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Rubrica di Criminologia a cura del Criminologo Dr. Francesco Caccetta (autore del libro "L'occasione fa bene al ladro - Il controllo del vicinato"), raccoglie anche articoli sulle tematiche di investigazione e sicurezza.

LE DONNE DELLA MORTE

Donne della morteNel contesto dell’universo dell’omicidio seriale si è portati a non considerare la donna come eventuale portatrice di morte, perché si è inconsciamente a dichiararla come naturale portatrice di vita, portatrice in grembo del nuovo frutto. La prima donna  giudicata come assassina seriale, secondo la storia, risulta essere l’’avvelenatrice Locusta’, che nell’antica Roma del I secolo uccise l’Imperatore Claudio ed il suo erede.

Altre figure di assassine seriali vengono inquadrate in Bathory Erzsebet, una delle prime family mass murder, nonché una delle prime assassine seriali affette da ‘algolagnia’, sadico piacere nel provocare torture prima di uccidere i malcapitati. Fino a giungere a Luoise PEETE, ed in Italia alla prima omicida seriale del nostro paese dopo il dopoguerra, tale Milena Quaglini (l’infermiera della morte), fino a giungere a Leonarda Cianciulli, definita la saponificatrice di Correggio.

Al fine di individuare  la presunta o meno capacità di intendere, o del vizio parziale di mente ( art.88 c.p.) di assassini seriali uomini o donne, si riportano le deposizioni effettuate dalla ‘saponificatrice di Correggio’ in sede di escussione magistratuale. Tali dichiarazioni evidenziano la lucidità e la consapevolezza del modus operandi nel compiere più e frazionati episodi di violenza nelle fasi temporali, atteggiamenti  attenzionati dagli studiosi dei profili psicologici degli assassini seriali: “ Dopo avere fatto a pezzi il cadavere mettevo la caldaia a bollire sul fuoco la sera alle ore 19,00  e per tutta la notte la lasciavo andare, fino alle 4 del mattino. Il calderone conteneva 5 kili di soda caustica in ebollizione. I pezzi non adatti alla saponificazione, deposti a parte in un bidone, li versavo un pò nel gabinetto ed un pò nel canale che scorre vicino a casa mia. Finita l’operazione, mi accorsi che nel sapone c’erano dei pezzi più duri: erano le ossa che non ero riuscita a saponificare, ma che pure erano diventati fragilissime, tanto che si dissolvevano a toccarle. Il sangue di solito lo riunivo a marmellata con cioccolato, aromi di anice e vaniglia, oppure garofano e cannella. Qualche volta in queste torte, che offrivo alle mie visitatrici, ci mettevo un pizzico della polvere ricavata dalle ossa della morte..”

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A livella... e il cacciavite...

a livella e il cacciavite

A livella…e il cacciavite…


Ricordarsi dei cari defunti, senza dimenticare le borse in macchina!

 

Di Francesco Caccetta[1]

 

Ogn'anno, il due novembre, c'é l'usanza

per i defunti andare al Cimitero.

Ognuno ll'adda fà chesta crianza;

ognuno adda tené chistu penziero…

 

Chi non conosce la poesia di Totò “a Livella”?  Una lirica bellissima, con un grande significato e una splendida morale finale… Nella metafora di Antonio de Curtis, l’evento più spaventoso che potesse capitare in un cimitero, o nei suoi paraggi, era l’incontro con qualche buona anima defunta, ma la realtà della nostra sardonica società può portare a fare incontri ben più spaventosi.

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Criminologia e Criminologi!

Luciano Garofano e Francesco CaccettaLa criminologia, come ho letto tempo fa in un testo di Fornari e Ponti, si può definire la Scienza che studia il male. Questo oscuro ma affascinante oggetto di studio, negli ultimi anni, ha visto un proliferare incredibile di esperti, nella maggior parte dei casi personaggi autorevoli e veri scienziati del crimine,nonché di fenomeni da baraccone o come meglio li indica il mio mentore prof. Marco Strano, fenomeni da circo mediatico! In ogni caso, l’interesse per la materia è reale ed ha fatto crescere a dismisura, anche l’offerta di corsi e master in Criminologia, la cui scelta, proprio per questo, ritengo sia sempre opinabile. In aiuto ci viene la mia amica dott.ssa Maria Gaia Pensieri, con un suo articolo che tratta proprio questo argomento.

Sempre parlando di persone serie, nell’ambito della amata Criminologia, voglio inoltre proporre ai lettori di Convincere, un articolo, scritto dal mio stimatissimo Generale Luciano Garofano, il quale ci ha onorato di un suo interessante apporto sullo studio relativo alla violenza sulle donne. Lo scienziato Luciano Garofano, generale dei Carabinieri in ausiliaria, docente universitario di scienze forensi, che per anni ha diretto il RIS di Parma, ci introduce alla sua ultima fatica, un libro che ripercorre i crimini italiani più celebri e controversi, risolti proprio attraverso le più avanzate analisi di laboratorio e l’utilizzo della “prova regina”.

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La prova regina (Uomini che uccidono le donne)

Luciano Garofano - Uomini che uccidono le donne

di Luciano Garofano[1]

Gynocide per la femminista americana Andrea Dworkin o femicide (femmicidio), secondo Diana Russell, sociologa e criminologa statunitense, sono i termini usati per descrivere la violenza sistematica che gli uomini compiono nei confronti delle donne, fino a provocarne la loro morte. E’ stato stimato che negli Stati Uniti si verifica uno stupro ogni 6 minuti e ogni 15 secondi una donna viene picchiata.

La violenza contro le donne e le ragazze è un fenomeno di proporzioni allarmanti: almeno una donna su tre in tutto il mondo ha subito violenze fisiche, sessuali o abusi di altro genere nella sua vita, spesso provenienti dal proprio partner.

Secondo la Banca Mondiale, nelle donne di età compresa tra i 15 ed i 44 anni, il rischio di subire violenze domestiche o stupri è maggiore del rischio di cancro, incidenti o malaria.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) considera la violenza alle donne come una priorità per la sanità pubblica e una violazione dei diritti umani: un problema che viene troppo spesso ignorato o sottostimato anche perché, una delle manifestazioni di violenza più comune, è quella domestica.

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Il fascino della criminologia e del crimine

Fascino Criminologia e Criminedi Maria Gaia Pensieri[1]

Le ultime notizie di cronaca nera sui giornali, trasmissioni come Chi l’ha visto o Quarto Grado…… al giorno d’oggi l’informazione giornalistica tratta prevalentemente la cronaca nera. Il così detto “fascino del male” sembra contagiare tutti, gli ultimi sondaggi hanno permesso di accertare che nei nostri telegiornali la cronaca nera rappresenta circa il 12% del tempo totale, il dato maggiore a livello europeo. Ma questo non è un fenomeno dei giorni nostri; le cronache ci narrano che in quell’11 giugno 1961, quando la Corte d’Assise di Roma, lesse la sentenza per l’uccisione di Maria Martirano,  nella quale vennero condannati all’ergastolo il marito Fenaroli quale mandante e l’operaio Ghiani quale esecutore, fuori dall’aula erano assiepate decine di migliaia di persone che arrivavano fino ad affollarla piazza Cavour. Tutte li in attesa per ascoltare in diretta la sentenza.

Passano gli anni ed i gusti non cambiano, trasmissioni che si succedono e tanti opinionisti, più o meno qualificati, che danno il loro parere pur, probabilmente, non conoscendo gli avvenimenti di cui parlano più dello spettatore che li segue. Così ci si ritrova a sentire “esperti” che utilizzano termini molto tecnici, quali: prova genetica, ceppo familiare, luminol e crime scope. Spesso si ha l’impressione che questi termini non siano pienamente conosciuti dagli stessi che ce ne parlano, ma gli servano solamente ad aumentare la difficoltà dello spettatore medio e di conseguenza a far pensare che chi li pronuncia sia un “guru” della criminologia. 

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