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Il mondo siamo noi

Il mondo siamo noi

Nell’oramai lontano 1985, De Gregori cantava:

 

“La Storia siamo noi, attenzione

Nessuno si senta escluso.

La Storia siamo noi

Siamo noi queste onde nel mare

Questo rumore che rompe il silenzio

Questo silenzio così duro da raccontare.”

 

È da gennaio, più o meno, che si sta scrivendo un’altra pagina di Storia. Tutto parte… da dove? Da un complotto, da un laboratorio, da un pipistrello, da un mercato orientale.

Idee, supposizioni, teorie scientifiche, ma dove si trova la verità?

La verità siamo soltanto noi che stiamo vivendo questo periodo buio, fatto di sacrifici e limitazioni, paure e speranze.

Siamo noi che adesso dobbiamo supportare i nostri medici e gli infermieri e gli operatori socio sanitari. Non è questo il tempo delle recriminazioni né delle critiche. Tutto ha un suo tempo e verrà anche il momento di rivedere le priorità sociali, perché per quelle individuali ci stiamo già mettendo mano. Volenti o nolenti. Da soli.

Stiamo riscoprendo lo spazio ristretto delle nostre case, che solo con un po’ di immaginazione e creatività possiamo allargare a nostro piacimento. Stiamo riscoprendo i giochi con i figli, costretti in casa senza amici. Stiamo riscoprendo le telefonate, le voci e trascurando i messaggi con le faccine. Stiamo riscoprendo che si può morire, che si può morire per qualcosa di invisibile e aggressivo. Si muore a causa di un virus, di quelli che abbiamo sempre visto in televisione nei telefilm, e che poi abbiamo visto ancora devastare interi villaggi e comunità in Africa, o in altri parti del mondo lontani da noi, credendoli sempre un telefilm. Se ancora c’è qualcuno che non vede il mondo nella sua interezza, eccolo qua, ci siamo arrivati.

Il Mondo siamo noi. Nessuno si senta escluso.

Questa è stata definita una guerra, anche io l’ho fatto presa dall’emotività della situazione, ma in guerra manca tutto, non c’è niente: non c’è casa, non c’è internet, non ci sono le videochiamate, non ci sono i commenti spiritosi per alleviare il disagio. Eppure, nonostante le nostre apparenti ricchezze sociali, la guerra c’è ed è davanti ai nostri occhi: la stanno combattendo i medici, il personale sanitario e tutti gli ammalati.

Quelli che non ce l’hanno fatta hanno combattuto la guerra. Anche per noi. E sono da considerarsi alla stessa stregua dei caduti. Perché sono morti lontani dalle loro case, lontani dagli affetti. Sono morti senza un commiato.

Questa la parte traumatica e tragica della guerra. Quella parte che destabilizza il conosciuto, l’abitudine, la quotidianità. La nostra sicurezza del non potrà mai accadere.

Abbiamo aperto gli occhi.

La parte triste verrà dopo. Quando non avremo bisogno della solita burocrazia adatta solo a rallentare tutto il meccanismo in cui ci troveremo a vivere, ma avremo fame di esempi di solidarietà e di un concreto impegno sociale. Nessuno escluso, dai politici al popolo unito. Sì, unito. Una bella parola che, però, c’è il rischio che rimanga ancora tale. Il contenuto lo dovremo mettere noi, tutti. Non aspettare, ma fare.

 

La canzone di De Gregori, diceva ancora:

 

”E poi la gente, perché è la gente che fa la storia,

Quando si tratta di scegliere e di andare

Te la ritrovi tutta con gli occhi aperti

Che sanno benissimo cosa fare.”

 

Noi, lo sappiamo, lo sapremo cosa fare?

Ieri, 27 marzo, ore 18:00, in una Piazza San Pietro deserta come non l’abbiamo mai vista, sotto un cielo plumbeo eppure luminoso un uomo, anziano e stanco, ha fatto la Storia.

Ora non parlo né da credente né da cristiana.

È innegabile che ieri sia stata scritta una nuova pagina. Per la prima volta in assoluto è stata concessa l’indulgenza plenaria a tutto il mondo, a tutti coloro che anche con il solo desiderio si sono voluti unire in preghiera.

Anche il silenzio è preghiera.

Anche il rispetto per chi crede è preghiera.

Siamo usciti sui terrazzi a cantare, a mettere le bandiere tricolori, a suonare anche con strumenti rimediati per cercare il nostro sguardo tra quelli di tutti. Il Papa, invece, è uscito nella piazza vuota. Lentamente e con difficoltà ha percorso quei pochi metri e ha pregato per tutti. In silenzio. E quel silenzio è entrato in tutte le case. Chi ne ha trovato conforto, ne faccia tesoro. Agli altri è richiesto solo rispetto.

Tutte le recriminazioni sono escluse. Il potere religioso della Chiesa deve essere separato da quello politico. Ieri è stato solo il momento di guardare all’anima del mondo.

Il crocifisso di San Marcello è emblema di sacrificio e salvezza.

Mai come ieri ne siamo stati testimoni: le campane di San Pietro suonavano durante la benedizione e le sirene delle ambulanze ne distorcevano il suono. Siamo sempre stati abituati alla dualità delle cose: bianco e nero, giusto e sbagliato, bene e male. Ieri eravamo immersi nella dualità del mondo.

Questo vale anche per chi ieri non ha acceso la televisione per sintonizzarsi con il Papa.

Nelle strade di tutte le città regna il silenzio. Lo sentiamo tutti, è rallegrato, durante il giorno, dal cinguettio degli uccelli che rimbalza sul cemento deserto per poi essere ricoperto dal suono lacerante delle ambulanze. E ci si guarda, al di sopra delle mascherine, e tutti abbiamo lo stesso pensiero. La nostra vita si è trasformata per sempre. Niente sarà come prima. Per tutti gli avvenimenti esiste un prima, un durante e un dopo. E il dopo non è mai uguale al prima.

Siamo testimoni di un cambiamento epocale. Più saremo in grado di adattarci e più sopravviveremo. Questa è la nostra natura, lo diceva anche Darwin spiegando come l’adattamento all’ambiente in cui si vive generi la sopravvivenza.

Ovviamente, noi abbiamo bisogno anche di altro per vivere, non solo per sopravvivere. E abbiamo il diritto, tutti, di farlo nel miglior modo possibile.

Il durante. Il dopo.

Il nostro futuro ce lo dobbiamo costruire, mai come adesso dobbiamo rimboccarci le maniche. Tutti secondo le proprie responsabilità. Il Papa. La Chiesa. La Politica. Tutti. Nessuno di noi è escluso dal progetto.

 

“La Storia siamo noi, siamo noi che scriviamo le lettere,

siamo noi che abbiamo tutto da vincere,

tutto da perdere.”

 

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