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Bambini sicuri ! (?)

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Quanti si sono posti spesso questa domanda? 

Negli ultimi anni, i media ci hanno informati di numerosi casi di maltrattamenti di bambini, agiti da categorie di persone che invece dovrebbero garantire affetto e cura. Parliamo di educatori e quindi maestre e simili. 

La sicurezza dei bimbi è continuamente messa in discussione. Nelle scuole i bambini dovrebbero essere al sicuro, in quanto il genitore affida il proprio figlio ad una seconda famiglia, o almeno crede che lo sia, purtroppo non è sempre così. 

Lontani da occhi indiscreti, educatori poco corretti, si arrogano il diritto di maltrattare bambini a loro affidati, sia in modo psicologico, sia fisico. L’educazione però non si ottiene con la violenza o con la rabbia e questo è un fatto risaputo e scientificamente provato. 

Come può un bambino imparare da maestre che usano la violenza e non riescono a mantenere la pazienza con chi ancora non è in grado neanche di difendersi da solo? 

E’ noto, nella letteratura classica (già con Quintigliano con Institutio oratoria databile tra il 90 e il 96 d.C.) e nella ricerca clinica, che il bambino maltrattato, sarà così segnato, nella sua vita futura, e potrebbe anch’esso sviluppare comportamenti violenti da adulto. In alcuni casi potrebbe perdere la fiducia nel prossimo, chiudendosi in se stesso, sentendosi in colpa e credendosi lui la causa di tutto. 

Tutto questo si traduce con il tradimento da parte delle maestre nei confronti della scuola , le quali avevano giurato di prendersi cura dei bambini, il tradimento della scuola verso i genitori i quali avevano affidato i figli in mani che credevano “sicure”. 

Come si può arginare questo problema? Sarebbe utile, con il consenso dei genitori e del dirigente scolastico, mettere delle telecamere all’interno delle classi, nei corridoi, nei luoghi dove i bambini sono a contatto con gli insegnanti. Prevedere, prima delle assunzioni di insegnanti, un colloquio di tipo psicologico, per valutare le eventuali criticità caratteriali di coloro che andranno a interagire con i piccini. 

Nelle strutture scolastiche, potrebbe esserci una figura di supporto come psicologi o counselor, in grado di aiutare alunni e insegnanti nei momenti di bisogno. I genitori a loro volta dovrebbero prendere subito sul serio il problema esposto dal bambino, per poi prendere i dovuti provvedimenti al fine di tutelare il proprio figlio. 

La vulnerabilità dei bambini è maggiore laddove i controlli scarseggiano o gli adulti non si comportano come tali e, un altro “non luogo” dove il bambino può incorrere in pericoli, da lui non percepiti tali, è proprio all’interno delle mura di casa. Parliamo dell’uso del computer e soprattutto di internet. Le generazioni di oggi sono affascinate dalla Rete e da quello che il web può offrire. I rischi sono molti, tra i più pericolosi l’incontro con persone malintenzionate. Mandereste mai vostro figlio di 8/12 anni in giro da solo? 

La risposta credo sia per tutti no, perché è sicuramente pericoloso lasciare uscire da solo un bambino così piccolo, ma alcuni genitori, per non incorrere in questo pericolo, preferiscono lasciare ore e ore il figlio da solo su internet dove può entrare in contatto con tutto il mondo e con persone di ogni genere e intenzione. La pedofilia on line, negli ultimi anni, si è molto diffusa soprattutto grazie alla nascita del social network Facebook. 

La percentuale dei minori non accompagnati durante la navigazione, da parte dei genitori (dati statistica ICAA 2008) è del 24%, mentre i genitori del tutto assenti sono il 58%. Per un bambino, capitare su un sito pornografico occasionalmente è frequente, infatti, il 52% del campione intervistato, ha vissuto questa esperienza. I pedofili online utilizzano internet per soddisfare la propria sessualità e sono diversi rispetto ai loro paritetici della tipologia classica. Generalmente sono di sesso maschile, razza bianca e l’età va dai 18 anni ai 25 anni. 

Per la prima volta assistiamo a un gap generazionale, dove saranno i bambini stessi a dover insegnare ai genitori a utilizzare internet, per mettere in condizione gli adulti, di continuare ad adempiere il loro ruolo di educatori e garantire così, maggiore protezione dei figli. 

Per prevenire e arginare i pericoli della navigazione su internet, i genitori potrebbero imporre delle piccole regole per l’utilizzo d’internet (orari, argomenti ecc.), interagire con i figli e condividere gli interessi per la rete, chiedendo di volta in volta cosa stanno cercando sul web, con chi parlano, mostrando interesse e curiosità senza mai sembrare invadenti o indagatori. Questo potrebbe essere un ottimo spunto per riprendere il dialogo che in alcune famiglie non è più presente. 

Il bambino non deve essere lasciato solo a se stesso, né durante la navigazione né nella vita reale, deve essere educato a non comunicare informazioni a persone che non conosce, e a non fidarsi di persone dietro lo schermo che potrebbero rivelarsi diverse da quello che vogliono sembrare di essere. La presenza del genitore è fondamentale e, a tal proposito, potremmo utilizzare alcuni consigli che spesso si trovano in rete: 

  • Mettere il computer in un posto di passaggio nella casa, come ad esempio in cucina o nella sala dove il genitore è presente;
  • Utilizzare il parental control, per decidere orari ben precisi per l’utilizzo del computer e filtrare la rete per assicurare che il bambino non entri in siti non adatti.

Insegnanti più preparati e adeguati, genitori più presenti e informati, potrebbero contribuire a preservare la sicurezza psico-fisica del bambino, per farlo crescere in modo sereno e senza preoccupazioni non adatte alla sua età, garantendoci un adulto migliore nella società di domani. 

Questo articolo è nato da un progetto universitario di pedagogia interculturale dell’università scienze per l’investigazione e la sicurezza di Narni. Creato da Chiara Caccetta, Loris Coccione, Antonio Coi, Bryan Gori, Maria Monteleone, Federico Straito.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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