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CHANGE

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Sono stato lo scorso fine settimana in uno stabilimento termale vicino Roma.

Nelle acque calde la gente parlava di lavoro, di politica, di famiglia, di sport e di sesso. Ogni gruppo utilizzava un linguaggio diverso.

Ma una frase era comune a tutti: si può cambiare il mondo?

 Nella piscina era rappresentato il nostro paese e l’acqua calda sembrava unire tutti quei piccoli microcosmi. Ma allora come si fa e come si può cambiare il mondo, e non sarà troppo grande il mondo da cambiare?

E’ ovvio che per cambiarlo bisognerà cominciare da qualcosa di più piccolo ma ugualmente importante. Cambiamo le nostre abitudini, i nostri rapporti con gli altri, il nostro modo di fare politica, la nostra cultura lavorativa e forse a caduta cambierà un pezzo di mondo e poi un altro ancora fino a trasformare e migliorare l’idea di vita che attualmente abbiamo.

Sono un funzionario pubblico ed ho già una piccola ricetta di idee per cambiare, ad esempio, quel mostro di luoghi comuni, ipocrisie e superficialità che dimostra di essere la Pubblica Amministrazione, occorre fare una sostanziosa trasfusione di buona gestione delle risorse umane, occorrono nuove strategie formative per poter incidere in modo significativo sulle politiche del cambiamento.

La formazione e la conoscenza multimediale dovranno essere utilizzati come elementi ponte per migliorare le condizioni ambientali, culturali e professionali di un ufficio pubblico come di un’ organizzazione privata, fino a penetrare la propria cerchia familiare migliorando ogni tipo di rapporto.

Si cambia solo se si decide davvero di farlo, non con la demagogia del Decreto Legislativo 150 del 2009 cosiddetto “Brunetta” che arretra i diritti dei lavoratori pubblici e per converso aumenta lo strapotere di una Dirigenza sempre lontanissima dai bisogni del cittadino - utente, ma con una concreta azione formativa che faccia crescere gli operatori pubblici per posizionarli in linea con il mondo che si trasforma.

“Basta poco” diceva una nota canzone ed è vero, il mio poco si sostanzia nel migliorare gli scambi di competenze e di informazioni tra i vari uffici, costruendo un buon clima organizzativo, creando un maggior senso di appartenenza degli impiegati verso l’Amministrazione anche riaffermando il valore di guida di una Dirigenza che deve essere trasparente, onesta, preparata, ed infine, migliorando il servizio reso all’utenza per generare fiducia dei cittadini verso lo Stato.

Proviamo a simulare, prima nella testa e poi nel cuore, questo cambiamento e queste speranze e forse riusciremo a sorridere, a scacciare via la scarsa coscienza di utilità del nostro lavoro ed il diffuso senso di frustrazione per la mancanza di riconoscimenti economici e di carriera.

Non posso conoscere in anticipo cosa succederà domani, sono sicuro, invece, che le utopie possibili se ripetute e migliorate diventano realtà.

 

 

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