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PRIMO CONTATTO CON LA NEGOZIAZIONE OPERATIVA: LA ‘VIA’ ESISTE.

PRIMO CONTATTO CON LA NEGOZIAZIONE OPERATIVA: LA ‘VIA’ ESISTE.

Come sfondare a colpi di piccone l’ultimo diaframma di roccia di una buia galleria, per poi sbucare alla luce del sole. Si può sintetizzare così la prima esperienza a contatto con la Negoziazione Operativa, come metodo per gestire le situazioni di crisi e di emergenza affrontate quotidianamente dagli operatori di polizia.

Ma non è solo quello – pur essendo già tanto - bensì molto di più. Ed è questo il motivo per cui un operatore di polizia, esaminando la mappa delle molteplici risorse ottenibili lungo questo percorso di conoscenza, prova emozioni di segno drammaticamente opposto: lo stupore e la gratificazione per una scoperta che può cambiare il modo di gestire l’inevitabile confronto poliziotto-cittadino, da una parte, e dall’altra la scioccante presa di coscienza di quanti drammatici errori – dalle conseguenze davvero funeste, tanto per il poliziotto che per il cittadino - siano stati commessi per difetto delle competenze in una materia così inspiegabilmente misconosciuta. Del resto, non bisogna sorprenderci: lo stato di diffusione di tali conoscenze in Italia – quello che potremmo definire il ‘grado di penetrazione’ nel tessuto culturale – è a livelli talmente epidermici da equivalere  ad un’ignoranza quasi totale. Al punto che, se parliamo di Negoziazione Operativa nell’azione di polizia, tutti – pubblici ufficiali compresi - pensano invariabilmente che si tratti solo di quelle sofisticate tecniche persuasive utilizzate nelle situazioni più critiche, ovvero nel caso in cui i banditi siano asserragliati dentro una banca con gli ostaggi, oppure in occasione di rocamboleschi dirottamenti aerei o navali da parte di terroristi, o nell’ipotesi in cui un soggetto gravemente perturbato minacci gli atti più sconsiderati. Barricamenti, spietati criminali o terroristi feroci, ostaggi in pericolo, tutte situazioni ad altissima tensione, dalle quali sono scaturiti soggetti cinematografici per pellicole di grande successo, incentrate appunto sulla figura del ‘negoziatore’. Nel nostro Paese non si è rimasti del tutto immobili in questo settore, ma si è ritenuto – in accordo con una visione del tutto parziale, che sembra ispirarsi proprio alle icone cinematografiche – di formare alla Negoziazione Operativa soltanto poche unità di élite, destinate ad essere impiegate negli scenari di maggior rischio. La figura del negoziatore, per come emerge dagli schermi o dai romanzi, è quella di un superprofessionista di grande preparazione e rare abilità, consistenti – anche e soprattutto – in una particolare sensibilità ed uno straordinario talento comunicativo. Un singolare compendio di doti uniche, da cui si riceve la percezione di una persona di profonda umanità, pacata ed attenta, che al tempo stesso è la sola in grado di penetrare le menti più violente ed ottenebrate, per attaccarsi prontamente ad un barlume di umanità o, molto più prosaicamente, per afferrarvi un favorevole spunto di opportunismo, riuscendo a stabilire un canale di ‘trattativa’ e salvando le vite di molti innocenti. Nella realtà quotidiana, invece, la Negoziazione Operativa dovrebbe costituire il metodo standard per la gestione del conflitto non soltanto nelle situazioni più gravi, ma anche – e soprattutto – in tutte le circostanze che vedano un confronto potenzialmente critico tra poliziotti e cittadini. Uno strumento, quindi, al quale dovrebbero essere assolutamente preparati tutti gli operatori, per lo meno ad un livello basico, al fine di evitare escalation violente che scaturiscano, magari del tutto banalmente, dalle miriadi di occasioni di confronto sulle strade italiane: dal cittadino infuriato per una multa per divieto di sosta al soggetto in grave stato di agitazione psico-motoria, dall’esecuzione di ordinanze di TSO/ASO alla gestione delle ordinanze di sgombero o sfratto di immobili, fino al contatto con gli autori di reati violenti, colti nella flagranza delle loro azioni. Gli scopi ed i vantaggi che potrebbero conseguire dall’impiego diffuso dei principi di Negoziazione Operativa sono enormi: la deflazione ed il contenimento delle escalation violente, in primis, ma anche un radicale miglioramento dell’atteggiamento relazionale tra cittadino e poliziotto, al punto di innescare un deciso cambiamento nella geometria dei rapporti, spostandoli su di un piano più favorevole per entrambi. La persistente indifferenza della formazione istituzionale verso la ‘via’ della Negoziazione Operativa, estendendola ad ogni figura del settore, non è comprensibile, soprattutto in considerazione del fatto che la professione di polizia – di qualunque poliziotto si stia parlando, statale o locale - è prima di tutto una professione di comunicazione; non aver compreso questo aspetto, significa esporsi ad ogni rischio derivante da scelte non imperniate su questo principio-cardine dell’azione di polizia. Significa evitare di compromettere drammaticamente la propria ed altrui incolumità fisica, pregiudicando al tempo stesso la propria incolumità giuridica, perdendo così irrimediabilmente la possibilità di condurre ad esiti positivi la più banale situazione di comunicazione. Nella Negoziazione Operativa risiedono molteplici strumenti di primaria e basilare importanza che richiedono certamente un cambio di mentalità e di atteggiamento, basandosi sulla consapevolezza che il first responder – il poliziotto che entra per primo in contatto con una situazione potenzialmente critica – non è mai il professionista superaddestrato delle élite speciali. La prima risposta alla richiesta di intervento, il primo contatto con situazioni suscettibili di esiti disastrosi, viene sempre dagli operatori del livello quotidiano: ognuno di loro deve disporre di una formazione basica che gli permetta un approccio lucido, sereno ed efficace alle situazioni più impegnative – perlomeno a fini conservativi, congelando lo scenario fino all’arrivo degli specialisti. La capacità di negoziare a livello operativo è lo strumento che manca, ancora oggi, nella cassetta degli attrezzi dell’operatore di polizia. Però è uno strumento che esiste, la ‘via’ c’è e noi di Area SAFE l’abbiamo potuta vedere, ben delineata su di una mappa accuratamente sviluppata ed elaborata per la realtà operativa italiana dalla dott.ssa Simonetta Garavini, specialista di lunga esperienza e lungimiranza nell’applicazione degli strumenti di tipo psicologico alla gestione delle situazioni di crisi e di emergenza, con particolare riferimento all’azione dei first responders. Il seminario che si è tenuto a Roma il 30 aprile u.s. era proprio per loro, per noi: per ognuno di quegli operatori di polizia in servizio quotidiano sulle nostre strade che, all’improvviso, si troverà sicuramente a dover gestire una situazione critica – in un momento ed in un luogo ignoti – davanti alla quale è oggi impensabile presentarsi disarmati, non di una pistola, ma della necessaria competenza a livello comunicativo e gestionale.   

Francesco Forasassi (Ispettore di Polizia Municipale, Presidente Area SAFE)                                                                                                                                                                                                                                                              

 

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