Cultura

VIVERE SUL CONFINE

(da una corrispondente da Nowe Piekuty, Polonia Orientale)

Mi chiamo Renata e vivo a Nowe Piekuty, un piccolo paese immerso nella campagna del Podlaskie, non lontano dal confine con la Bielorussia.

Qui, la guerra in Ucraina non è una notizia lontana: è una presenza costante, un rumore di fondo che accompagna ogni giornata, ogni convoglio militare che passa, ogni movimento oltre il filo spinato ricorda che la pace in Europa non è più scontata. Da quando la Russia ha invaso l’Ucraina e Minsk ha messo il proprio territorio al servizio dell’esercito russo, la nostra vita è cambiata, le unità della NATO ora percorrono strade dove un tempo passavano solo turisti o camionisti e le basi militari si sono moltiplicate, la quotidianità si mescola a una tensione sottile, mai del tutto assente.

Noi che viviamo sul confine abbiamo imparato a convivere con un senso permanente di allerta, le scuole organizzano esercitazioni di evacuazione e molte famiglie tengono pronte borse con documenti e medicinali.

Non è panico, è prudenza, una nuova forma di normalità.

Ricordo bene le prime ondate di rifugiati ucraini nel 2022: donne, bambini, anziani arrivavano esausti, con una valigia e un volto segnato dalla paura, la nostra comunità li ha accolti con calore e spontaneità ed oggi l’aiuto continua, ma la stanchezza è palpabile, la guerra sembra non finire mai, e anche la compassione ha bisogno di respiro.

La vicinanza con la Bielorussia genera timori particolari, di recente, un drone non identificato è stato avvistato a circa otto chilometri da Nowe Piekuty, volando a bassa quota prima di scomparire in direzione est, episodi come questo alimentano il senso di vulnerabilità tra gli abitanti.

Si parla anche di altri movimenti sospetti nella foresta e di campagne di disinformazione che cercano di seminare paura e divisione, il governo ha rafforzato i controlli e la presenza militare, ma noi che viviamo qui sentiamo di trovarci in una zona di equilibrio instabile, dove un singolo incidente potrebbe cambiare tutto. Un tempo avevamo amici e parenti dall’altra parte del confine; oggi quei rapporti si sono quasi del tutto interrotti.

Quella che era una linea di incontro è diventata una barriera fredda e sospettosa.

Dal mio villaggio, ai margini della campagna e dell’Europa, vedo con chiarezza quanto il continente sia cambiato, la sicurezza non è più garantita, e la solidarietà è diventata una forma di coraggio civile, la Polonia si sente oggi avamposto dell’Occidente, e la consapevolezza geopolitica è entrata nelle scuole, nelle conversazioni di ogni giorno.

Non lontano da queste zone si trova la Tana del Lupo, il quartier generale di Hitler nascosto tra i boschi di Gierłoż, un luogo che ancora oggi ricorda quanto la guerra sia stata davvero vicina e quanto la storia continui a vivere in queste terre di confine, eppure, nonostante tutto, conservo una speranza: che la guerra non cancelli l’umanità, che il confine torni un giorno ad essere un luogo di incontro e non di paura.


Renata – Nowe Piekuty, Polonia orientale

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