Cultura

#museivaticani

Oggi ho percorso i lunghi corridoi dell’ultimo Impero, ai #MuseiVaticani.

Lo splendore della bellezza e del potere.

Di bello c’è tutto: dal contenitore al contenuto magnificamente conservato e,  soprattutto,  offerto piuttosto che messo in mostra. 

Sembra infatti di poter percorrere le antiche stanze della storia della tua famiglia, il tuo popolo, dove gli avi hanno inanellato i loro ricordi. Tanto è che ti sono affidati, senza essere messi sotto chiave o dentro a una teca, per goderli senza graffiarli, cosa che potresti facilmente fare. 

In tal senso, il Museo condivide gli oggetti e neppure ha bisogno di raccontarli con suoni e luci tecnologici per quanto ciascuno di loro, di per sé, è in grado di presentarsi affascinandoti.

Del potere, poi, c’è la massima consapevole esposizione, a cominciare dalla narrazione centenaria che ne fa la pinacoteca. 

I quadri antichi, smaglianti di colore, ci ricordano di una religione che insangua l’azione del cavaliere e la battaglia procurando le motivazioni che la trascendono. 

In quei quadri i cristi sono eroi e i farisei sono nemici, i papi uomini di governo, i santi condottieri e le donne marie e maddalene insieme.

Esplosioni di una umana laicità che fa diventare quotidiane anche le profondità del cielo.

I Musei Vaticani sono la sublimazione dell’estetica del potere: siamo fortunati di poterne godere, dobbiamo essere consapevoli di affondare le  nostre radici in una cultura unica,  irripetibile e dannatamente nazionale che ora dobbiamo preservare. 

Cultura nazionale e italica come le epigrafi nella Galleria delle Carte Geografiche bene declamano ricordando un’Italia fortunata per gente, clima e territorio: prima tra i Paesi del mondo.

Una cultura che ora quasi si vuole cancellare.

In Vaticano è più facile ritrovare l’orgoglio italiano che nella istituzioni nazionali.

Marco Lombardi

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