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"La fanciulla senza mani": l'integrità psichica perduta

fonte immagine: sienalibri.it fonte immagine: sienalibri.it

Fiabe antiche e significati attuali

Nella mia ricerca sulla identità della donna ed il sapere custodito tra le righe delle fiabe più antiche, intendo porre attenzione sulla storia della "Fanciulla senza mani".

Il titolo della fiaba, ci annuncia da subito, e pone in evidenza, questo particolare che sarà il perno dell'intero percorso della protagonista.  Si tratta di un’utile indicazione d'accesso alla conoscenza che stiamo per accogliere: la centralità della storia risiede, appunto, in una fanciulla che non possiede mani. 

Protagonista della storia è, quindi, un’assenza, qualcosa che non si è mai posseduto o che, per qualche ragione, è andato perduto.

La narrazione della fiaba, comincia descrivendo una famiglia di poveri contadini che vivono in una fatiscente casa dietro il mulino. Un giorno, si presenta al padre, un singolare signore avvolto da un mantello nero che nella fiaba è descritto utilizzando termini sinistri e che in seguito sarà svelato, si tratta del diavolo. 

 Il padre avverte subito che si tratta di un individuo poco affidabile, eppure rimane sedotto dalla proposta paventatagli. Il diavolo gli propone un baratto "ciò che possiede dietro il mulino, in cambio di ogni ricchezza".

L'offerta, nell'immediatezza, appare vantaggiosa. Il padre immagina che il diavolo desideri l'albero di mele che si trova proprio dietro al mulino e accetta guardando superficialmente alla proposta, senza pensarci due volte, e senza appurare cosa davvero volesse ottenere il diavolo, nonostante si presenti da subito come un personaggio spaventoso.

Così, dopo aver accettato il baratto, il diavolo dichiara che prenderà la figlia dei contadini che, proprio in quel momento, si trova dietro il mulino.

L'affermazione del diavolo lascia tutti sgomentati e il padre preso dall'angoscia, prova a ritirare il baratto ma inutilmente. Il diavolo dichiara a sua volta che "tutto, attorno a loro, morirà" se verrà meno al "contratto del baratto" compresi loro stessi, padre e madre della fanciulla.

E' a questo punto della storia che la ragazza, protagonista del baratto, rassegnata risponde: " padre, sono tua figlia, fa' come devi".

La rassegnazione della figlia darà pregnanza all'intera fiaba, fornendo una chiave di decodifica molto chiara seppure criptata.  E' la volontà di una psiche ancora troppo giovane e fragile che sceglie di "assecondare" la volontà dell'autorità genitoriale, sacrificando se stessa. Non percorrendo alternative. Non immaginando neppure di averne.

Le donne che hanno conosciuto nella loro giovinezza, adolescenza o infanzia, maltrattamenti di ogni genere e che sono state "abbandonate" a tutto questo dagli adulti che avrebbero dovuto proteggerle, costruiscono la loro identità sconoscendo le competenze del prendersi cura di se stesse. Spesso le relazioni vittima-carnefice, sono le uniche modalità relazionali che hanno conosciuto, relazioni avvenute, il più delle volte, con gli adulti che avrebbero dovuto tessere legami significativi e rappresentare relazioni di accudimento e di protezione.

La loro identità si costruisce all'interno di un contesto mal sano che restituisce loro un messaggio di "non valore" riguardo la percezione di se stesse.  Nelle relazioni d'abuso, non vi è spazio per le emozioni, il sentire, il pensiero della vittima. Ben presto, la vittima impara ad anestetizzare le proprie emozioni e ad identificarsi coi modelli di vittimizzazione. Non conosce altro modo di vivere una relazione.

In  questo sonno del proprio sentire, la psiche anestetizzata che precocemente ha imparato a subire e sopportare,  fa della fanciulla della fiaba, una donna in balia degli eventi: quando il diavolo verrà a riscattare il proprio baratto, quando busserà alla sua porta, lei,  lo lascerà entrare. E quello che accadrà, lo ri-conoscerà,  le sarà familiare e le sarà familiare la sua relazione di abnegazione e sopportazione.  E' noto che,  il più delle volte,  si tende  a percorrere ciò che ci è familiare piuttosto che scegliere  una strada di vita ancora sconosciuta, per quanto possa rivelarsi o presagire essere benefica e salvifica.

Nella teoria di "rivittimizzazione"  sia la letteratura criminologica che psicoanalitica, concordano nell'affermare che le donne vittime di maltrattamento e che hanno subito abusi  durante l'infanzia o durante la loro giovane età, spesso si leghino a uomini che hanno proprio comportamenti maltrattanti e di abuso, esponendo se stesse ad una ulteriore vittimizzazione. Potremmo definirlo una specie di imprinting negativo che orienterà  nella scelta di partner corrispondenti alle originarie figure di attaccamento, di legame.

La pregnanza delle relazioni originali di attaccamento, che viviamo nei primi giorni, mesi, anni di vita, ci legano ad un imprinting ed a degli schemi interrelazionali, che tendiamo a perpetrare. 

E', inoltre, fondamentale ricordare quale saliente ruolo giochi in ognuno di noi, nella percezione di se stessi e nella strutturazione della  propria identità , il messaggio affettivo o anaffettivo che le figure relazionali significative di riferimento, ci restituiscono.

Un individuo che ha ricevuto dalle figure che avrebbero dovuto proteggerlo e prendersi cura di lui, solo vissuti di svalutazione, indifferenza, maltrattamenti  e violenze fisiche o, e, psicologiche, tenderà ad appropriarsi di una autostima fragile, con caratteristiche di insicurezza e, poiché, nessuno gli ha permesso di vivere l'esperienze di base dell'essere amato, accudito e protetto, quasi prevedibilmente, anche da adulto, avrà difficoltà a discriminare questo tipo di relazioni malsane da quelle sane. Nella sua infanzia ha appreso che le figure genitoriali da cui dipendeva,  erano le stesse che lo esponevano a maltrattamenti e malessere: il confine tra amore, istinto di vita e ciò che è sano, è troppo invischiato con ciò che è violenza ed istinto di morte.  la natura dei due aspetti, non è ben definita.

Nella fiaba, la fanciulla non possiede un nome ma una caratteristica di personalità: "senza mani".  E' un'immagine di  significativa risonanza. Quando diciamo che una donna "non ha le mani" stiamo sottolineando il simbolo della incapacità del prendersi cura di sé. E' una donna-preda delle circostanze, degli avvenimenti, che non è in grado di utilizzare l'aggressività sana per afferrare ciò che nella sua vita, le è utile, le serve.

La protagonista della fiaba, ha perduto la capacità del conforto di sé, di ciò che è importante  impugnare per la propria crescita individuale e di ciò, invece, da cui è necessario difendersi per proteggere la propria integrità fisica e psichica. La sua consapevolezza si è assopita, non è in grado di valutare ciò da cui fuggire e ciò da cui lasciarsi avvolgere. E' intrappolata in uno stato di sonno della propria coscienza e quando una psiche è assopita, assonnata, anestetizzata, non è più in grado di guardare e vedere ciò che realmente la vita sta manifestando. Così, è andata perduta la capacità di discernere ciò che nuoce da ciò che salva, ciò che è benefico da ciò che non lo è. In molte fiabe  questo avviene non  riconoscendo alcuni personaggi per quello che sono, nonostante si presentino in  modo sinistro o nascosti dietro una futile, flebile apparenza. Come nella realtà.

Ed, in questa confusione, dentro il confine invischiato di amore e morte, è stata sacrificata la lucidità e la integrità della psiche,  assenza  che permetterà all'odio, alla violenza, di essere accolti  le volte che si presenteranno.

La fiaba prosegue nel suo racconto. La fanciulla, alla quale sono state imputate le mani, è recisa dal conforto e dalla cura di sè, non potrà difendersi dal diavolo quando verrà a prenderla.  Ma quando tutto sembra deciso,  il racconto stabilisce un inaspettato  punto di forza: la purezza della protagonista.

 Il potere del diavolo, la forza oscura della psiche,  non potrà toccarla, fintanto che conserverà la sua purezza.  Le lacrime della fanciulla, spezzeranno le possibilità del suo carnefice. Vinto il diavolo, la protagonista decide  di andare via dalla casa del padre, di non restare.  E' il primo germoglio di consapevolezza che, alla sua coscienza, si affaccia: prende una decisione, intraprende un viaggio, seppure incerto e sconosciuto. E' una grande vittoria che mostra la possibilità di impugnare le redini della propria vita e di lasciare un luogo seppure familiare. Si mostrerà in grado di nutrire se stessa e la propria vita, di altro.

 Vagherà il tempo che ci vorrà, sola e mutilata, fino a quando non approderà  nel giardino di albero da frutto dove incontrerà "un fantasma, uno spirito, un angelo" -come riportato dalle diverse edizioni della fiaba- che l'aiuterà a "nutrirsi" porgendole la frutta e sostituendosi alle mani della giovane ragazza. 

Quella notte è illuminata dalla luna. Nella protagonista esiliata e mutilata, vigila una luce interiore, quella del suo inconscio o di una consapevolezza, seppure rimasta sino adesso latente, che riemerge:  la forza istintuale della Vita che trova il modo di emergere, sempre, nonostante tutto. 

Un Re, la troverà e la sposerà, regalandole delle mani d'argento e lasciando presagire un  lieto fine se non fosse per la guerra che porterà ancora una volta a fare della protagonista, una fanciulla esiliata costretta ad "incamminarsi" alla ricerca di nuovi punti significativi di riferimento e forza.  Questo,  sarà un bene per lei.

 Camminerà, camminerà tanto, per boschi ed altri luoghi sino a giungere presso una nuova  dimora dove vi resterà per sette anni. Sulla porta d'accesso alla dimora è scritto: "Qui si alloggia gratuitamente".  Come a dire che il vero amore, quello sano, non chiederà mai un baratto, non chiederà mai che venga mozzata una parte della nostra anima, non metterà mai a repentaglio la nostra integrità psichica. 

Solo alloggiando qui, con altre figure femminili del luogo e nutrendosi di una nuova pregnanza, provvedendo a se stessa ed al suo bambino,  conoscerà, vivrà, sperimenterà,  le caratteristiche del prendersi cura, di se stessa, del proprio bambino e degli altri.

Ritrovando la propria integrità psichica. 

E questa rinascita, nella fiaba è ben spiegata: la fanciulla vedrà "ricrescere le sue mani".

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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