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GASLIGHTING, il lato oscuro del Femminicidio

Gaslighting e femminicidio - collage Gaslighting e femminicidio - collage

Di Francesco Caccetta[1] 

 

È un'incognita ogni sera mia
un'attesa pari a un'agonia
troppe volte vorrei dirti no
ma poi ti vedo e tanta forza non ce l'ho….



Inizio questo mio articolo sulle note di una famosissima canzone scritta da un grande artista, che da poco ci ha lasciati, Franco Califano (testo) e Dario Baldan Bembo (musica), inciso nel 1973 da Mia Martini.

Il titolo della canzone è “Minuetto” ballo originatosi in Francia da una danza popolare della regione del Poitou, che divenne danza di corte durante il periodo barocco. La derivazione della parola sembra appunto risalire al francese e significa "piccolo passo", giacché la danza era appunto caratterizzata da passi minuti, come quelli che facciamo ogni giorno, nel contrastare la violenza sulle donne.

I giornali e i media in genere, ci hanno abituati alla spettacolarizzazione, alla mercificazione delle notizie e non c’è giorno che non leggiamo storie raccapriccianti che abbracciano l’intera branca dei crimini con dettagli sempre più ricercati e d’effetto.

Le persone si abituano così al sensazionale, al turpe linguaggio mediale degli omicidi, delle violenze sessuali e sui minori. Sono coniati nuovi termini per descrivere un tipo di violenza reiterata e costante, infame e indegna di una società che vuole dichiararsi civile.

Uno tra questi, il cosiddetto “Femminicidio”, ormai utilizzato in tutti i salotti della televisione e in gran parte dei titoli dei giornali, accompagnato sempre da storie di forte violenza, impattante e deplorevole. Siamo ormai (purtroppo) abituati a leggere, sentire e vedere storie assurde di violenza sulle donne, spesso finite con l’omicidio della vittima, il tutto accompagnato da interviste a parenti e amici che continuano a chiedersi perché è successo. Domanda legittima, perché è veramente inspiegabile il fatto che una donna possa morire così, nonostante le denunce e i provvedimenti (deboli?) della Legge e delle forze dell’ordine sull’offender.

Purtroppo le dinamiche di ogni omicidio sono diverse e peculiari e spesso non è possibile applicare la Legge in maniera migliore di com’è applicata, anche se, all’occhio del cittadino profano, sembra sempre inadeguata. Inoltre, non sempre l’epilogo nefasto è determinato dalla minore efficacia della legge, ma anche dall’indifferenza delle persone, sempre più evidente in una società individualista come la nostra.

Rispetto al record negativo raggiunto nel 1991 - riferisce lo studio della Fondazione ICSA – il numero di donne uccise è straordinariamente aumentato. Nel 1991 esse rappresentavano soltanto l’11% delle vittime, mentre oggi, superano il 25%, come dire che in Italia oltre ¼ delle vittime è donna. Osservando i dati degli ultimi anni, si stima che nel nostro Paese ogni 96 ore circa, una donna viene uccisa per mano del marito, fidanzato, convivente o ex, con una incidenza del fenomeno che è decisamente maggiore nel nord Italia.[2]

Non si può neanche dare una risposta ai tanti omicidi, perché la società odierna è frenetica, siamo continuamente sottoposti a stress psicofisico e i disturbi di personalità e/o le malattie mentali in genere sono molte più di quanto immaginiamo, ma io terrei ben distinti gli ambiti degli omicidi da quelli delle varie forme di violenza.

Credo che i primi siano atti spesso irrazionali dovuti all’istintività del momento e quindi riconducibili alla totale perdita di controllo da parte dell’autore materiale, mentre le violenze, possono essere profondamente premeditate, cercate e studiate, per trarne un piacere personale o un raffinato e orribile modo per raggiungere i propri (terribili) scopi.

Solo l’ignoranza e la mancanza di rispetto fanno agire l’uomo così. Purtroppo, la cultura italiana, ma non solo la nostra, è impregnata di stereotipi ed errati giudizi, causati da antichi (ma non tanto) retaggi intellettuali, che portano spesso a confondere comportamenti di abuso con atti di sana gelosia, tanto iconizzati dalla nostra ricca cultura cinematografica, arrivando, sciaguratamente ancora spesso, a legittimare alcuni comportamenti ignorandone il segnale di pericolo estremo che invece trasmettono.  

Non da meno, esiste una letteratura, anche straniera, che, pur logicamente in parte adeguata alle varie sfaccettature sociologiche di ogni epoca, si è spesso (oggi direi in maniera inopportuna) prodigata, nel fare apparire le donne come soggetti da dominare e/o desiderose di essere dominate, sollecitando, a volte, la mente malata di alcuni potenziali o sistematici offender. Ricordiamo ad esempio e fra tutti, un brano del famosissimo racconto di Oscar Wilde, “Il ritratto di Dorian Gray dove l’interprete principale, in un dialogo con Lord Henry, si sentiva rispondere: “Temo che tutte le donne apprezzino la crudeltà, la crudeltà pura, più di qualsiasi altra cosa. I loro istinti sono meravigliosamente primitivi. Le abbiamo emancipate, ma esse rimangono schiave sempre in cerca di un padrone. Amano essere dominate.

Nonostante saremo tutti d’accordo, che la nostra società ha ormai una morale completamente diversa e che la visione è cambiata, credo di poter dire, che ancora siamo lontani da una sostanziale e proclamata presa di coscienza. Nello stesso tempo, posso dire che stiamo facendo passi avanti grazie alla sensibilità di molti addetti ai lavori nel campo della Criminologia, primi fra tutti Marco Strano e Luciano Garofano (e anche molti altri), che con le loro pubblicazioni scientifiche, tradotte in libri di successo, portano alla luce questa violenza sistematica che gli uomini compiono nei confronti delle donne. Meritano anche di essere citate le numerose associazioni di volontariato per la difesa delle donne come la famosa e operativa “Donne per la sicurezza Onlus” con la sua brava Presidente Barbara Cerusico.[3]

Gli autori appena citati, attraverso pubblicazioni e incontri mirati con potenziali vittime e forze dell’ordine, cercano di contrastare il problema e sensibilizzare gli addetti ai lavori riguardo queste tematiche di grande impatto sociale, mentre le associazioni fungono da punto di riferimento, di informazione e di sostegno psicologico e legale, accompagnando le donne maltrattate verso il superamento dello stato di disagio provocato dalle violenze subite.

Nei miei studi e nell’esperienza diretta acquisita con la mia professione, ho avuto modo di costatare che purtroppo, l’impegno degli operatori della sicurezza e della Giustizia, poco conta, di fronte al silenzio (spesso voluto) delle vittime e delle persone che le stanno vicine. Come ormai ho avuto modo di affermare in altre discussioni, che abbracciavano anche altri ambiti della sicurezza, solo un’attività di prevenzione condivisa e diffusa può fare la differenza nel contrasto del crimine in genere.

Ci sono reati che potrebbero essere evitati o almeno contrastati con decisione, se solo se ne venisse a conoscenza in epoca embrionale. Quelli contro le donne rientrano sicuramente in questa casistica. Primo fra tutti lo Stalking, sempre più contrastato dalle nuove norme in vigore, grazie anche al supporto dell’ammonimento e del divieto di avvicinamento per lo stalker, ma c’è un altro efferato crimine ancora poco noto ma a mio avviso più permeante dello Stalking perché ha le fattezze di un pericoloso virus e spesso uccide senza lasciare traccia. Sto parlando del Gaslighting.

Anche se con grandi difficoltà, le violenze fisiche alle donne alla fine possono emergere, a volte con esiti nefasti, ma per la loro natura, fortunatamente, non è sempre facile che passino completamente inosservate, anche a causa degli evidenti segni che le percosse subite lasciano sul corpo. Questo è logicamente di grande aiuto sia per le vittime, sia per le persone che stanno loro vicine, anche al fine di attivare le misure del caso, magari parlandone con le forze dell’ordine o con parenti e amici, innescando comunque un qualcosa destinato a dare dei risultati o comunque prodromico ad attivare le figure di aiuto.

Ma quando le violenze non sono fisiche? Quando la persona abusante mette in atto comportamenti mirati a minare con astuzia, la base della fiducia che la vittima ripone in se stessa, dei suoi giudizi di realtà, facendola sentire confusa fino a dubitare di stare impazzendo?

Questo è il Gaslighting, una tecnica di crudele e infida manipolazione mentale, un’ignobile abilità dell’offender, che riesce a mettere in dubbio le percezioni reali della vittima, facendola dubitare di se stessa.

Il termine deriva da un'opera teatrale del 1938 Gas light (inizialmente nota come Angel Street negli Stati Uniti), e dagli adattamenti cinematografici del 1940 e 1944 (quest'ultimo conosciuto in Italia come Angoscia). La trama tratta di un marito che cerca di portare la moglie alla pazzia manipolando piccoli elementi dell'ambiente, e insistendo che la moglie si sbaglia o si ricorda male quando nota questi cambiamenti. Il titolo origina dal subdolo affievolimento delle luci a gas da parte del marito, cosa che la moglie accuratamente nota ma che il marito insiste essere solo frutto dell'immaginazione di lei.[4]

In un influente articolo intitolato Some Clinical Consequences of Introjection: Gaslighting ("Alcune conseguenze cliniche dell'introiezione: Gaslighting"), gli autori argomentano come il Gaslighting coinvolga la proiezione e l'introiezione dei conflitti psichici dal molestatore alla vittima: questa imposizione è basata su un tipo molto particolare di "trasferimento"... di conflitti mentali dolorosi e potenzialmente dolorosi'[5]

È un crudele comportamento manipolatorio, con il quale l’offender, tende a far sì che la sua vittima dubiti di se stessa e dei suoi giudizi di realtà e inizi a sentirsi confusa, fino a credere di stare impazzendo; alla vittima è tolta la speranza del domani e ben presto manifesterà problemi psichici e psicosomatici. Il Gaslighting, è logicamente possibile solo nelle relazioni, dove vi è una base affettiva precedente molto forte, una storia d’amore che ha preso un’altra piega per interessi vari (anche economici) da parte del carnefice di turno, una grave forma di perversione relazionale che rende le vittime talmente assuefatte e dipendenti da essere nella maggior parte dei casi inconsapevoli di quello che sta sopraggiungendo.

È la trasformazione dell’amore, una metamorfosi di Kafkiana memoria, con la quale emerge il lato peggiore dell’uomo, che mette in atto diaboliche e artificiose tecniche spingendo la donna alla follia con un continuo vero e proprio lavaggio del cervello.

I segnali da captare non sono facili, in queste situazioni, ma il mio consiglio è di non sottovalutare alcuni piccoli messaggi che sono inviati sia dalla vittima sia dall’autore del Gaslighting. Ad esempio non sottovalutare, se profferite in vostra presenza, frasi rivolte dall’uomo alla sua compagna, del tipo:

- Sei grassa! (magra, brutta, ecc.)
- Scusatela mia moglie è una deficiente!
- Sbagli sempre tutto! Non ne fai una giusta!
- Ma come non ti ricordi! Me l’hai detto proprio tu!
- Non me l’hai mai detto! Te lo sarai immaginato!
- Le tue amiche sono insignificanti, proprio come te!
- Se ti lascio, rimarrai sola per tutta la vita!

Queste e altre frasi simili, sono tutte riconducibili a una vera e propria manipolazione mentale dell’offender e spesso sono confuse con un cattivo ma giustificato come (scelta) personale, rapporto di coppia.

Questo tipo di violenza, a mio avviso più frequente degli atti persecutori (Stalking) ma non per questo meno grave, ha un altro svantaggio per le vittime, poiché anche loro, spesso non si rendono conto di essere ormai incappate in un gorgo psicologico dai tristi sviluppi. Questa forma di aggressività è paragonabile a una violenza gratuita, quotidianamente erogata, capace di annullare la persona che ne è vittima. La donna spesso giustifica il suo carnefice, perché sente di essere lei quella “sbagliata”, non ci sono, infatti, litigi, aspre discussioni, tutto sembra normale, il compagno è amorevole, disponibile, sempre pronto a consolare la sua donna quando si accorge di avere detto qualcosa di sbagliato (provocata o indotta dallo stesso offender) che non la biasimerà per la sua inadeguatezza…

La donna si troverà inevitabilmente costretta da questo comportamento e, piano piano, le sue resistenze si affievoliranno sino a scomparire del tutto, diventando ignaro complice del suo aguzzino.

Un reato, per questo, tra i più ignobili e meno facilmente qualificabili giuridicamente, che spesso sfocia nel suicidio della vittima. Quanti delitti di questo tipo possono potenzialmente restare impuniti? Difficilmente o almeno non sempre si scopre chi provoca o induce la vittima a porre fine alle sue sofferenze psicologiche.

Le sole forze dell’ordine non potrebbero contrastare questo orrendo delitto, perché troppo spesso le vittime non si rivolgono alle Istituzioni, e non cercano neanche aiuto, convinte, come già detto, che siano loro il problema. Per questo occorre una sensibilizzazione di tutti, bisogna suggerire alle donne che riteniamo vittime di questi comportamenti, di chiedere aiuto a professionisti: forze di polizia, psicologi, associazioni di volontariato e di ascolto, avvocati, o magari proponendo di leggere articoli sull’argomento in modo da fornire loro un aiuto anche solo empirico che almeno le aiuti ad affrontare il problema con la consapevolezza della sua esistenza, facendole uscire dal torpore e dalla confusione tipici del Gaslighting.

Bisognerebbe poi agire sui mezzi di comunicazione, in primis sulle scuole, i media in genere, televisione, giornali, pubblicità, in modo da portare il Gaslighting all’attenzione di più persone possibili. Non è pensabile che argomenti meno importanti, come le idee politiche e religiose si siano radicate grazie alla propaganda che se n’è fatta e non si possa fare lo stesso con una piaga così grave come la violenza sulle donne.

Ritornando all’apertura di questo articolo, voglio concludere con un’altra frase della citata canzone di Franco Califano, quel Minuetto cantato dalla grande Mimì, che invito ad ascoltare a tutte le donne, la quale dice: “Costa cara la felicità…meglio la libertà, piuttosto che aspettarti nelle sere per elemosinare amore...”  



[1] Criminologo; Luogotenente dei Carabinieri; Laureato con lode in scienze per l’investigazione e la Sicurezza; Master in Antropologia Filosofica, Criminologia e Tecniche Investigative Avanzate; grafologo della consulenza peritale.

[2] L. Garofano “La prova regina” (Uomini che uccidono le donne)  http://www.convincere.eu/criminologia/item/219-la-prova-regina-uomini-che-uccidono-le-donne

[5] Victor Calef and Edward M. Weinshel, in Edward M. Weinshel/Robert S. Wallerstein, Commitment and Compassion in Psychoanalysis (Routledge 2003) p. 83

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