Politica

CHI MAI SARA’ IL 13° PRESIDENTE A SALIRE SUL QUIRINALE?

Rispondere a questo quesito non è certamente facile; perché seppure la Costituzione, per la prima carica dello Stato, ha cucito addosso un abito di puro equilibrio tra i poteri per cui lo svolgimento del ruolo ha sempre una sostanzialità formale; non sempre e non tutti i predecessori dell’attuale presidente si sono attenuti a questa previsione costituzionale.

           Se vogliamo dare un’occhiata ai numeri che hanno portato all’elezione dei precedenti 12 presidenti, scorgiamo che per esempio al primo scrutinio sono stati eletti Enrico De Nicola, Francesco Cossiga e Carlo Azeglio Ciampi; tutti gli altri hanno necessitato di più scrutini per essere eletti; i recordman di questo particolare aspetto sono stati Giovanni Leone (23), Giuseppe Saragat (21) e Oscar Luigi Scalfaro (16). Quello eletto con il maggior numero dei voti (832 su 1011 pari all’82,3%) fu Sandro Pertini, seppur al sedicesimo scrutinio!

           Buona parte di questi presidenti, ognuno per il proprio carattere, per la propria cultura, per la provenienza politica e per la propria sensibilità istituzionale, chi in negativo chi in positivo, ha lasciato un segno indelebile. Ricordiamo tutti Cossiga, quasi alla fine del proprio mandato, che sferzava i partiti incapaci di adeguarsi con sagge proposizione politiche al mondo in veloce evoluzione finanziaria ed economica.

          Come, non può essere taciuto, il famoso “NON CI STO” di Scalfaro, il quale dall’alto della sua sbandierata e religiosa onestà, si rifiutava di dare conto dell’uso dei fondi riservati per le attività di intelligence; un atteggiamento che rasenta la mascalzonata istituzionalizzata. Mentre, va menzionato con un lodevole ricordo Ciampi per aver dato e fatto riscoprire non solo il valore della nostra bandiera ma soprattutto la profondità patriottica dell’Inno nazionale!

           Al presidente Mattarella un rimprovero va mosso senz’altro: l’assurda confezione normativa della legge elettorale che porta il suo nome, perché proprio in questi anni che hanno registrato una degenerazione normativa per quanto riguarda le elezioni di Camera e Senato, poteva farsi promotore di una piccola ma salutare modifica alla sua legge, ovvero l’abolizione della quota proporzionale.

           Si avvicina la data del 2 o 3 febbraio per l’elezione del nuovo presidente della repubblica ed inevitabilmente su tutti i mass-media i boatos, su chi può essere investito della carica, si sprecano. Si parla di una figura femminile perché sarebbe la prima donna a salire al Quirinale. Si parla di Silvio Berlusconi che scatenerebbe, visto il marciume del nostro sistema giudiziario, il tiro al piccione di quasi tutte le Procure della repubblica.

           Eppure, l’uomo che ha la necessaria esperienza politica, che ha frequentato tutti i colori politici, che capisce benissimo tutti i sapori del brodo di coltura in cui sguazzano i partiti politici, che in questo momento si è ritirato dietro le quinte del teatrino politico; dico quest’uomo c’è ed è Pierferdinando Casini.

Domenico Pavone

Montorio al Vomano 25/10/2021

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