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Perché Chiara Ferragni è (sempre) una buona idea

Perché Chiara Ferragni è (sempre) una buona idea

Quando ci sono di mezzo gli influencer, non ci si può aspettare che, almeno in minima parte e per qualsiasi questione, non si sollevino polemiche. 

L’ultima in ordine di tempo, è quella che ha visto come protagonisti Chiara Ferragni e le Gallerie degli Uffizi: entrambi leader del proprio settore, entrambi di certo non bisognosi di presentazioni. 

Eppure, il connubio tra “istituzioni” ha fatto storcere il naso ai più, così come era accaduto tempo fa proprio per la visita dei Ferragnez – chiaramente corredata da fotografie – ai Musei Vaticani. 

L’occasione della visita della Ferragni a Firenze, accompagnata dal suo team, è stato uno shooting in collaborazione con Vogue Hong Kong e First Initiative Foundation, fondazione no-profit che vede come obiettivo quello di promuovere l’arte, il patrimonio culturale e la didattica. La permanenza si è poi conclusa con una visita privata col direttore del Museo, Eike Schmidt (uno dei motivi per cui qualcuno dovrebbe invidiarla). 

Certo è che non è stata la Galleria a voler chiamare la nota influencer per guadagnarne in popolarità, elemento di cui gli Uffizi non sentono il bisogno. Chiaramente, però, l’istituzione non è rimasta nemmeno indifferente, aggiungendo alla visita un comunicato stampa. 

Ma ciò che ha fatto scatenare le ire dei follower di @galleriedegliuffizi su Instagram, è stata una fotografia della Ferragni davanti al ritratto di Simonetta Vespucci, con tanto di didascalia: “divinità contemporanea nell’era dei social”, che ha fatto insorgere i seguaci, da chi enunciava di togliere il follow a chi insultava il museo e la Ferragni.  

 

Eppure, non è così? Chiara non è trattata, in fin dei conti, come una sorta di divinità? C’è chi impazzisce davanti alla figura di Chiara, chi fa ore di fila soltanto per vederla e chi impazzisce se riceve un suo like. Mi immagino sia stato lo stesso – chiaramente coi mezzi del Quattrocento - con la musa di Sandro Botticelli, la così detta “Venere vivente”, famosa per la sua bellezza e grazia assoluta. C’è chi avrebbe fatto follie per conoscerla. 

Il concetto, in conclusione, è questo: lo scopo, giustifica i mezzi. Ben venga se la Ferragni, che conta più di 20 milioni di follower, punti a promuovere il turismo, la cultura, l’amore per l’arte. Ben venga se sia fatto sotto forma di pubblicità o meno, ben venga se, chi non è mai entrato in un museo, ci mette piede per la prima volta per merito di qualche post. Perché i musei sono uno scrigno a volte troppo complesso da aprire, difficili da comprendere, ma al loro interno si possono trovare meraviglie che ci segneranno per una giornata o, nel migliore dei casi, per tutta la vita. 

E se la Ferragni si sente libera di condividere queste bellezze con il mondo nonostante le faziose polemiche, allora anche noi abbiamo il dovere di essere influencer del nostro Paese, perché è facile puntare il dito e criticare, se poi non si è mai fatto nulla per promuovere la cultura.  

 

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