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164° Anniversario della Polizia di Stato.

Arrivo in ufficio e non riconosco l’entrata… vasi di rose rosse a riempire il marciapiede.

Entro e non riconosco l’ingresso… piante enormi in corridoio.
Sì, è proprio il mio ufficio.
Oggi più istituzionalizzato che mai.
Il Presidente. Presente.
I Presidenti di Camera e Senato. Presenti.
Il Capo della Polizia. Presente.
Il Ministro dell’Interno. Presente.
La figura che più mi è piaciuta, a prescindere dalla carica istituzionale, anche se apparentemente “triste”… il Presidente. Non si è mai girato verso coloro, tutti, che scattavano foto con macchinette fotografiche e cellulari… non è un divo, lui, è il Presidente.
La Banda, gli schieramenti, il tappeto blu steso, l’unità cinofila (cani meravigliosi), la Lamborghini, le macchine, le moto, gli stendardi e le bandiere, le medaglie d’oro e gli atleti delle Fiamme Oro.
Poi, per la solita solfa della sicurezza: finestre degli uffici rigorosamente chiuse e terrazzo vuoto (dal quale ci hanno letteralmente cacciati via!).
Quello che più mi inquieta di queste manifestazioni è che gli agenti degli schieramenti e della banda, complice il sole cocente chiamato per l’occasione, cadevano giù come mosche. Barelle che andavano e venivano per raccogliere chi si era liquefatto e non aveva più le forze di rimanere ligio e diritto come un fuso.
Ecco, mi domando il perché. Scusate, lo so, sono “solo” una dipendente civile.

 

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