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LA PSICOPATIA

Il termine “psicopatia”, costrutto che si riferisce al comportamento criminale di un individuo, piuttosto che al suo stato mentale, attualmente non è più presente nelle classificazioni, benché la sua essenza rimanga presente nel DSM-IV  e nell’ ICD-10. Infatti, nel corso del tempo il costrutto di personalità antisociale, ha soppiantato l’uso del termine “psicopatia”, sebbene, in relazione a specifiche tipologie di condotte criminali, tra cui i serial killer, si sia tornati a parlare di personalità psicopatica.

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Il fascino della criminologia e del crimine

Fascino Criminologia e Criminedi Maria Gaia Pensieri[1]

Le ultime notizie di cronaca nera sui giornali, trasmissioni come Chi l’ha visto o Quarto Grado…… al giorno d’oggi l’informazione giornalistica tratta prevalentemente la cronaca nera. Il così detto “fascino del male” sembra contagiare tutti, gli ultimi sondaggi hanno permesso di accertare che nei nostri telegiornali la cronaca nera rappresenta circa il 12% del tempo totale, il dato maggiore a livello europeo. Ma questo non è un fenomeno dei giorni nostri; le cronache ci narrano che in quell’11 giugno 1961, quando la Corte d’Assise di Roma, lesse la sentenza per l’uccisione di Maria Martirano,  nella quale vennero condannati all’ergastolo il marito Fenaroli quale mandante e l’operaio Ghiani quale esecutore, fuori dall’aula erano assiepate decine di migliaia di persone che arrivavano fino ad affollarla piazza Cavour. Tutte li in attesa per ascoltare in diretta la sentenza.

Passano gli anni ed i gusti non cambiano, trasmissioni che si succedono e tanti opinionisti, più o meno qualificati, che danno il loro parere pur, probabilmente, non conoscendo gli avvenimenti di cui parlano più dello spettatore che li segue. Così ci si ritrova a sentire “esperti” che utilizzano termini molto tecnici, quali: prova genetica, ceppo familiare, luminol e crime scope. Spesso si ha l’impressione che questi termini non siano pienamente conosciuti dagli stessi che ce ne parlano, ma gli servano solamente ad aumentare la difficoltà dello spettatore medio e di conseguenza a far pensare che chi li pronuncia sia un “guru” della criminologia. 

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