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DIARIO 4.9

DIARIO 4.9

«4.9»,

«quanto?»

«4.9, ora speriamo che smetta»

«altro che sciame sismico prima aveva fatto 3.5 e 3.9 ma non le avevo sentite».

«Io rimango a dormire in palestra, R. sta nella tenda e nella piazza, sistemati in macchina, ci sono E., C. e S., io ho paura me ne sto con gli altri in palestra».

Ore 23:50 al bar si scherza ma la paura addosso le persone si percepisce. Si tira a fare tardi tra una partita a carte e un bicchiere di birra.

ore 00:30 raggiungo i miei in palestra ci sono solo alcuni posti vuoti per chi arriverà più tardi.

ore 1:30 vado in macchina a cercare l'ipod, ho bisogno di ascoltare un po' di musica e attutire il brusio di chi dorme, ha la carica esaurita. Ripiego sulla radio del cellulare c'è uno speciale sui nuovi gruppi, ascolto con la speranza di non sentire interruzioni dai Tg con la notizia di nuove scosse.

ore 3:05 Francesca e Francesco sono su un lettino, la sua mano mi trasmette quel desiderio di stare insieme, io sto su un sacco a pelo circondato da molti miei compaesani, poco lontano i miei suoceri, i miei genitori sono al centro, mio fratello a ridosso di una parete insieme agli altri che cercano di aiutare chi ha paura di rientrare nelle case e chi casa non ce l'ha più. C'è il sindaco del paese, anche lui abitava nel centro storico ormai completamente inagibile. Non riesco a dormire guardo l'orologio ore 3,32 "è solo una coincidenza". Si la settimana scorsa quel boato è andato dritto al cuore e sta lì, non va via.

ore 4:30 scorro le frequenze della radio mi fermo su un brano di Modugno: "Meraviglioso" la ascolto un po' poi cambio, tolgo gli auricolari mi alzo c'è qualcuno sveglio, i ventilconvettori trasmettono un po' di calore, decido di uscire. Mi avvicino a mia madre, è sveglia anche lei mi dice che rientra a casa, vado anche io, ho bisogno di una doccia.

Giro per casa, alle 6:00 vado in piazza prendo un caffè e un cornetto, tra casa e la palestra ormai sono le 7:00, porto un biberon con il latte caldo a mio figlio Francesco, 2 anni; dorme "come un angioletto" starà così fino alle 9.30. Non so se lui avverte quel pericolo, certo lui è stata la prima cosa a cui ho rivolto lo sguardo chiedendomi "che faccio?" La notte di quel 6 aprile, notte che difficilmente dimenticheremo, quella notte in cui nella mia mente uno strano pensiero e una speranza si scontravano, speravo quasi che l'epicentro fosse stato a Castelvecchio altrimenti chissà cosa sarebbe potuto succedere, invece qualche minuto dopo la news appariva sul mio Blackberry: violento sisma a L'Aquila. La magnitudo viene valutata a 6,7 gradi della scala Richter. Molti amici hanno perso casa e lavoro, fortunatamente quasi tutti quelli che conosco l'hanno scampata, quasi tutti perché tra i tanti non ci sono più: Anna, la madre del mio amico Andrea, e Lucilla... non ho parole, ho solo un pensiero.

E oggi? niente molti ancora non hanno il coraggio di dormire nelle case, chi l'ha persa sta trovando qualche sistemazione diversa, anche in tenda, in attesa di un alloggio.

Nel frattempo si è levata anche qualche polemica, era strano ma, come si dice, "la mamma dei cretini è sempre incinta".

 

Castelvecchio S. 16.4.2009

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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