Cultura

Telemaco, la nuova risorsa

Nel disfacimento totale di un sistema che, pur frantumato, resiste a se stesso, osserviamo come il nuovo si stia affacciando all’orizzonte con caparbia determinazione.

Gli archetipi di ancoraggio stanno mutando sensibilmente, e per sostenere questo cambiamento è necessario comprenderlo.

Come già spiega bene Massimo Recalcati, stiamo assistendo ad una sostituzione di valori di riferimento che fanno capo a figure ben definite nella nostra storia culturale; mi riferisco a tre personaggi mitologici di chiara fama: Edipo, Narciso e Telemaco.

Andiamo con ordine: Edipo, in conflitto con la figura paterna, è stato incarnazione attiva di ben due generazioni, quella del mitico ’68 e quella succedanea del ’77. Della seconda, ancorché in erba, ho fatto attivamente parte e quindi a pieno titolo posso esprimermi; è stato un momento esaltante ideologicamente e pregno di appassionata vitalità che si è espressa sostanzialmente nella contrapposizione all’autorità e alle istituzioni sia politico/giuridiche che morali ed etiche, caratterizzata dunque da profonda ribellione al sistema, con derive talora anche distruttive e devianti (gli anni di piombo ne sono un esempio).

Da protagonista posso testimoniare come, alla sensazione di procedere verso nuovi lidi col vento in poppa, si sia sostituita, dall’inizio degli anni ’80 una sorta di narcosi collettiva all’interno della cerchia dei miei coetanei, che come una cappa sentivo gravarmi addosso mentre il senso di incomunicabilità aumentava sensibilmente. E’ quello che accade quando l’interlocutore, l’altro da te, in questo caso la società nel suo complesso, cambia archetipo di riferimento rispetto a quello a cui noi internamente, e spesso a livello inconscio, aderiamo. 

Come spiego nel video “cos’è un archetipo?“, ogni figura di riferimento ha le sue leggi e le sue trame da seguire; è come procedere su un determinato binario e non su altri: stando sul tuo treno, puoi vedere i treni che passano di fianco a te, ma ognuno procede su un binario univoco e verso diverse direzioni e destinazioni. 

E’ così che accade di sentirsi alieni al mondo che ci circonda, incapaci di scambio e interazione.

Negli anni ’80, il mito di Narciso è stato sostenuto abilmente dall’avanzare del  thatcherismo e dal contrasto da parte dell’ideologia del liberismo al preesistente ideale economico keinesiano. Questo ha generato generazioni fortemente orientate ad un meccanismo egocentrato, basato, come Narciso, sull’immagine e specificamente sull’immagine di sè. 

Niente più lotte sociali dunque, scomparsa significativa di contestazioni verso il “padre” sistema, ma ricerca parossistica di un edonismo costruito sul consumo e sul profitto che lo genera.

Qui basti ricordare che Narciso si sottopone ad una sorta di lento suicidio, non potendo raggiungere l’oggetto del suo amore, ovvero la fallace sua immagine riflessa. 

Ed è esattamente questo quello che sta accadendo alla classe media europea, e certamente italiana, che, irretita da falsi miti e accecata dal baluginio di beni voluttuari firmati e variegati orpelli, avendo distrutto l’autorevolezza della saggezza insieme alla bieca autorità, e perdendo di vista il senso del proprio destino per conformarsi ai propri capricci, adesso vede sgretolarsi il fulgore della sua stessa immagine, non potendo trovare, nel riflesso, una risposta.

Ebbene la risposta, il senso, è nel nuovo mito; nella sostituzione consapevole di un diverso riferimento culturale, che ponga le basi per un procedere alternativo: Telemaco.

Figlio di Odisseo e Penelope, dà vita alla Telemachia, cioè ai primi 4 canti del poema omerico. In essi non c’è padre, Ulisse, ma solo il figlio, Telemaco, alla sua ricerca. Il giovane, ormai raggiunta l’età per comprendere, capisce che l’assenza del padre – principio etico – ha fornito ai Proci – parassiti dimoranti da anni nella reggia (ci ricorda qualcosa?) – la possibilità di insediarsi incontrastati e insidiare la madre Penelope – terra di saggezza e pazienza -. La vicenda termina con il ritorno di Ulisse e con la cacciata dei Proci da parte di padre e figlio, finalmente insieme per il raggiungimento di un intento comune.

Trasporre l’archetipo nella realtà odierna è sin troppo semplice: la crisi del conservatorismo liberistico e capitalistico è sotto gli occhi di tutti, e questo genera una radicale revisione dei rapporti sociali e comunitari, nonchè, soprattutto, una nuova visione di noi stessi alla luce di rinnovati valori interni e priorità. Ritrovare la forza dei principi di solidarietà e di sostegno delle radici, e agganciarli alla vitalità della libera espressione scaturente dalla giovane linfa, è la sintesi di questo archetipo salvifico (come testimonia concretamente Ferruccio di Paolo su Convincere nello spiegare la sintesi costruttiva tra messaggi istituzionali e web operata da Obama nella gestione del processo comunicativo alla nazione dopo i fatti di Boston). 

Ogni passaggio è foriero di paure, mistificazioni, errori di giudizio, difficoltà; il compito di noi tutti è quello di attuarlo con coraggio, determinazione e coscienza, nell’ottica di creare, possibilmente consapevolmente, un diverso orizzonte a cui affacciarsi e nel quale sperare e costruire per noi e per le generazioni a venire.

Fonte: http://apassoleggero.blogspot.it/2013/05/telemaco-la-nuova-risorsa.html

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