc.), e nonostante la storiografia negli ultimi decenni abbia preso in considerazione nuove fonti, come le fonti orali e le fonti materiali, per rendere conto di aspetti e dar voce a soggetti altrimenti esclusi dalla storia.

 Ma la fotografia rappresenta, nella nostra epoca, una forma di memorizzazione degli eventi, siano essi legati alla sfera politica, sociale o personale. È importante, dunque, riflettere su come gli eventi vengono fissati, nel momento in cui accadono, per la loro divulgazione e memorizzazione, che ne condizionano poi la conoscenza; sul rapporto quindi tra evento e sua rappresentazione, e ancora tra il fluire indistinto e caotico degli eventi e la selezione ed emblematizzazione di alcuni soltanto.

 Al di là dell'imputazione di cattiva volontà il motivo della diffidenza degli storici verso la fotografia come documento è da ricercarsi in una serie di problemi relativi sia alla definizione della natura della fotografia che alla sua interpretazione e al reperimento e all'archiviazione delle fonti. Occorre dire innanzitutto che la storia della fotografia, intesa non solo come storia dell'arte fotografica ma come ricerca che prende in considerazione anche gli aspetti sociali, antropologici e culturali consentendo quindi di porre in relazione il suo sviluppo con quello della società, è, almeno, in Italia, ancora recente e non del tutto codificata.

Il modello dominante di storia della fotografia è ancora quello estetico per autori e segue il filo dello sviluppo tecnico, a imitazione della storia dell'arte. Tale modello risulta riduttivo e poco utile allo storico poiché non tiene sufficientemente conto del fatto che, se la fotografia è indubbiamente un'arte e una tecnica per creare immagini, è anche un modo, culturalmente e socialmente determinato, di rappresentare e divulgare idee ed eventi, di evocarli e ricordarli, di occultarne e mistificarne altri. Un potere persuasivo.

Un approccio alla fotografia che renda conto di ciò richiede un'ottica interdisciplinare e quindi una serie di competenze che travalichino lo specifico tecnico-fotografico, per servirsi di una strumentazione metodologica e concettuale del tutto nuova, consapevole della complessità del documento fotografico.

Questo approccio non può prescindere dalla conoscenza della tecnica fotografica e della sua evoluzione nel tempo. Ma occorre rendere conto anche dei cambiamenti che la fotografia, come strumento di rappresentazione di massa, ha portato in vari aspetti della vita sociale, dalla comunicazione all'immaginario collettivo, dal sapere come modello di conoscenza e approccio al reale, alle forme di memorizzazione, dai rituali sociali alla memoria privata.

Estrapolare uno di questi aspetti e analizzarlo separatamente, così come selezionare alcune immagini senza esplicitare i criteri della scelta, impedisce di comprendere la reale portata della fotografia, non solo come tecnica di produzione e riproduzione di immagini, ma come mentalità. Ecco l'importanza di una storia della fotografia che sia storia di tutte le fotografie e quindi della formazione di archivi che raccolgano e ordinino il materiale. Ed ecco la necessità di sconfinare in quei terreni, tradizionalmente appannaggio più dell'antropologo che dello storico, che riguardano le forme sociali di comunicazione e rappresentazione di cui l'immagine è uno strumento privilegiato.

 

“ Fotografare è riconoscere nello stesso istante e in una frazione di secondo un evento e il rigoroso assetto delle forme percepite con lo sguardo che esprimono e significano tale evento. È porre sulla stessa linea di mira la mente, gli occhi e il cuore. È un modo di vivere. „ 

Henri Cartier-Bresson

 

(immagine tratta da: www.premiohombres.com)

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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