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Venezia vista da Belluno: esposte a Palazzo Fulcis le opere dei maggiori incisori bellunesi del Settecento

Venezia vista da Belluno: esposte a Palazzo Fulcis le opere dei maggiori incisori bellunesi del Settecento

È stata inaugurata, a Palazzo Fulcis, la mostra “Venezia dalle Dolomiti”, che, già dal titolo, esprime la volontà di voler essere uno sguardo alla laguna, ma attraverso gli occhi dei bellunesi. Gli artisti esposti, infatti, sono Giambattista Brustolon, Marco Sebastiano Giampiccoli, Antonio Sandi e l’omonimo Baratti, bellunesi di origine, inoltre legati dalla fortuna riscossa sul territorio della laguna. L’aspetto locale, però, non si limita solamente ai nomi, anzi, si amplia con il dato inerente alla provenienza della collezione, che fa riferimento all’amore per le stampe di Luigi Alpago – Novello e del figlio Alberto che, in una cinquantina d’anni, riuscirono a collezionare più di 1400 stampe, poi generosamente donate ai Musei Civici di Belluno dagli eredi nel 1994. È proprio in questo importante fondo, costituito per la maggior parte da opere di artisti bellunesi del Sette e Ottocento, che ritroviamo le opere selezionate per l’esposizione, che certamente è spunto per una riflessione importante sull’arte incisoria, raramente presentata al pubblico.

Eppure, prendendo come esempio le stampe di Giambattista Brustolon, si può ben intuire come la compenetrazione fra tecniche e artisti sia stata di particolare importanza e rilievo per la storia dell’arte, specie quella veneta del Settecento. Basti pensare che in questo contesto entrarono in gioco Antonio Canaletto e i suoi dodici disegni delle “Feste Ducali”, commissionati da Lodovico Furlanetto e pensati proprio per essere in seguito riprodotti dal prezioso bulino dell’incisore bellunese, che grazie a questi si assicurò un posto tra i più importanti incisori del suo secolo. La fortuna di quest’unione di menti e tecniche venne ben recepita dai contemporanei, come ben testimoniano i dipinti Settecenteschi di Francesco Guardi, fedeli riproduzioni ad olio dei rami di Giambattista Brustolon, quattro dei quali sono ora conservati al Louvre di Parigi. Anche Giampiccoli, Sandi e Baratti ebbero destino simile a Brustolon, forse con esiti più modesti, ma con un grande ruolo per quanto riguarda la diffusione dell’immagine della Venezia Settecentesca, incrocio di culture e fervente palco artistico.

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