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Rubrica di Criminologia a cura del Criminologo Dr. Francesco Caccetta (autore del libro "L'occasione fa bene al ladro - Il controllo del vicinato"), raccoglie anche articoli sulle tematiche di investigazione e sicurezza.

Risocializzazione tra Costituzione e realtà

“Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.”

Così recita l’articolo 27 della Costituzione della Repubblica Italiana, ma cosa intende dire veramente? 

Le pene devono tendere a rieducare il condannato, in modo da consentire un suo reingresso nella società sia a livello morale che produttivo. Durante il periodo di reclusione, infatti, sono previsti corsi formativi e attività lavorative atte a qualificare professionalmente i detenuti. La pena quindi, qualunque essa sia, dovrebbe servire non a tenere segregato il reo bensì ad aiutarlo a reinserirsi nella società civile, spiegandogli, comunque, dove e perché ha sbagliato, facendogli comprendere che “il crimine non paga”.

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GASLIGHTING, il lato oscuro del Femminicidio

Di Francesco Caccetta[1] 

 

È un'incognita ogni sera mia
un'attesa pari a un'agonia
troppe volte vorrei dirti no
ma poi ti vedo e tanta forza non ce l'ho….



Inizio questo mio articolo sulle note di una famosissima canzone scritta da un grande artista, che da poco ci ha lasciati, Franco Califano (testo) e Dario Baldan Bembo (musica), inciso nel 1973 da Mia Martini.

Il titolo della canzone è “Minuetto” ballo originatosi in Francia da una danza popolare della regione del Poitou, che divenne danza di corte durante il periodo barocco. La derivazione della parola sembra appunto risalire al francese e significa "piccolo passo", giacché la danza era appunto caratterizzata da passi minuti, come quelli che facciamo ogni giorno, nel contrastare la violenza sulle donne.

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Sex Offender - L'autore di reato a sfondo sessuale

Che cos’è la violenza sessuale? Dal mio punto di vista…è un umiliare e annientare il prossimo nel modo peggiore che ci sia, nel senso che se  vuoi veramente umiliare qualcuno, forse il sesso è il modo migliore per farlo. Un uomo in quei momenti non è più lui, è quasi un’altra persona, almeno nel mio caso…

Tratto da Giulini P., Xella C.M. (2011) Buttare la chiave? La sfida al trattamento per gli autori di reati sessuali, Raffaello Cortina Editore, Milano, Appendice A, Parlano i sex offenders , pp. 267-276

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Si può fare di più!

Bambini PC Web PedofiliaLa saggezza dei nonni per sconfiggere gli orchi del web.

Di Francesco Caccetta[1] 

Si dice che la storia insegna, ma si dice anche che non lo fa…

Forse è più plausibile la seconda ipotesi e molti eventi ne confermano la validità.

Negli anni successivi alla fine della seconda guerra mondiale, molti bambini, sono rimasti vittime, spesso per gioco, di ordigni bellici inesplosi. Mi ricordo che quando ero adolescente, vedevo nel mio quartiere di Roma, alcune persone, ormai adulti,che avevano evidenti segni sul corpo di queste brutte esperienze. Ho sempre pensato come mai i genitori non li avessero messi in guardia da tali e noti pericoli. Forse non erano poi così noti? Oppure la peculiarità di quel momento storico non permetteva ai padri e le madri di controllare meglio i loro bambini, lasciandoli soli in strada a rischiare la vita?

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L’Italia e i crimini dei colletti bianchi

Lo “scandalo della Monte dei Paschi” è solo l’ultimo esempio di una serie di reati in ambito economico che hanno riguardato il nostro stato. La Penisola vanta già dalla fine dell’800 un cattivo esempio in materia con gli abusi della Banca Romana, dove l’instabilità del sistema creditizio era dovuta agli ingenti prestiti elargiti. Alla Banca Romana ha fatto seguito il Banco Ambrosiano e poi ancora la Banca Privata Finanziaria. Da Giolitti (poi dimessosi per lo scandalo della Banca Romana) a Calvi e poi Sindona senza dimenticare i casi di politici come Luigi Lusi, Francesco Belsito e Franco Fiorito. In Italia affiorano i crimini dei colletti bianchi.

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A parte Shrek…gli orchi sono sempre cattivi!

PedofiliaLa pedofilia è dietro l’angolo

Uno dei pochi fenomeni, dei quali non si smette mai di sentirne parlare, è proprio l’abuso sui minori.

Ogni giorno si leggono notizie di violenze e abusi sulla parte più indifesa dell’intero genere umano: i bambini.

Le notizie provengono da tutto il mondo e quindi è chiaro che non parliamo di un fenomeno circoscritto alla nostra Nazione, ma le culture di ogni Paese, anche se offrono angoli di osservazione e riflessione diversi, condannano all’unisono questo tipo di pratiche aberranti.

Il bene messo in pericolo è la salute psicofisica del futuro adulto e ritengo, per questo, sia indispensabile tutelare questo capitale sociale, per il futuro stesso dell’intera comunità.

Parliamo di abuso e andiamo quindi a spiegare questa parola, prendendo quale spunto la definizione usata al IV Colloquio Criminologico del Consiglio d’Europa (Strasburgo 1978), che dice: “L’abuso, è l’insieme degli atti e delle carenze che turbano gravemente il minore, attentano alla sua integrità corporea, al suo sviluppo fisico, affettivo, intellettivo e morale, le cui manifestazioni sono la trascuratezza e/o le lesioni di ordine fisico e/o psichico e/o sessuale da parte di un familiare o di altri che hanno cura del bambino".

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C’era una volta: “Lei non sa chi sono io!”

Web ReputationIdentità digitale e Reputazione on line

 

Di Francesco Caccetta[1]

 

Per la lingua italiana, reputazione significa: la considerazione altrui, convenzionalmente sentita come retta misura della qualità o, più comunemente, della moralità[2]

Da ciò se ne deduce che, qualunque comportamento inadeguato o contrario alla pubblica moralità, comporta irrimediabilmente una conseguenza sull’opinione che gli altri hanno di un soggetto, arrivando, in alcuni casi, a condizionarne la vita pubblica.

Il provincialismo, per questo, è stato da sempre una cassa di risonanza abbastanza potente, un’atavica e micidiale forma di Gossip, ma spesso era sufficiente emigrare nel paese vicino, o nelle grandi città, per tornare ad essere dei perfetti sconosciuti con una nuova vita e di conseguenza una seconda reputazione tutta da reinventare!

Anche le notizie di stampa, che riguardavano un soggetto, duravano solo qualche giorno, poi arrivavano nuove informazioni e quelle vecchie venivano dimenticate…non lasciavano tracce e la persona poteva ricominciare una nuova vita.

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IL CASO “CHICO FORTI”

Chico FortiCondannato senza prove. In cella negli Usa da 12 anni!

Di Francesco Caccetta1

Chi è Chico Forti e perché dopo più di dodici anni di detenzione negli Stati Uniti, viene sottoposto il suo caso all’opinione pubblica italiana?
Enrico Forti detto Chico è stato condannato all’ergastolo, senza condizionale, per l’omicidio di Anthony Dale Pike, il 15 giugno 2000, e attualmente sconta la pena presso un carcere di massima sicurezza nelle Everglades in Florida.
La difesa di Forti ha pubblicamente accusato, sui media italiani, il giudice americano, il quale, secondo gli avvocati, avrebbe voluto condannare comunque l’imputato, anche se convinto della sua innocenza e che la Polizia di Miami avrebbe costruito prove false per supportare la condanna.
Se veramente c’è questo dubbio, se davvero c’è un innocente in carcere, credo che sia necessario che la comunità scientifica italiana si attivi per fornire delle informazioni utili su questa triste vicenda e per contribuire a stabilire la verità.
Proviamo a fare il punto dell’ingarbugliata situazione, riassumendo la vicenda con le cospicue notizie già presenti nel web estrapolate anche dai giornali dell’epoca.
Chico Forti nasce a Trento nel 1959, dove consegue la maturità scientifica, in seguito si trasferisce a Bologna per frequentare l’Isef, l’Università di educazione fisica. E’ un ragazzo sportivo (bravissimo atleta nello sci alpino, nello sci d’acqua, nella vela, nel wake boarding), ottiene negli anni ‘80 numerosi successi per la pratica a livello agonistico del “windsurf”, all’epoca sport esordiente.

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