Politica

UN DEMORALIZZATO APPELLO AL PRESIDENTE MATTARELLA

Gentile Presidente,
le recenti cronache politiche ci obbligano ad occuparci di Lei, la sua personalità è sempre stata molto discreta, contraddistinta da un agire felpato, dove, molto formalmente, si distingue un rispetto della nostra Costituzione quasi liturgico; ma, come tutte le liturgie, Iesuites docent, si scivola spesso nella simulazione delle intenzioni.
Ebbene, caro Presidente, le cittadine e i cittadini italiani, a partire dal 1992, anno di “MANI PULITE”, sono stati obbligati ad attraversare, con una estenuante fatica fatta di disoccupazione, di elevata fiscalità e progressiva perdita di ricchezza, un deserto determinato dalla classe politica che dal 1992 in poi si è alternata al governo del paese fino ad approdare alle tristissime ed ineffabili incapacità di proposte politiche dei soggetti che attualmente sono seduti sugli scranni del Senato e della Camera dei Deputati, che dire: uno squallore certificato dalla crisi di Governo!
La constatazione di questo ineludibile evento – respingendo la richiesta di andare alle urne, pretesa molto cara alle Meloni di turno che sono spinte non dalla consapevolezza di possedere sane ed efficaci capacità governative, ma solo dagli effimeri e per ora favorevoli sondaggi – l’ha obbligata a cercare qualcuno che, con le proprie qualità e con le proprie acquisite competenze, fosse stato capace di attraversare indenne quel deserto asfissiante subito dalla gran parte degli italiani.
Quel qualcuno è Mario Draghi. Per cui data la situazione, c’è da sperare che quanto prima sciolga la riserva con la quale ha accettato l’incarico da lei conferitogli e si cominci finalmente a respirare aria nuova con decisioni politiche auspicabilmente sensate e lontane dallo sperpero di pubblico denaro, come i banchi di scuola a rotelle o le varie altre regalie studiate per conservare un consenso elettorale!
Allora, viva Draghi, purché da ex direttore generale del Tesoro, non dimentichi che la spesa pubblica viene esercitata in base alle competenze di spesa assegnate e, soprattutto, non chiuda gli occhi come fece Tremonti il quale, per far fronte all’inarrestabile crescita del debito pubblico, operava tagli trasversali alla spesa; mentre sarebbe stato sufficiente capire se le annuali leggi di bilancio avessero modificato o ridotto alcune delle tante competenze e comprendere che anche la dotazione dei fondi per la spesa doveva essere susseguentemente ridotta.
Ma, caro Presidente come si fa ad arrivare a questo desolante panorama costituito dalle attuali forze politiche? Lei, certamente ne sa qualcosa non foss’altro per la responsabilità che comunque si deve assumere come relatore e conferitore del nome (Mattarellum) a quella riforma della legge elettorale della Repubblica italiana, attuata in seguito al referendum del 18 aprile 1993, con l’approvazione delle leggi 4 agosto 1993 n. 276 e n. 277, che introdussero nel nostro paese, per l’elezione del Senato e della Camera dei deputati, un sistema elettorale misto.
MISTO APPUNTO! Ma, incapace di corrispondere alla volontà dei cittadini che facendo esercizio del loro diritto sancito dall’articolo 48 della Costituzione, scelgono votando i candidati che nel corso della campagna elettorale nei singoli collegi uninominali si svelano i più capaci e i più credibili nell’esercizio del potere politico. Signor Presidente, si sarà mai chiesto come mai le personalità più in vista nei propri settori di competenza non si avvicinano alla politica, ma piuttosto la fuggono?
Le motivazioni risiedono proprio in quelle leggi che portano latinizzato il suo cognome; perché, solo lì si prevede che un candidato bocciato nella competizione elettorale in un collegio uninominale possa essere eletto con la quota proporzionale della sua legge; solo lì è consentito cambiare casacca politica in barba all’indicazione che i cittadini esprimono con il loro voto; sempre lì, si può essere plurieletti perché ci si candida in più collegi, in maniera tale che con questa previsione si snaturi fino ad azzerarlo il vincolo che nel collegio naturalmente si crea tra eletto ed elettori e si lascia spazio agli immancabili lacchè del capo arrivati secondi, e dulcis in fundo si prevedono le liste civetta da collegare ai vari partiti per razzolare con i migliori scarti ottenuti ulteriori seggi.
Considerata la gravissima situazione in cui si trova il nostro Paese, è impossibile non accorgersi che la citata legge elettorale abbia creato significative criticità agli elementari principi filosofici e giuridici che caratterizzano ed ispirano un sistema elettorale maggioritario. Da quella imprevidente riforma elettorale si è sempre più assistito ad una degenerazione del sistema, connotata dall’elezione dei nominati dal partito, nonché dal ricorso alle firme false per abilitarsi come lista alla competizione elettorale, e non si ha alcun timore a fare i brogli elettorali, perché, per venirne a capo, i tempi processuali hanno una lunghezza biblica e il D.P.R. 30 marzo 1957, n. 361 ovvero la norma che disciplina e dà le istruzioni per gli adempimenti da svolgere nel seggio elettorale, se lo si analizza per bene contempla, per chi se scoperto falsifica i verbali, una irrisoria sanzione penale (reclusione da due a otto anni) e un altrettanto irrisoria sanzione amministrativa (multa da 1.000 euro a 2.000 euro).
Caro Presidente, si faccia promotore, con la sua moral suasion, presso gli attuali parlamentari di un invito ad emanare una legge elettorale il cui impianto maggioritario sia certamente evidente ma ripulito di tutte le gravissime pecche che sappiamo. Si congeda dall’alta carica che ricopre con questo spero pressante tentativo di arrivare ad una nuova legge elettorale e non smetteremo mai di ringraziarla per averci ridato la possibilità di far crescere nella società, non più inquinata da una pletora di incapaci, solo donne e uomini che ci guideranno nel futuro perché capaci di farlo onestamente con le loro rilevantissime professionalità e competenze.

Domenico Pavone


Domenico Pavone

Teramo 08/02/2021

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