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Si parla spesso del fenomeno dello stalking, delle violenze intrafamiliari e di genere e delle drammatiche conseguenze di alcuni casi che erano stati sottovalutati dalle vittime, dai famigliari ma anche, e fatto ancor più grave, dalle Forze dell’Ordine o dalla magistratura.

Eppure ancora oggi è molto diffusa la scarsa considerazione dell’alto potenziale offensivo e destabilizzante, delle dinamiche messe in atto dagli autori di quel tipo di reati.

Capita purtroppo con sconfortante ripetitività, di incontrare donne che hanno cercato supporto, comprensione e tutela nelle istituzioni ma si sono invece imbattute in un muro di gomma che le ha spesso convinte della necessità di rivedere le loro intenzioni, rivalutare l’importanza della loro relazione coniugale e ridimensionare il significato dei gesti violenti compiuti dal coniuge. Ciò, sia ben chiaro, non avviene per complicità ideologica o relazionale con gli autori e con i fatti, piuttosto per una grave mancanza di competenze proprio nel campo delle relazioni umane e del ruolo dell’empatia e dell’assertività, di molti operatori delle Forze dell’Ordine, che vedono nella donna che si presenta a sporgere denuncia, un’ulteriore incombenza che si va ad aggiungere all’enorme mole di cartacce e di burocrazia da smaltire in breve tempo.

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