Cultura

MASADA: SUPERBA FORTEZZA CHE SI ERGE COME UN PUNTO ESCLAMATIVO NEL MEZZO DEL NULLA

Fonte: Anticae Viae (facebook) 

Ultima fortezza degli Zeloti contro i Romani, nelle cui mani cadde dopo un leggendario assedio e un suicidio collettivo, Masada è quello che rimane di un fortilizio costruito su di una roccia isolata, alta 300 mt., presso la sponda ovest del Mar Morto. Probabilmente fondata nel periodo Asmoneo (II sec. aC.) venne definitivamente fortificata al tempo di Re Erode (37-4 a.C.).


“Novecentosessanta furono le vittime e la data dell’eccidio fu il quindici del mese di Xanthico. I romani, che s’aspettavano di dover ancora combattere, verso l’alba si lanciarono all’attacco. Non vedendo alcun nemico, non riuscivano a capire che cosa fosse accaduto. Quando furono di fronte alla distesa dei cadaveri, ciò che provarono non fu l’esultanza di aver annientato il nemico, ma l’ammirazione per il nobile proposito e per il disprezzo della morte con cui tanta moltitudine l’aveva messo in atto.” – è questa la chiusura del racconto di Flavio Giuseppe che racconta la fine dell’Assedio della legione di FLAVIO SILVA a Masada.
MASADA: LA GUERRA GIUDAICA E L’ASSEDIO DELLA LEG X FRETENSIS.
La fortezza cadde nella primavera dell’anno 73 dC. dopo che i romani della LEGIO X FRETENSIS avevano innalzato faticosamente una strepitosa rampa per colmare il dislivello che faceva della rocca di Masada una fortezza naturale apparentemente imprendibile. A Masada si erano rifugiati gli ebrei ribelli di Eleazar Ben Yair, impegnati nella ribellione ebraica. I difensori, di fronte alla prospettiva di cadere nelle mani dei legionari, soppressero i propri familiari, poi estrassero a sorte dieci di loro che uccidessero gli uomini, e infine fra questi dieci uno che desse la morte agli altri nove, e che si sarebbe poi suicidato. Si salvarono solo due donne e cinque bambini, nascosti per sfuggire al suicidio collettivo.
Chi torna oggi a Masada, può ancora vedere i CASRA, il VALLVM all’intorno e l’AGGER dell’assedio.
MASADA: MITO O REALTA’?
Oggi Masada è considerata il simbolo di un eroismo sfortunato e dell’afflato verso la libertà e contro la tirannia (per tali motivi l’UNESCO ha dichiarato nel 2001 i resti della fortezza di Erode patrimonio dell’umanità). Addirittura i soldati dello Tzahal, le forze armate israeliane, vi compiono il loro giuramento, promettendo “mai più cadrà Masada”.
Una visione oleografica, coi ribelli-buoni e gli imperialisti-cattivi che però inizia a mostrare la corda: gli studi dell’archeologo israeliano Nachman Ben-Yehuda – ordinario dell’Università Ebraica di Gerusalemme nel dipartimento di Sociologia ed Antropologia – ridisegnano ampiamente la vicenda, e tratteggiano una versione più realistica degli eventi. “Quando esaminiamo a fondo […] la Grande Rivolta e Masada, semplicemente non abbiamo alcun ritratto di eroismo. Il contrario. I racconti narrano la storia di una fatale (e discutibile) rivolta, di un gigantesco fallimento e della distruzione del Secondo Tempio e di Gerusalemme, di massacri di ebrei su larga scala, di differenti fazioni di ebrei che combattevano e si ammazzavano a vicenda, di suicidi collettivi (un atto non visto con favore dalla fede ebraica) perpetrato da un gruppo di terroristi e assassini il cui “spirito combattivo” può essere stato incerto.”
Resta il simbolo della forza inarrestabile di Roma che, sedata la rivolta, ristabilì di nuovo la tanto cara PAX ROMANA.

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