Politica

Lavoro pubblico: finalmente sono caduti gli strumentali ed interessati pregiudizi

Udite, udite! Sul Messaggero di martedì 30 novembre, a pagina 9 si legge con sorpresa che:” l’ostacolo del titolo di studio non sarà più un vero ostacolo nella Pa, ovvero basterà l’esperienza, 15 anni, per fare il salto che conta”. Disapprovo con severità l’incipit dell’articolo: ”da sportellisti a funzionari”, perché un giornale come Il Messaggero che basa le sue vendite sugli acquisti che di esso fanno i pubblici dipendenti, la maggior parte dei quali residenti a Roma, quell’incipit ne riduce l’autorevolezza e lo colloca nella categoria dei giornali che sanno fare solo becero pettegolezzo.        

         Quindi, ritornando nel merito della notizia e per la portata di quello che all’ARAN stanno introducendo nell’articolato del Contratto delle funzioni centrali, non può sfuggire che ci sia stato sicuramente un preventivo assenso del ministro Brunetta.

         Cosa si scopre, se va in porto quel contratto molto innovativo sulla capacità, da parte dei contraenti (Sindacati e ARAN), di aprire gli occhi sulla realtà del pubblico impiego; ma scontatissimo se finalmente prevale la logica e la realtà dei fatti che ne declina e ne sostanzia da sempre lo svolgimento dell’attività?

         Si scopre che il ministro Brunetta, la cui visibilità e caratura politica è unicamente circoscritta sulla reiterata denigrazione dei pubblici dipendenti -ricordiamo tutti che l’epiteto più gentile era quello di essere definiti fannulloni – oggi, trovandosi folgorato sulla via di Damasco, ovvero sulla necessità di dare concreta e qualificata realizzazione a quanto prevede il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, scopre l’acqua calda; ovvero, che la capacità a svolgere l’attività che qualifica la Pubblica Amministrazione  non risiede nel titolo di studio ma solo nell’esperienza e nella competenza acquisita svolgendo quotidianamente questo lavoro.

        Ci voleva la pandemia per illuminare il nostro  ministro, come dire meglio tardi che mai!

        Sempre, se il contratto delle funzioni centrali va in porto, questa chiamiamola tra virgolette rivoluzione, ci fa scoprire quello che già sapevamo; ovvero che le Università esistenti in Italia, nel percorso delle varie tipologie di studi, spesso conferiscono un titolo perfettamente inutile, in quanto esso, alla prova pratica, risulta decisamente scollegato e distante dalla specificità dei fatti che nella realtà dovrebbero caratterizzarlo.

       Per chiosare queste considerazioni ricorriamo volentieri al grandissimo Gigi Proietti . Ebbene, in uno dei tanti aneddoti con i quali ci ha arricchito nella gioia e nella riflessione della vita, Proietti raccontò che in un condominio di Trastevere al pianterreno c’erano due portoni di fronte dove in uno di questi comparve un cartello con su scritto: “vendesi chitarra”; il giorno dopo sul portone di fronte c’era un cartello con la seguente scritta: “ERA ORA, LI MORTACCI TUA!”.

      Ecco, vogliamo salutare con un po’ di questa sagace ironia la conversione di Brunetta alla realtà!

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