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 Vele.

Cosa vi fa venire in mente questo termine? Immagino libertà... viaggio... e poi?

 

La vela ha quella forma caratteristica che le permette di utilizzare la forza del vento per generare propulsione. E andare. E trascinare con sè l’imbarcazione, i mozzi, i marinai, gli eventuali ospiti. E solcare il mare. E andare.

Vi stupireste dei risultati che potreste trovare digitando il termine ”vele” su internet. Tra i tanti significati ce n’è uno in particolare che è proprio quello che ho cercato e di cui vorrei parlare.

“Le Vele”.

Spesso si ignora il valore delle cose e delle persone. Iniziamo con l’importanza dal punto di vista architettonico di questo complesso: Le Vele.

Si tratta dei sette edifici (di cui ora ne rimangono quattro) costruiti nella seconda metà del Novecento nella periferia nord di Napoli. L’idea iniziale dell’architetto Di Salvo era quella di realizzare un quartiere residenziale, ispirandosi ai princìpi di Le Corbusier, che avesse oltre agli alloggi anche spazi per il gioco e centri di socializzazione. Purtroppo non sempre le idee si sposano con la realtà e l’agglomerato di appartamenti è diventato quel che noi oggi conosciamo come il quartiere di Scampia. Vi dice qualcosa?

Dovrebbe, perché ne hanno parlato libri e telegiornali e cinema. E se ne parla sempre come il quartiere simbolo del degrado, del malaffare, della droga, della camorra e della criminalità in genere. L’intera Napoli-male pare che sia riunita qui. L’intera Italia-male pare che si sia rifugiata qui.

Tutte le strutture di socializzazione previste nel progetto iniziale sono venute a mancare, in più, il terremoto dell’Irpinia del 1980, suo malgrado, ha dato il via alle occupazioni abusive da parte degli sfortunati rimasti senza casa. Si aggiunga anche la mancanza totale della presenza dello Stato: il primo Commissariato fu insediato solo nel 1987, circa una decina di anni dopo le prime occupazioni. A questo punto non sembrerà poi così strano come sia stato facile per la malavita locale prendere pieno possesso della zona e dei suoi abitanti.

Pare che Scampia sia il quartiere con il più alto tasso di disoccupazione di tutta Italia, reso tristemente famoso sia da storie di cronaca nera che dal film Gomorra, dove è stato, in parte, girato.

Ho detto prima che spesso si ignora il valore delle cose e delle persone. Ci hanno sempre insegnato che “non bisogna fare di tutta l’erba un fascio” e invece ci ritroviamo intrappolati tra fili spinati che non riusciamo a tagliare e davanti a muri che non siamo in grado di abbattere perché è più facile convivere con i pregiudizi che oltrepassare la frontiera. Già, perché le frontiere le abbiamo anche in Italia. Tra nord e sud, tra quartiere e quartiere.

“SE LA FELICITÀ NON LA TROVI CERCALA DENTRO”.

Questa è una delle frasi che si trova scritta sui muri di Scampia.

Questa è una delle frasi presenti nel libro di Raffaele Sivolella: “Inferno e paradiso”.

Un libro che fa riflettere, scritto con mano leggera ma non per questo meno graffiante. Una raccolta di storie, “un intreccio di storie” come si trova in quarta di copertina, che racchiude le testimonianze di sedici ragazzi di Scampia non solo riguardanti lo scorrere delle loro giornate ma anche, e soprattutto, il loro desiderio di rivalsa e il loro sogno di uscire dai luoghi comuni. La loro voglia di essere considerati non perché legati a qualche notizia triste ma perché vivi e attivi e pieni di speranza come tutti i giovani del nostro paese e del mondo intero. Lo scrittore Raffaele Sivolella, è nato a Napoli ed è riuscito nell’intento, non facile, di farsi raccontare le speranze, i tanti sogni, le “mazziate”, la “strafuttenza”, le pistole e la droga accarezzate prima e lasciate poi, il dolore, le guerre dei clan e la grande forza che questi ragazzi hanno voglia di far conoscere. Ragazzi che hanno trovato in Raffaele autore, un altro come loro, un Raffaele amico, un Raffaele sbandato, un Raffaele deciso a spiegare le vele. Non da solo.

A Scampia esistono molte Associazioni, elencate e ben descritte nel libro, che fanno da collante per tutti quei giovani che desiderano costruirsi un futuro migliore, che li coinvolgono in attività pulite, lecite e che danno un valore aggiunto al quartiere che tutti conoscono solo per “sentito dire”, ma che pochi hanno realmente visitato. Sicuramente per paura, per pregiudizio, per mancanza di volontà.

A Scampia esistono molte persone che si attivano per realizzare i sogni e le speranze dei giovani, ci sono i professori, le scuole che funzionano, gli istituti che aiutano.

Le riflessioni dei ragazzi dell’istituto “Vittorio Veneto” di Scampia sono ben scritte, ben raccordate dall’ausilio dell’autore e sono uno dei tanti segni di rinascita che pervadono il quartiere, insieme alla costruzione di nuovi alloggi e alla nuova facoltà di medicina in via di ultimazione.

I ragazzi di Scampia non ci stanno a sentire su di loro il marchio della criminalità.

Non ci stanno a essere strumentalizzati dai media.

I ragazzi di Scampia non sono Gomorra.

I ragazzi di Scampia hanno anche un’altra scritta sui loro muri, che recita così: “QUANDO IL VENTO DEI SOPRUSI SARÀ FINITO, LE VELE SARANNO SPIEGATE VERSO LA FELICITÀ”.

Questo piccolo libro, di poche pagine, arriva dentro come un pugno, un diretto che non lascia sconti. Solo lividi.

I ragazzi di Scampia sono, devono, essere orgogliosi di dire da dove provengono.

Ringrazio Raffaele per aver risposto onestamente alle mie curiosità e per aver apprezzato la mia proposta di scrivere queste poche parole su di lui e sul suo bel libro.

E tu, che stai ancora leggendo, ci sei mai stato a Scampia?

Per dovere di cronaca aggiungo che potete ordinare il libro in tutte le librerie; a Roma lo trovate da Mangiaparole, in Via Manlio Capitolino 9, oppure sul sito della Casa Editrice: Edizioni Progetto Cultura.

 

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