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I MEDIA COME STRUMENTI DELLA COMUNICAZIONE

Quando si parla di media si usa la parola latina “medium” al plurale, in quanto si vuole indicare un sistema di media come un insieme di mezzi di comunicazione tra loro interdipendenti.

La televisione, il cinema, il libro, la stampa, la radio, il telefono, sono un fenomeno comunicativo molto complesso e sarebbe riduttivo confinare il termine media unicamente all’oggetto in se stesso.
Esso è un termine che ingloba la struttura sociale, il profilo psicologico degli individui che ne fanno uso e le relazioni che ogni media intrattiene con la struttura sociale, economica, giuridica, scientifica e linguistica.

Il primo aspetto da considerare è il rapporto tra medium e linguaggio che esso veicola. Si possono distinguere due tipi di media: i monocodice sono quei media che veicolano messaggi codificati in un solo codice primario, ad esempio il libro; i media pluricodice sono quelli che hanno la capacità di veicolare messaggi prodotti con linguaggi diversi. Si pensi ad esempio al cinema, dove agiscono insieme al testo il linguaggio del corpo, dei gesti, delle immagini e la musica e tutti contribuiscono a costruire un codice cinematografico dotato di caratteri suoi specifici, differenti da quelli della televisione.
Il rapporto tra media e linguaggio non è mai estrinseco e strumentale. Al contrario ogni medium ha la tendenza a generare un linguaggio comunicativo suo proprio o a modificare le caratteristiche dei linguaggi che, prima della sua comparsa, erano veicolati da media differenti.
I codici linguistici appartenenti ad un medium del passato si trasformano, evolvono e si traducono nel medium successivo, lasciandone però inalterate alcune caratteristiche fondamentali (principalmente le caratteristiche tecniche). Le varie fasi di transizione da un medium ad un altro non sono tra loro distinte, ma sono un processo di accumulazione in cui i segni, i segnali e i sistemi per comunicare si sovrappongono; quindi ogni media non sostituisce il precedente, ma vi si combina.
Un aspetto che caratterizza i diversi media riguarda il rapporto comunicativo e la relazione quantitativa tra mittente e destinatario che ciascun medium istituisce o privilegia. La televisione, la radio, la stampa, il libro, rappresentano il mittente che produce il messaggio verso molti destinatari che lo ricevono e si limitano a decodificarlo, ma il processo comunicativo è unidirezionale.
Il telefono, invece, è un esempio di medium orizzontale dove esistono una pluralità di mittenti e destinatari che possono scambiarsi i ruoli: avviene così la comunicazione bidirezionale.
L’evoluzione dei media orizzontali ha prodotto la rete telematica, Internet, dove si realizza l’interazione collettiva.
Tra tutti i media, quelli che hanno avuto un ruolo predominante nella comunicazione sociale contemporanea sono i mass media, o mezzi di comunicazione di massa. L’adozione di un modello di comunicazione unidirezionale ha portato, però ad una forte asimmetria tra un unico mittente (es. la televisione) e i molti destinatari, che non possono in alcun modo interagire e ribattere.
“Nella definizione di mass media convergono altri aspetti: in primo luogo i destinatari sono considerati come un massa indifferenziata e passiva; in secondo luogo, i contenuti della comunicazione tendono ad assumere un livello qualitativo uniforme e livellato verso il basso; infine, poiché il rapporto comunicativo è asimmetrico e unidirezionale, i mass media possono svolgere la funzione di apparati di persuasione di massa e divenire uno strumento della propaganda politica e della persuasione commerciale: la pubblicità”.
Mc Luhan, nei suoi scritti, a partire dagli anni sessanta, ha proposto un’analisi affascinante sui numerosi strumenti della comunicazione ed il computer. Per indicare tali strumenti ha utilizzato più volte il concetto di media e proprio per merito suo il termine media è diventato la parola chiave nella scienza della comunicazione. “Il medium ossia il processo del nostro tempo – la tecnologia elettrica – sta riplasmando e ristrutturando i modi dell’interdipendenza sociale e ogni aspetto della vita individuale”.
Sul medium non ha mai dato una definizione rigorosa e precisa, ma si è limitato a definirlo come una qualsiasi tecnologia che crei estensioni del corpo e dei sensi, dall’abbigliamento al calcolatore.
Per questo ha riunito all’interno di questo concetto, fenomeni che ricadono nella sfera dei codici, come il linguaggio verbale e la scrittura, tecnologie che sono da far rientrare nei canali della comunicazione come la stampa ed il telefono.
La sua famosa affermazione “Il medium è il messaggio” è stato interpretato da molti nel senso che, nella comunicazione, ciò che conta non è il contenuto, ma il mezzo strumentale con cui si vuole comunicare.
Il concetto di medium che egli ha cercato di elaborare non era tecnico meccanicistico, ma “un complesso sistema costituito da un apparato tecnologico, dalle relazioni tra un apparato tecnico e i processi percettivi-cognitivi dell’uomo, dal rapporto tra apparato e linguaggi della comunicazione, dalla funzione che tale sistema assume nel contesto delle relazioni sociali”.
“Medium è il messaggio” esprime il momento in cui la comunicazione viene mediata da uno strumento; le caratteristiche tecniche di tale apparato agiscono sulla percezione del messaggio stesso, definendo il campo di possibilità entro cui possono svilupparsi sia la forma sia i contenuti della comunicazione.
Poiché sulla comunicazione si basano pensiero e conoscenza individuale, intesi come forma di cultura, ne consegue che gli strumenti del comunicare siano fattori di trasformazione del pensiero, della cultura e quindi della società.
Tra i mezzi di comunicazione di massa è la televisione quella che ha avuto la più profonda ed estesa influenza sulla società e sulla cultura contemporanea elevandosi a prototipo per eccellenza dei mass media e dei loro presunti effetti negativi. Accanto alla natura asimmetrica della comunicazione, un ruolo fondamentale viene giocato dalle caratteristiche semiotiche del messaggio televisivo. La televisione è un prodotto molto complesso perché, all’interno di questo interagiscono immagini, parole e musica; il messaggio televisivo impegna fortemente i sensi dello spettatore, la cui attenzione viene fortemente assorbita.
La caratteristica principale è l’effetto realtà che le immagini proposte producono: ciò che vediamo sul video ci appare, con inganno, come un’immagine reale del mondo.
L’insieme delle caratteristiche della comunicazione televisiva tende a limitare il ruolo attivo degli spettatori nella ricezione e conferisce al messaggio televisivo una forte carica persuasiva. Quando si progetta un prodotto che verrà utilizzato dal medium tv, si deve essere in grado di concentrarsi, non solo, sugli aspetti tecnici relativi alla produzione di quel prodotto, ma su ciò che la presenza di quel prodotto provocherà sui suoi utenti, sull’area sociale in cui verrà usato e di come le caratteristiche sociali, culturali di quell’area, a loro volta, ne condizioneranno l’uso.
Ad ogni epoca corrisponde un mutamento nella vita sociale e con esso due trasformazioni: da una parte l’impatto di una società differente sui suoi media, dall’altra una differente esposizione delle persone ai media. Sulla base di questi presupposti, coloro che creano dietro le quinte, devono essere in grado di comprendere quale sia la natura del processo di comunicazione tra le persone e verificare come la presenza dei media interviene, mutando, secondo determinate caratteristiche, tale natura.
La televisione propone al pubblico messaggi omogenei, sempre meno attenti alle differenze di gusto, e sempre più inclini ad evitare livelli alti di argomentazione. Essa è diventata il veicolo preferito della cosiddetta cultura di massa, ed insieme agli altri mass media, è considerata da moltissimi intellettuali, uno degli strumenti di controllo sociale più efficienti nelle mani delle classi dirigenti per mantenere lo status quo, ed una delle principali cause di massificazione sociale.
Horkheimer e Adorno hanno parlato, in proposito, di una vera e propria alienazione delle reazioni più intime dell’uomo, causata dai media in generale.
E’ vero però che “si può riproporre il tema di una cultura di massa come cultura esercitata a livello di tutti i cittadini. Il che non significa neppure che cultura di massa sia cultura prodotta dalle masse; non c’è forma di creazione collettiva che non sia mediata da personalità più dotate che si fanno interpreti di una sensibilità di una sensibilità della comunità in cui vivono.
Quindi non si esclude la presenza di un gruppo colto di produttori e di una massa di fruitori; salvo che il rapporto da paternalistico diventa dialettico: gli uni interpretano l’esigenze e l’istanza degli altri”.

 

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