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DIPENDENTI AMBASCIATE ESTERE IN ITALIA: PERPLESSITÀ DEL FEDAE-CEUQ

GD – Roma, 9 gen. 21 – Ci sono perplessità del FEDAE CEUQ, il sindacato che rappresenta i dipendenti delle ambasciate straniere in Italia, sulla nuova disciplina che regola il loro rapporto di lavoro. Questa disciplina interessa i lavoratori delle 141 ambasciate estere accreditate presso il Quirinale, le 107 riconosciute presso la Santa Sede e le 96 alla FAO.
L’avv. Angelo Calandrini, dell’ufficio legale del FEDAE CEUQ, afferma infatti che “pur accogliendo favorevolmente il rinnovo della disciplina del rapporto di lavoro dei dipendenti delle Ambasciate straniere in Italia, infatti, ha denunciato il vuoto di tutela di fronte alle gravi e ripetute violazioni dei diritti dei lavoratori da parte delle Ambasciate, ed il permanere di una situazione di disparità di trattamento sul versante fiscale che stringe questi lavoratori in una morsa pericolosa”.
Con una nota poi rileva che “spiace infatti dover constatare l’assenza di unitarietà nell’azione delle altre sigle sindacali firmatarie, più impegnate a rivendicare tessere ed iscrizioni che a lottare per il pieno ed effettivo riconoscimento dei diritti fondamentali di questa categoria”.
Poi si annota che “da tempo ormai i lavoratori rivendicano equità fiscale e rispetto delle leggi italiane in materia di lavoro che sembrano seguire percorsi contrapposti e contrastanti. Da un lato, infatti, il fisco procede ciecamente all’accertamento di imposte sul lavoro e all’irrogazione di sanzioni direttamente nei confronti dei dipendenti che hanno sempre creduto in buona fede che lo stipendio loro versato fosse già decurtato delle trattenute fiscali come per tutti i lavoratori dipendenti, dall’altro si riconosce alle Ambasciate un’inammissibile facoltà (non l’obbligo) di applicare tali trattenute sulle retribuzioni dei lavoratori”.
La FEDAE CEUQ sottolinea pertanto che “così si scopre una nuova categoria di lavoratori dipendenti che seppur priva di autonomia organizzativa, ha responsabilità ed oneri tipici di un lavoratore autonomo”.
“Da altro punto di vista risulta imbarazzante, oltre che inammissibile, l’indifferenza delle istituzioni e degli enti di vigilanza di fronte alle reiterate denunce di violazioni dei diritti, anche quando venga minacciata la salute di questi lavoratori. Più volte, infatti, è stato impedito all’Ispettorato Nazionale del Lavoro di accedere alle sedi delle ambasciate straniere in Italia per effettuare ispezioni o sopralluoghi. Parimenti risulta precluso, nella maggior parte delle ambasciate straniere in Italia, l’esercizio del diritto e delle libertà sindacali, punito con veri e propri licenziamenti immotivati e a carattere ritorsivo. Ciò risulta intollerabile in uno Stato di diritto, specie ove si consideri che la stessa disciplina del rapporto di lavoro opera un rinvio alle norme del diritto del lavoro e alle leggi dello Stato italiano”, si sostiene da parte del FEDAE CEUQ, secondo il quale “tutt’altro che compiuto appare quindi il cammino verso il pieno rispetto dei diritti di questi lavoratori”.
“Occorre dire chiaramente se alla disciplina del rapporto di lavoro possa riconoscersi indubitabile efficacia di legge, se questi lavoratori italiani, e quelli che italiani non lo sono ma che sono residenti in Italia, possano agire davanti al giudice del lavoro italiano e vedersi riconosciuta la tutela effettiva per un loro diritto leso. Se sia legittimo che molte ambasciate straniere in Italia, in barba alla richiamata disciplina, assumano in base a contratti di lavoro che si riferiscono al diritto dello Stato della rappresentanza straniera, redatti in lingua straniera e che per qualsiasi controversia con il datore di lavoro si preveda la giurisdizione del giudice straniero”.
Per FEDAE CEUQ “occorre che la politica accolga le istanze di tutela di questa categoria, contemplando nella prossima riforma fiscale in discussione misure di definizione agevolata delle situazioni debitorie pendenti e pregresse che rischiano di mettere in crisi centinaia di lavoratori e di famiglie già in difficoltà, procedendo, al contempo, ad un riassetto delle regole fiscali relative al rapporto tra ambasciate straniere italiane e questi lavoratori che elimini ingiustificati privilegi e garantisca parità di trattamento fiscale”.
Infine la Federazione sindacale precisa che “finché non sarà fatta chiarezza su questi aspetti fondamentali del rapporto di lavoro con le ambasciate e non saranno garantiti i diritti di questi lavoratori, continueremo la nostra battaglia nelle aule di giustizia e in tutte le sedi deputate”.

Fonte: Giornale Diplomatico

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