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Dantedì: la giornata commemorativa della Divina Commedia

Dantedì: la giornata commemorativa della Divina Commedia

Oggi non è solo mercoledì 25 marzo, ma è anche il Dantedì, giornata dedicata al sommo poeta e che corrisponde con la data in cui, teoricamente, sarebbe iniziato il viaggio nell’Inferno raccontato nella “Divina Commedia”.

L’edizione 2020 è la prima e sicuramente, come ben sappiamo, nasce in un contesto particolare, dove le restrizioni sono alte; ma non per questo la cultura e l’arte sono da accantonare, anzi: grazie alla tecnologia e ai nuovi mezzi di comunicazione, possiamo vivere anche da casa questa giornata simbolica e importantissima per l’identità italiana.

È proprio in virtù di queste constatazioni che il Ministro Dario Franceschini ha invitato la popolazione a leggere e a postare contenuti relativi a Dante, con i relativi hashtag #IoleggoDante e #Dantedì. Oltre a ciò, sul canale YouTube del Mibact verrà trasmesso un video con i contributi di vari studiosi. 

Come la letteratura, anche l’arte, nel corso dei secoli, ha tratto ispirazione dai versi del poeta fiorentino. Ma non solo: la pittura e la scultura sono state anche veicolo attraverso il quale si è cercato di ricostruire la fisionomia di Alighieri. Il ritratto più antico, e per questo anche più attendibile, di Dante è quello di Giotto nel Giudizio Universale, collocato nella Cappella del Podestà del Palazzo del Bargello di Firenze. L’artista decide di collocare il poeta nel Paradiso, tra gli eletti, e di profilo, mentre regge in mano la Divina Commedia. È noto che i due si stimassero a vicenda, famosissimi sono i versi di Dante, che scrive nel XI canto del Purgatorio: “Credette Cimabue nella pittura tener lo campo, e ora Giotto il grido, sì che la fama di colui è scura…”. Essendo concittadini e coetanei, è molto probabile che i due si conoscessero e si fossero incontrati, purtroppo, però, non vi è alcuna testimonianza.

Altro profilo celeberrimo di Dante è quello realizzato da Raffaello Sanzio: è un ritratto che, sono certa, vi ricorderà qualcosa: è infatti proprio da questa rappresentazione che Maria Carmela Colaneri ha tratto ispirazione per l’immagine riportata sulle monete da 2 euro. Fra la folla che anima “La disputa del Santissimo Sacramento”, affrescata nella Stanza della Segnatura a Roma, si può proprio scorgere la figura di Dante Alighieri, con la testa coronata d’alloro, che nella mitologia greca simboleggiava la sapienza e la gloria; è solo a partire dal Medioevo che la corona d’alloro simboleggia trionfo poetico. La particolarità che contraddistingue questo profilo da quello di cui abbiamo parlato in precedenza non è solamente la corona d’alloro sul capo dello scrittore, ma anche è l’iconico naso aquilino, diventato tributo universale di Dante nel corso dei secoli.

Non solo questione di naso: si è dibattuto a lungo sulla vera fisionomia del poeta. Qualche anno fa è stato rinvenuto nei pressi del Bargello, a Firenze, un ritratto, che la studiosa Monica Donato crede essere la rappresentazione più fedele alla realtà: il naso è lungo ma non arcuato e la pelle è scura, confermando le parole del Boccaccio nel “Trattatello in laude di Dante”: “il suo volto fu lungo, il naso, aquilino, e gli occhi anzi grossi che piccioli, le mascelle grandi, e dal labro di sotto era quel di sopra avanzato”. 

Bellissimo, e sicuramente maestoso, è anche il ritratto di Dante di Agnolo Bronzino conservato alla Galleria degli Uffizi. La lunetta è l’unica superstite delle “tre corone”, trilogia che doveva rappresentare Dante, Petrarca e Boccaccio. Allegorico e particolareggiato, il dipinto presenta il poeta vestito di rosso, mentre regge in mano il libro della Divina Commedia aperto sulle pagine del canto XXV del Paradiso. Sulla sinistra del dipinto, si può notare Firenze con i suoi monumenti più famosi, sopra la quale si staglia, protettiva, la mano destra dello scrittore. Viene rappresentata, inoltre, la montagna del Purgatorio. 

È proprio questo il luogo che fa da scenografia al racconto del viaggio di Dante che viene oggi celebrato. Ma ad essere celebrata, in realtà, è la mente geniale che il mondo ci invidia: è il genio, quell’acutezza di pensiero che sa elaborare pene e penitenti, virtuosi e peccatori che hanno diritto ad una redenzione. Non è un caso se, in tutti questi secoli, Dante è ancora punto fondamentale del pensiero occidentale: riesce ad essere moderno e rivoluzionario a 700 anni dalla propria nascita, riesce a far riflettere menti di tutte le generazioni e di tutte le estrazioni sociali. Dante, con la sua “Divina Commedia”, ha saputo raccontare vizi e virtù di ognuno di noi, rendendo, la lettura delle sue parole, un viaggio in noi stessi.

In un momento instabile come questo, dove solo la nostra casa è rifugio sicuro, credo sia opportuno citare proprio il verso conclusivo dell’Inferno, le cui parole sono simbolo di speranza: “E quindi uscimmo a riveder le stelle”.

 

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