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Ultimamente stanno aumentando le segnalazioni di alcuni genitori, allarmati per avere scoperto conversazioni audio video che i propri figli intraprendono con sedicenti coetanei o coetanee sul web. In particolare, come da manuale, si stanno realizzando quelle situazioni già molto note nell'ambito delle scienze criminologiche che analizzano il mondo d’internet e i minori, con i relativi rischi a esso correlati. 

Giova ricordare che, la pedofilia on line, percorre tre strade parallele, due delle quali rivolte esclusivamente al raggiungimento di scopi di natura economica. La cyber pedofilia, è ormai noto,  si concretizza in massima parte nella fruizione e nello scambio di materiale pornografico tra pedofili e nell’attività di organizzazioni criminali che offrono ai pedofili servizi illegali (turismo sessuale), riservando una parte residuale all’adescamento vero e proprio finalizzato ad un incontro off line. E’ risaputo altresì, che il rischio di contatto tra pedofili e minori, resta statisticamente modesto e può avvenire soprattutto nelle chat, ma recentemente, stiamo assistendo ad un’impennata di episodi che denotano comportamenti a rischio o veri e propri reati, che vedono protagonisti, sia come attori che vittime, proprio i minorenni.

Il presunto anonimato delle navigazioni, con webcam collegate ai dispositivi portatili come gli smartphone o i tablet, rende alcune adolescenti disinibite e le induce, a volte, a spingersi oltre a qualsiasi comportamento ritenuto improponibile nelle relazioni reali. Non è ormai raro, assistere a quello che è chiamato il fenomeno del Dancing Girl, dove ragazzine di dodici –tredici anni, si videoregistrano seminude mentre ballano, postando poi il video on line, al fine di ottenere la maggiore visibilità̀ possibile. Dopo questo primo approccio in rete, seguono comportamenti ben più pericolosi. Parliamo ad esempio del caso della cosiddetta Candy Girl (ragazza candida), che nel nuovo glossario dei comportamenti devianti on line, recentemente distribuito on line dal Ministero della Giustizia – Dipartimento per la Giustizia minorile, è definito come comportamento a rischio. La condotta deviante consiste, in questo caso, nel denudarsi davanti a una webcam per poi vendere le foto in cambio di ricariche telefoniche o regali di scarso valore economico. Da questo comportamento, secondo di chi interagisce con l’autore minorenne, possono emergere condotte criminali di vario tipo: art. 600 bis c.p. (sfruttamento della prostituzione minorile), art. 600 ter c.p. (pornografia minorile), art. 600 quater c.p. (detenzione di materiale pornografico), art. 600 quater 1 c.p. (pornografia virtuale), art. 609 undicies c.p. (adescamento di minorenni). Non sempre i comportamenti disinibiti hanno però come scopo finale un interesse economico da parte dei minori. I genitori, dovrebbero prendere consapevolezza del fatto che i nostri adolescenti, sono molto incuriositi dal mondo della pornografia e, per questo, a volte non esitano a cedere a richieste di estranei che li inducono a spogliarsi in chat, offrendogli analogo servizio in cambio. Il mondo della pedopornografia, ha bisogno di alimentarsi continuamente d’immagini e video e, per questo, ricorre a un'antica tecnica ormai consolidata. I molestatori, adescano minori on line, utilizzando le piattaforme più notoriamente frequentate dalle prede, in altre parole social network (Facebook, Twitter, Instagram) e instant messaging (we chat, whatsapp ecc.) e cercano di entrare in confidenza con i giovani. Inizialmente affrontano argomenti generici e comunque d’interesse per i ragazzi/e (magari offrendosi come aiuto per fare i compiti o parlando con competenza dei loro stessi interessi). In seguito, dopo avere consolidato la conoscenza ed essere divenuti il centro degli interessi affettivi e cognitivi della giovane vittima introducono gradualmente discorsi sul sesso, fino ad arrivare a chiedere immagini di nudo o incontri in video chat dove il minore è, a volte, guidato in una masturbazione in diretta. Dall'altra parte della chat, naturalmente, oltre al pedofilo puro, ci potrebbe essere una persona che ha a che fare con il mondo della pedopornografia (spesso del sesso opposto, ingaggiati come esca per trovare materiale porno) che non avrà nessun problema a spogliarsi e masturbarsi davanti al minore inducendolo così a fare altrettanto offrendogli un’esperienza sessuale insperata. La scena, offerta dal minore inconsapevole, viene logicamente filmata dall'altra parte dello schermo e poi utilizzata con scopi predefiniti. I video così ottenuti, servono ad alimentare i database della pedopornografia, che fruttano circa 13milioni di dollari giornalieri al pedo business, oppure, sfruttati come forma di ricatto nei confronti del minore che ha partecipato alla video chat, per indurlo a sborsare denaro o fornire altri e più gravi servizi sessuali al pedofilo di turno. Il pedofilo, venuto in possesso del video, ricatta poi l’adolescente, minacciandolo di divulgare ai familiari le immagini o postarle su you tube, chiedendo in cambio altri video o immagini, oppure un incontro off line. In questo caso, se si tratta di veri pedofili, questi potrebbero anche contrattare con il minore, proponendogli prestazioni sessuali passive (sesso orale o masturbazione) in cambio di somme di denaro, sempre sottendendo alla minaccia di divulgazione delle immagini acquisite in precedenza. In quel caso, le difese psicologiche del ragazzo/a sono messe ancora più a dura prova, poiché a fronte della minaccia percepita, c’è il miraggio di un facile guadagno scevro da violenza (ad es. il fatto di essere sottoposto a un atto sessuale orale in cui il minore è il "beneficiario" e oltretutto a pagamento, sembra a volte non spaventare la vittima). Il gap generazionale degli adulti, che a volte impedisce di prevenire queste situazioni, va combattuto con la propensione all’aggiornamento da parte dei genitori e con il continuo dialogo con i figli adolescenti. Questi ultimi, devono essere allertati sui rischi cui vanno incontro e portati a conoscenza di tale situazione contingente che sta imperando nel web e che rappresenta una vera minaccia per il lor benessere psicologico e fisico. Non bisogna mai esitare, inoltre, a denunciare fatti simili alle forze dell'ordine, anche per impedire che altri minori, magari meno seguiti dai genitori, possano restarne vittime. E’ triste ammetterlo, ma i ricatti che seguono all’acquisizione d’immagini e video pornografici, ottenuti con le tecniche sopra narrate, non riguardano solo il mondo dei minori. Sempre più spesso molti adulti cadono nella rete di queste porno-truffe. Prosperose e disinibite signorine si fingono improvvisamente attratte da adulti maturi, conosciuti (cercati) casualmente su social network, sottoponendoli subito ad una forma lampo di grooming a loro insaputa. A questi confusi Don Giovanni, non sembra vero di avere la fortuna di poter assistere a spogliarelli o fruire di cyber sesso gratuito e, per questo, non esitano a cedere alle richieste delle lussuriose fanciulle, quando, dall’altra parte del video, li invitano a masturbarsi insieme a loro. Nel frattempo, le porno-truffatrici, videoregistrano le improbabili e miserabili performance del Latin lover di turno e subito dopo passano alla fase del ricatto. Questo modus operandi e questa nuova forma di truffe on line, che, per ovvi motivi, non vengono quasi mai denunciate, contribuiscono al proliferare di nuove forme di reato tipiche del web. I furbi (o coloro che si credono tali), come abbiamo potuto costatare, spesso stanno da ambo le parti del video e allora dovremmo chiederci, se davvero possiamo accusare gli adolescenti, di essere troppo ingenui, quando sono proprio gli adulti a cadere…nella rete. Basterebbe allora fare tesoro delle parole di una famosa canzone di Riccardo Cocciante, dicendo all’avvenente ragazza che ci invita a spogliarci: “e adesso spogliati, come sai fare tu…ma non illuderti, io non ci casco più…”.

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