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C’era una volta: “Lei non sa chi sono io!”

Web ReputationIdentità digitale e Reputazione on line

 

Di Francesco Caccetta[1]

 

Per la lingua italiana, reputazione significa: la considerazione altrui, convenzionalmente sentita come retta misura della qualità o, più comunemente, della moralità[2]

Da ciò se ne deduce che, qualunque comportamento inadeguato o contrario alla pubblica moralità, comporta irrimediabilmente una conseguenza sull’opinione che gli altri hanno di un soggetto, arrivando, in alcuni casi, a condizionarne la vita pubblica.

Il provincialismo, per questo, è stato da sempre una cassa di risonanza abbastanza potente, un’atavica e micidiale forma di Gossip, ma spesso era sufficiente emigrare nel paese vicino, o nelle grandi città, per tornare ad essere dei perfetti sconosciuti con una nuova vita e di conseguenza una seconda reputazione tutta da reinventare!

Anche le notizie di stampa, che riguardavano un soggetto, duravano solo qualche giorno, poi arrivavano nuove informazioni e quelle vecchie venivano dimenticate…non lasciavano tracce e la persona poteva ricominciare una nuova vita.

 

Con l’avvento di Internet e specialmente negli ultimi anni, questo stratagemma, o per molti un ancora di salvezza, non esiste più e ci troviamo a essere denudabili o esposti alla pubblica gogna, ovunque, in pochi istanti e da chiunque abbia una connessione di rete, senza distinzione di età, razza o cultura!

Una semplice notizia che riguarda una persona, pubblicata su un giornale on line, può rimanervi per anni e la più stupida marachella può diventare un marchio a vita.

Se questo, in un certo senso, potrebbe significare solo una difficoltà nel nascondere le proprie défaillance ed essere poi costretti a riconoscere pubblicamente gli errori fatti in passato, è altrettanto vero che chiunque, con pochi click può decidere di rovinare la stima di cui nutrono altri, costruendo reputazioni false ad hoc, con ingiurie, calunnie e diffamazioni, che sarà difficile cancellare, salvo poi, per l’autore, essere perseguibile e soggetto a procedimenti penali o civili.

In effetti, le informazioni che riguardano una persona, possono essere inoltrate alla rete direttamente dall’interessato, o dalle persone che lo conoscono e che ne parlano nel web.

L'insieme delle informazioni e delle risorse concesse da un sistema informatico ad un singolo utilizzatore del predetto sotto un processo di identificazione insieme all'identità che un utente della rete dichiara attraverso website e social network, definiscono l'Identità digitale (Wikipedia).

In poche parole, tutte le informazioni che riguardano una persona e che sono presenti sul web.

Ognuno, dovrebbe provare a fare un po’ di “ego-surfing”, alla ricerca di notizie associate al suo nome, e magari scoprire un mondo che neanche immaginava esistesse e che lo riguarda da molto vicino, con sorprese, purtroppo non sempre piacevoli! Per fare “ego-surfing” è sufficiente digitare il proprio nome e cognome su un motore di ricerca qualsiasi e vedere i risultati.

La reputazione on line, invece, è quello che gli altri pensano di noi, quello che dicono nei social networks, quando qualche persona ci nomina o ci “tagga” su qualche foto, oppure quando compare il nostro nome in qualche articolo o in qualche blog. L’identità digitale riguarda quindi le nostre informazioni personali, spesso inserite nel web da noi stessi, mentre la reputazione on line è quello che gli altri dicono di noi, come gli altri ci vedono e ci descrivono!

Mentre l’identità digitale è abbastanza controllabile, poiché possiamo di solito gestire da soli le notizie che ci riguardano, aggiornandole o togliendone qualcuna che non ci aggrada più, quelle messe da altri, sono invece più difficilmente gestibili e, a volte, purtroppo, incancellabili.

Partendo dal presupposto che Internet non è una testata giornalistica sottoposta a organi di controllo e verifica, (anche perché chiunque può inserire qualsiasi cosa, e di conseguenza non si può parlare di “verità” perché il concetto di verità in Internet è evanescente, fumoso) bisogna, tuttavia, fare i conti con l’importanza sempre più evidente, che la rete sta assumendo nei rapporti di ogni tipo.

Al giorno d'oggi, le statistiche dicono che il 70% dei datori di lavoro, nell’esaminare la domanda di assunzione di un candidato, prende informazioni dalla rete, semplicemente digitando il nome del soggetto esaminato, sul motore di ricerca web. Quella foto scattata durante una festa a casa di amici, con gli occhi allucinati, con gli slip come cappello e lo spinello in bocca, quel post che ingiuria il precedente datore di lavoro messo su un social network, o quei commenti di natura politica o xenofoba lasciati in qualche sparuto blog, non giocano certamente a favore dell’aspirante al posto di lavoro e spesso non lasciano scampo…

Oggi per una persona che cerca un qualsiasi lavoro, non è più sufficiente il solo curriculum. Le esperienze e la sua formazione, devono rivelarsi anche all’interno di una rappresentazione coerente del sé digitale offerta dai nuovi media[3].

Bisogna pensare, e soprattutto insegnare ai nostri figli a pensare, che negli anni si cambia e potremmo tutti pentirci di quello che ormai abbiamo reso pubblico.

Siamo tutti sottoposti alla legge di E bay, siamo quotati in base ai feedback che abbiamo guadagnato e quelli che abbiamo rilasciato! Gli effetti reputazionali sono importanti, maggiori sono i feedback guadagnati, migliore è la possibilità di venderci bene!

Detto questo, mi viene in mente una teoria di Edgar Morin che parla di “Ecologia dell’Azione”. Il sociologo, dice che, quando un’azione è decisa e messa in atto, questa non segue necessariamente il progetto di chi l’ha pensata, ma si modifica a seconda dei contesti nei quali si realizza e può avere esiti inaspettati. Per questo, è sempre importante fare attenzione alle scelte che si fanno, tenendo conto del fatto che ogni azione è una scommessa, che va controllata mettendo in atto una strategia, per poter prontamente intervenire sulla stessa azione, cercando di orientarla al fine di avere un esito positivo[4]. E questo è ciò che avviene esattamente sul web, per questo bisogna fare attenzione a ogni singola cosa che è immessa nella rete e che riguarda noi o qualcun altro, che potremmo irrimediabilmente danneggiare, non senza, tra l’altro, seguiti anche di natura penale. Le notizie, le foto, i commenti, i tag, una volta lanciati nella rete, difficilmente possono essere cancellati in maniera definitiva. Basti pensare a quante persone, in pochi secondi possono avere copiato sul loro computer quella foto, quel post, quel collegamento ipertestuale, per poi custodirlo o pubblicarlo su altri siti, blog, social network e chi più ne ha più ne metta…in una sorta di vortice indefinito e infinito. Il concetto di Ecologia dell’azione di Morin rende bene l’idea e può aiutarci a riflettere sul cosa fare, ma soprattutto su cosa non fare.

A questo punto, ci saranno i puritani del web, che urleranno le loro ragioni ad avere sempre dubitato di questo moderno sistema di comunicazione, vantandosi di non essere mai entrati nella rete, di non avere profili su social network e di avere a malapena un indirizzo mail, perché “non ne possono fare a meno”. A questi signori posso rispondere che è ormai opinione diffusa, che non avere una reputazione sul web, equivale ad averne una pessima, perché, nel linguaggio dell’internauta, significa non avere combinato mai niente nella vita. Il motto di oggi è: “Navigo, ergo sum!”

Per riflettere ulteriormente sull’importanza della reputazione on line, giova prendere atto della nascita di una nuova professione, che da qualche tempo dilaga sul web, sui motori di ricerca, su You Tube e su molti blog: Il “Reputation Manager” detto anche spazzino del web. Questa nuova figura professionale, nasce per l’esigenza di ricerca, analisi e monitoraggio dei contenuti e della reputazione on line. La comparsa, relativamente recente (2004), di questa nuova professione e relativo business, non può fare altro che confermare l’importanza del tema e l’attenzione che merita da parte di tutti noi.

Nessuno può sfuggire dai rischi della rete, ma ognuno può fare qualcosa per limitare i danni. Suggerisco quindi di fare spesso ego surfing, essere parchi nell’immettere informazioni personali nella rete e di conseguenza pensare bene a quello che stiamo per scrivere sugli altri. Questo senz'altro per evidenti motivi etici e morali, ma anche e soprattutto per evitare di incappare in spiacevoli cause civili o penali che possono prevedere condanne di natura pecuniaria o restrittive della libertà personale.

Chiudo citando un autore a me caro, Oscar Wilde, che quando ancora non c’era la rete, con doti predittive già diceva: “Si può sopravvivere a tutto al giorno d'oggi tranne che alla morte, e si può far dimenticare ogni cosa eccetto una buona reputazione.



[1] Criminologo; Luogotenente dei Carabinieri; Laureato con lode in scienze per l’investigazione e la Sicurezza; Master in Antropologia Filosofica, Criminologia e Tecniche Investigative Avanzate; grafologo della consulenza peritale.

[2] Devoto Oli, Vocabolario della lingua italiana ed.2010, Le Monnier, Milano 2009;

[4] Edgar Morin “I Sette Saperi Necessari All’educazione Del Futuro”,  Milano, Cortina, 2001

 

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