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Rubrica di Criminologia a cura del Criminologo Dr. Francesco Caccetta (autore del libro "L'occasione fa bene al ladro - Il controllo del vicinato"), raccoglie anche articoli sulle tematiche di investigazione e sicurezza.

CDV Cittadini, forze dell’ordine e amministrazioni: l’insieme è più della somma delle sue parti!

La questione della sicurezza continua a essere al centro delle maggiori polemiche che imperversano ogni giorno sui giornali e specialmente sui social network. I cittadini attaccano le istituzioni accusandole di non dedicare fondi alle politiche di sicurezza, chiedono sempre e di più l’installazione di videocamere di sorveglianza e maggiore presenza di forze dell’ordine a pattugliare i territori. Alcuni si lanciano in altre e più aspre polemiche circa il supposto scarso impegno di Polizie locali, Polizia di Stato e Carabinieri nel controllo del territorio, ipotizzando lassismi o scarsa professionalità. E’ facile leggere sempre più spesso di bande di ladri che razziano interi territori senza, all’apparenza, nessun tipo di ostacolo o opposizione come un antico scenario di leviatana memoria dove imperversa la barbarie e gli uomini sono gli uni contro gli altri privi dell’intervento di alcuna difesa istituzionale. A volte, anche le forze di polizia e le amministrazioni comunali, si lasciano andare a giudizi sui cittadini e sulla loro scarsa partecipazione ai problemi della sicurezza, poiché le persone non sempre percepiscono il concetto di consociativismo, cedendo all’ormai usuale assunto di utenti dello Stato, che deve garantire tutto (poiché paghiamo le tasse…). La riflessione che andrebbe fatta è che tutti potrebbero avere ragione o magari avere tutti torto. Come al solito è una questione di lana caprina e sarebbe più semplice guardare il problema a 360 gradi e cercare soluzioni invece di renderci sempre più vulnerabili cedendo al j’accuse che fa tanto chic e piace ai media ma non apporta vantaggi né alternative allo status quo. Questo succede, anche e soprattutto, quando una società ha raggiunto un livello di congestione dovuta a problemi di instabilità politica interna ed esterna e i buchi da tappare iniziano a essere troppi.

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Abbasso il Controllo del Vicinato (a prescindere)

Che le cose siano così, non vuol dire che debbano andare così. Solo che, quando si tratta di rimboccarsi le maniche e incominciare a cambiare, vi è un prezzo da pagare, ed è allora che la stragrande maggioranza preferisce lamentarsi piuttosto che fare (Giovanni Falcone)

Inizio questa riflessione ad alta voce, con la celebre frase di Giovanni Falcone, una delle figure di riferimento più importanti della mia vita alla quale spesso mi sono ispirato per affrontare situazioni e dilemmi professionali ma anche solo per guardare in faccia la realtà della questione sicurezza nei territori italiani.

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"La fanciulla senza mani": l'integrità psichica perduta

Fiabe antiche e significati attuali

Nella mia ricerca sulla identità della donna ed il sapere custodito tra le righe delle fiabe più antiche, intendo porre attenzione sulla storia della "Fanciulla senza mani".

Il titolo della fiaba, ci annuncia da subito, e pone in evidenza, questo particolare che sarà il perno dell'intero percorso della protagonista.  Si tratta di un’utile indicazione d'accesso alla conoscenza che stiamo per accogliere: la centralità della storia risiede, appunto, in una fanciulla che non possiede mani. 

Protagonista della storia è, quindi, un’assenza, qualcosa che non si è mai posseduto o che, per qualche ragione, è andato perduto.

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Hänsel e Gretel: bambini orfani di genitori vivi.

Fiabe antiche ed orrori dei nostri tempi 

L'emittente cinese CCTVNews,  ha riportato la tragica storia avvenuta presso un villaggio del luogo: quattro fratellini di età compresa tra i 5 e i 13 anni si sono suicidati. 

Erano stati abbandonati dai genitori, in difficoltà economiche, presso la loro fatiscente abitazione. 

I genitori che avevano lasciato il villaggio, in cerca di lavoro, avevano lasciato un bancomat al più grande, affidandogli l'oneroso compito di prendersi cura dei fratelli più piccoli.

C'era una volta -e c'è ancora oggi- un piccolo villaggio dove viveva una povera famiglia. 

Tanto povera, da decidere di dover abbandonare i suoi bambini Hänsel e Gretel, nel bosco: "nel punto dove è più fitto e buio. Soli, laggiù".

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Belle senz’anima

Ultimamente stanno aumentando le segnalazioni di alcuni genitori, allarmati per avere scoperto conversazioni audio video che i propri figli intraprendono con sedicenti coetanei o coetanee sul web. In particolare, come da manuale, si stanno realizzando quelle situazioni già molto note nell'ambito delle scienze criminologiche che analizzano il mondo d’internet e i minori, con i relativi rischi a esso correlati. 

Giova ricordare che, la pedofilia on line, percorre tre strade parallele, due delle quali rivolte esclusivamente al raggiungimento di scopi di natura economica. La cyber pedofilia, è ormai noto,  si concretizza in massima parte nella fruizione e nello scambio di materiale pornografico tra pedofili e nell’attività di organizzazioni criminali che offrono ai pedofili servizi illegali (turismo sessuale), riservando una parte residuale all’adescamento vero e proprio finalizzato ad un incontro off line. E’ risaputo altresì, che il rischio di contatto tra pedofili e minori, resta statisticamente modesto e può avvenire soprattutto nelle chat, ma recentemente, stiamo assistendo ad un’impennata di episodi che denotano comportamenti a rischio o veri e propri reati, che vedono protagonisti, sia come attori che vittime, proprio i minorenni.

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Panico sui social per il malware che si sta propagando dalla giornata di lunedì

Si presenta come un qualunque post dove noi (o altri nostri amici) su Facebook siamo (o sono) taggati. L’immagine somiglia all’anteprima di un video dai contenuti pornografici che chiaramente stimola l’interesse e la curiosità di un utente portandolo a fare click sopra in fretta e furia: con la stessa rapidità del nostro agire, quel click attiva la conseguente propagazione del malware a tutti i nostri contatti. La diffusione avviene sia mediante post sulla sezione notizie, che sul nostro diario nel caso in cui fossimo direttamente taggati ma anche via messaggio privato e dunque in chat.

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TECNOLOGIE AL SERVIZIO DEL CDV

Nell’ambito delle numerose proposte per la prevenzione dei reati e la sicurezza urbana che negli ultimi anni si sono palesate sullo scenario nazionale, spicca emerge e sovrasta tutte, senza temere rivali, l’ormai noto progetto del Controllo del vicinato.

Questo semplice ma efficace sistema di mutua assistenza tra cittadini finalizzata al recupero del capitale sociale e del controllo informale del territorio è approdato in Italia grazie all’intuizione e la perspicacia di alcune persone che da semplici cittadini e/o fedeli servitori dello Stato si sono trasformati in security officer con l’unico e condiviso intento di recuperare il controllo dei propri territori e aiutare gli abitanti delle loro giurisdizioni a diminuire le proprie vulnerabilità ambientali e comportamentali e di conseguenza i reati contro il patrimonio. Mi piace citare, sempre, il promotore ufficiale dell’iniziativa, che ha importato in Italia il CDV, Gianfrancesco Caccia, al quale si sono presto affiancati Leonardo Campanale e il sottoscritto Francesco Caccetta, fautori, insieme a tante altre persone, della creazione dell’associazione nazionale del Controllo del Vicinato (www.controllodelvicinato.it) che da ora in poi chiameremo ACDV. Le tre persone, sopra individuate, osservate dal punto di vista sociologico, incarnano quelle che sono le tre istanze del controllo del vicinato, che come vedremo, può nascere dalla richiesta di volenterosi cittadini come Gianfrancesco, da illuminati amministratori come Leonardo, o da componenti delle forze dell’ordine come l’autore di questo testo.

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Carpe Diem…vale anche per i ladri!

"La vulnerabilità è un concetto dinamico e relativo, in stretta relazione con la capacità di un individuo o di una comunità di far fronte in un determinato momento a particolari minacce. La vulnerabilità può essere associata a certi elementi specifici della povertà, ma è anche propria di individui isolati, in situazioni di insicurezza ed indifesi da rischi, da shock e stress"[1].

Un sistema, si dice vulnerabile, laddove le misure di prevenzione sono assenti o ridotte, tali da consentire ad un eventuale aggressore la compromissione del livello di sicurezza dell’intero apparato. Definizioni che, a primo acchito, possono sembrare distanti e non riconducibili alle nostre problematiche in ambito di sicurezza urbana e alla percezione del rischio di reati contro la persona e/o la proprietà. A pensarci bene, invece, spesso sono proprio le nostre vulnerabilità, ambientali e comportamentali, a favorire la perpetrazione di reati fastidiosi come i furti e le rapine. Osservando il crimine dalla parte dell’offender, come ci insegna la teoria della Prevenzione Situazionale, nota come Teoria delle Attività Routinarie “Routine Activity Theory”, sviluppata da Lawrence Cohen e Marcus Felson nel 1998, possiamo trovare un valido riscontro alle affermazioni anzidette.

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