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L'ITALIA DEI TRE LAVORI

L'Italia dei tre lavoriIl primo è quello che fai da sempre, lo hai trovato un pò per magia, un po’ grazie ad una autorevole raccomandazione. E’ noioso, fantozziano, ti rende triste, ma è il classico posto sicuro, è la certezza che puoi, finalmente, fare un mutuo per comprare le tue quattro mura.

E’ la tua patente di normalità.

Il secondo lo fai per arrotondare l’ordinario stipendio del primo, per superare la quarta settimana senza rinunce particolari. In genere è un’attività specialistica in cui ci si cala inventandosi professionisti con grande autoreferenzialità. Ti fa guadagnare qualcosa in più, ma non ti porta in paradiso.

Il terzo è il tuo grande amore, è quello che ti dà un’identità, ti fa sentire viva, ti trasforma ogni volta, ti aiuta a socializzare, è quello che ancora ti accende di speranza e di felicità in questo mondo così ingiusto. In teoria dovrebbe anche farti guadagnare, ma alla fine potresti rimetterci dei soldi, alla fine il vero ricavo che ne hai è il rischio e la sfida di creare dal nulla un’attività.

Il mondo del lavoro ha segnato, in questi anni, la morte di ogni visione della vita ingenuamente consolatoria, ed è la precarietà, spesso, anzitutto interiore, la condizione dominante che oggi ci assedia guardando al futuro.

 Quanto spazio rimane per la felicità ed il senso di appartenenza al proprio lavoro?

L’incontro con Silvia (il nome è di fantasia) che affronta quotidianamente le difficoltà è stato illuminante. Ogni giorno sviluppa il talento di altre abilità che possiede oppure che non possiede.

Ma chi è Silvia? E’ tutti ed è lei sola. E’ la voglia ed il diritto di lavorare con gioia.

L’età non la diciamo, ha due figli, Eleonora studia a Parigi grazie ad Erasmus, Gianluca insegue il sogno di un futuro da campione sportivo; è bella, seduttiva ed ironica, non naviga nell’oro, ma ora c’è un mutuo da pagare ed i lavori diventano obbligatoriamente tre. Il suo primo lavoro lo svolge come impiegata in una Multinazionale, come seconda attività cerca di togliere sofferenza al prossimo con dei massaggi altamente medicali. E poi ecco il terzo.

Organizza serate danzanti il sabato sera, promette ritmi latino-americani, giochi, animazione, cena e drink tutto compreso ad un costo che può solo considerarsi un rimborso spese, i ricavi come dicevo sono altri, ed è strano che proprio lei che ha bisogno di guadagnare metta tanto entusiasmo in una attività che può anche procurarle solo ulteriori emorragie economiche.

Il denaro è l’unico generatore simbolico dei valori e dei disvalori della nostra società, quando anche avendone bisogno non si lavora solo per averne tanto si è intrapresa la strada virtuosa della libertà mentale tra professione ed equilibrio psicologico.

Silvia non diventerà mai ricca con i suoi tre lavori ma forse sarà felice e sarà il nostro eroe.

Il suo è ormai un messaggio inascoltato ma sempre più vero.

Il lavoro deve restituire importanza alla dimensione umana, perché tutti abbiamo bisogno di motivazioni e cioè di momenti nella professione che ci permettano di superare noi stessi, di accrescere la nostra autostima e trovare le emozioni più solide per sentirci parte di un progetto comune e capire esattamente cosa vogliamo dalla vita e dal suo scorrere… e come nei migliori film neorealisti del dopoguerra…. ogni riferimento alla realtà è puramente casuale!!!!!!!

 

 

 

© Riproduzione Riservata

 

Ultima modifica ilVenerdì, 08 Febbraio 2013 13:53
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