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Di chi è il piede che spunta nelle dirette di Giuseppe Conte?

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In questi giorni, più che mai, stiamo assistendo alle conferenze stampa provenienti da Palazzo Chigi. L’inquadratura che ci viene proposta, chiaramente, è volta a concentrare l’attenzione sulle parole del Premier. Eppure, anche lo sfondo è importante e il piede che sbuca durante le dirette di Giuseppe Conte è diventato protagonista. 

Molti, attratti dalla palette cromatica e dalla linea raffinatissima, si sono chiesti di chi fosse l’opera in questione, ed ecco risolto l’arcano: è una bellissima copia seicentesca dell’“Incontro di Leone Magno con Attila” di Raffaello, il cui originale, databile al 1513-1514, si trova nella Stanza di Eliodoro, una delle stanze vaticane. L’autore dell’opera di Palazzo Chigi è anonimo, ed è anche difficile ipotizzare di chi sia la mano, dato che la ripresa è del tutto fedele e priva di variazioni, se non una leggera differenza cromatica dato che la copia sembra avere colori più forti.

L’”Incontro di Leone Magno con Attila”, come suggerito dal nome, racconta il fatto avvento nel 452 d.C. a Mantova, sulle rive del Mincio. 

Raffaello, dipingendo l’evento semileggendario che vuole che il Papa abbia distorto Attila dall’idea di invadere l’Italia, decide di “attualizzarlo”. L’artista scegli infatti di compiere due operazioni: a sinistra, illuminati da una luce rarefatta e luminosissima, si notano una basilica, un acquedotto, una città murata e il Colosseo: viene quindi facile pensare che l’ambientazione sia stata spostata nei pressi di Roma, anche perché, sulla destra, si scorge Monte Mario, sul quale sta divampando un incendio. Oltre a ciò, le fattezze di Papa Leone I sembrano lasciare posto a quelle di Leone X, committente delle stanze in cui Raffaello si trova a lavorare. Il corteo di cardinali è guidato da Leone Magno, che procede in sella al cavallo bianco che Leone X aveva cavalcato per dirigersi in Laterano dopo l’elezione. Grandi differenze sono quelle che contraddistinguono i due gruppi protagonisti della scena: se gli Unni hanno tonalità scure e appaiono in tutta la loro forza e dinamicità, il gruppo guidato dal Papa è molto più ordinato e cromaticamente raffinato; queste caratteristiche sembrano specchiarsi anche nel paesaggio, che se da una parte è in preda alle fiamme, dall’altra è illuminato da luce divina. Le figure alate sulla sommità del dipinto sono i santi Pietro e Paolo che, con la loro apparizione, bloccano gli Unni. 

L’affresco, quindi, vuole chiaramente sottolineare la potenza della fede in contrapposizione alle barbarie, mentre a Palazzo Chigi, nella Stanza delle Galere che vediamo a conclusione dell’articolo, mi piace credere che voglia essere simbolo della forza delle istituzioni contro le avversità e gli eventi infausti e distruttivi.

 

 

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