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WISLAWA SZYMBORSKA

Dunque ci sei? Dritto dall’attimo ancora socchiuso?


La rete aveva solo un buco, e tu proprio da lì?
Non c’è fine al mio stupore, al mio tacerlo.
Ascolta come mi batte forte il tuo cuore.

 

La poetessa polacca Wislawa Szymborska è morta il 1° febbraio 2012 nella sua casa di Cracovia, a 88 anni. Nacque il 2 luglio del 1923 a Bnin, oggi parte di Korinik, vicino a Poznan. Frequentò il ginnasio dalle suore Orsoline e lavorò come impiegata alle ferrovie di Stato per evitare la deportazione.

Iniziò a pubblicare le sue prime poesie nel 1945 sul quotidiano Dziennik Polski e in quell’anno si iscrisse a Sociologia all’Università Jagellonica, la più antica della Polonia. Abbandonò gli studi due anni dopo perché, disse: “nel 1947 la sociologia diventò mortalmente noiosa: si doveva spiegare tutto con il marxismo”. Dalla fine degli anni Cinquanta le sue poesie vennero tradotte in quasi tutte le lingue europee.
Nel 1952 aderì all’ideologia comunista, ed entrò a far parte del Partito Operaio Unificato Polacco (PZPR), pubblicò il suo primo volume di poesie: “Per questo viviamo”.
Del 1954 è invece la raccolta “Domande poste a me stessa”. Di entrambi i libri («manifestazione di una poesia socialista impegnata e anche sintomi della seduzione ideologica di una persona in definitiva molto giovane e molto fervente»), l’autrice non autorizzò più la ristampa.

Se la rottura con il partito comunista avvenne formalmente solo nel 1966, già con la raccolta “Appello allo Yeti” (1957) dimostrò di essersi allontanata da quell’ideologia, raccontandone le macerie.
Negli anni Settanta diventò ricorrente nella sua opera il rifiuto di ogni utopia, nonostante in Polonia fosse ancora il tempo del regime comunista.
Nel 1996, quando ricevette il premio Nobel per la letteratura, in Italia era praticamente sconosciuta e presente solamente con “Gente sul ponte”, una piccola raccolta pubblicata da Vanni Scheiwiller. A distanza di dieci anni dal Nobel, Szymborska divenne un’autrice di culto anche nel nostro Paese. Il suo traduttore Pietro Marchesani scrisse: “se dalla borsa della piccola ladra del film Cuore sacro di Ferzan Özpetek cade a terra un volumetto di poesie della scrittrice polacca, in Italia, e in altri Paesi, sue poesie o citazioni dei suoi versi compaiono in riviste femminili di grande tiratura, nella pubblicistica, nei necrologi, nei discorsi di politici, in opere narrative (come Stanza 411 di Simona Vinci) o nelle canzoni di Jovanotti (Buon sangue: ‘si nasce senza esperienza, si muore senza assuefazione’)”.
A differenza di molti poeti suoi connazionali, Wislawa Szymborska non conobbe l’esilio scegliendo di sopportare le difficoltà della vita e della creazione artistica nel socialismo reale (che in Polonia significava fare quotidianamente i conti con la censura). Fino al premio Nobel, Szymborska si spostò dunque molto poco dal suo Paese, preferendo una vita ritirata e solitaria: “Di solito mi descrivono come una persona allegra (…) perché quando ho dei crolli, delle preoccupazioni, non frequento la gente per non mostrare un volto cupo. E sembra che abbia vissuto come una farfalla, come se la vita non avesse fatto altro che accarezzarmi sul capo”.
Contro i rituali pubblici, l’ideologia del “noi” e i grandi numeri, quello che Wislawa Szymborska volle guardare e raccontare furono le singolarità, le piccole cose quotidiane, l’ordinario, con un linguaggio semplice, senza «parole sfrontate e gonfie di boria».
Quando Szymborska accettò il premio Nobel, nel suo discorso (poi tradotto e pubblicato in “Vista con granello di sabbia, poesie 1957-1993), disse: “Nel parlare comune, che non riflette su ogni parola, tutti usiamo i termini “mondo normale”, “vita normale”, “normale corso delle cose”… Tuttavia nel linguaggio della poesia, in cui ogni parola ha un peso, non c’è più nulla di ordinario e normale. Nessuna pietra e nessuna nuvola su di essa. Nessun giorno e nessuna notte che lo segue. E soprattutto nessuna esistenza di nessuno in questo mondo. A quanto pare, i poeti avranno sempre molto da fare”.

 

© Riproduzione Riservata

(immagine tratta da www.ilportoritrovato.net)

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