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Non è vero ma ci credo(no)!

Segni degli zingariNON È VERO MA…CI CREDO(NO)!

I segni degli Zingari, una leggenda che fa ancora paura!

Francesco Caccetta[1]

Torna la crisi (se mai se ne fosse andata) e tornano antiche paure!

Ultimamente, ho avuto modo di riscontrare che, molta gente chiama le centrali operative delle forze di polizia per segnalare la presenza di “strani segni” sui lampioni o sugli alberi, o sui muri vicini alla propria abitazione. I segni non hanno niente a che fare con quelli ciclostilati che circolano in rete, e molto prima in fotocopie parrocchiali, cosiddetti degli zingari, ma la generalizzata inquietudine che ormai pervade la nostra società crea un allarme (forse) spropositato.

I “segni degli zingari”, facilmente individuabili in rete, nelle immagini dei motori di ricerca, dagli studi fatti in materia da autorevoli personaggi[2], trovano giusta collocazione in un ossimoro, quello che io mi azzardo a definire una veritiera menzogna, un luogo comune spacciato per vero!

Nonostante nel tempo, si sia ampiamente dimostrata l’infondatezza di questa raccolta di segni, molte persone, giustamente preoccupate da ondate cicliche di furti nel territorio nazionale, ne subiscono il negativo fascino e la conseguente apprensione, trascurando a volte quelle che invece dovrebbero essere le normali accortezze del caso per evitare di essere derubati.

A mio avviso, data la grande divulgazione in diversi paesi europei, questo volantino stilizzato, ricorda un po’ il famoso libro “I savi anziani di Sion”, riportato in discussione negli ultimi anni da Daniel Pipes[3], di cui  nei secoli, ed ancora oggi in qualche parte del mondo, non è stato possibile arrestarne la divulgazione ne la disponibilità a crederci davvero.

La diffusione e la disponibilità a crederci, del misterioso volantino con i segni (o alfabeto dei Zingari), è verosimilmente legata ad alcuni retaggi tipici della nostra rappresentazione del diverso. Gli zingari sono nomadi, difficilmente si legano ad un posto ed alle persone che ci vivono anche se la loro presenza si mescola da secoli con le nostre genti, sono pregni di storie misteriose, segrete, occulte o magiche e tutto questo alimenta la fantasia degli uomini e contribuisce al diffondersi delle paure e ad una inutile forma di discriminazione, che comunque non giova certo alla auspicata percezione della sicurezza.

L’origine di questi segni, è legata in ogni caso al linguaggio dei vagabondi e risale verosimilmente agli anni 20’ del XIX secolo, quando, a causa della profonda crisi economica caratteristica di quel periodo storico, ci fu un incremento di persone senza fissa dimora che si muovevano attraverso gli stati e che raggiunsero un numero abbastanza elevato.

E’ facile capire, che il linguaggio degli “Hobo” (così venivano definiti dagli americani  i vagabondi), tendeva a fornire una sorta di codice di sopravvivenza, un’abitudine che attraverso segni convenzionali, permetteva a chi sarebbe venuto dopo, di conoscere l’eventuale disponibilità all’ospitalità in quel paese o in quella determinata casa, o in alternativa l’invito a stare lontani da loro.

In Italia, il volantino con il linguaggio dei vagabondi, trasformato dal Leviatano dell’insicurezza percepita in “Codice segreto degli zingari”, sembrerebbe giungere negli anni 80’ del secolo scorso con un aspetto quasi del tutto simile a quello che ancora circola in rete (dattiloscritto), salvo piccole eccezioni che in questi anni hanno modificato alcuni segni.

Non si capisce come, ma l’effetto è dirompente, tutti o quasi tutti credono nella reale esistenza di quel codice e lo attribuiscono senza ombra di dubbio agli zingari, nonostante una evidente e lapalissiana serie di incongruenze e contraddizioni. Sfido chiunque a non avere mai sentito un amico o un conoscente, dare per certo che uno di quei segni, lo ha visto sul proprio citofono e/o sul muro di cinta della casa di un vicino…

A favorire ulteriormente la diffusione del volantino, bisogna riconoscere che ha contribuito a volte anche un eccesso di zelo di alcuni componenti delle forze di polizia, convinti , in buona fede, di rendere un servizio al cittadino contribuendo involontariamente ad una sorta di legittimazione del falso codice.

L’elenco dei segni, presenta numerose contraddizioni, ne cito solo alcune per evidenziarne l’improbabilità! Troviamo il segno formato da un tre, in numero romano, che vorrebbe significare “evitare questo comune”, che sembrerebbe essere stato trovato su alcuni citofoni di palazzine o ville. Non si capisce il senso di scrivere un’esortazione di questo tipo su di un citofono di una abitazione, quando al limite sarebbe giustificato trovarlo sul cartello stradale d’ingresso al Comune. Un altro segno dice “casa molto buona, appetibile”, ma che senso ha dire ad altri ladri che la casa è appetibile? Al limite ci tornerebbe lo stesso ladro senza dirlo agli altri suoi pari e perdere una fonte di reddito garantita!

Ma la cosa che più di tutte dovrebbe far riflettere è che se un codice così importante (per i presunti utilizzatori e cioè ladri o zingari) è così altrettanto divulgato e conosciuto da tantissimi anni, a cosa serve? E’ come ordinare ad un esercito in guerra, di utilizzare come metodo di crittografia nelle comunicazioni, la cifratura di Cesare[4]!  Ve lo immaginate poi, lo zingaro di turno, sempre molto circospetto e tendente all’invisibilità, intento ad osservare attentamente i piccoli e quasi impercettibili segni intagliati sulle lamiere dei citofoni o incisi sui muri delle case? Sarebbe a sua volta osservato e facilmente individuabile, vanificando così i suoi intenti!

A questo punto la maggior parte delle persone è divisa tra chi ci crede e chi non ci crede, salvo la terza categoria, di quelli che “non è vero…ma ci credo”, quindi, nel rispetto di ogni posizione mi preme fare una raccomandazione che potrebbe mettere tutti d’accordo.

Per evitare di farsi svaligiare la casa, potreste marcare il vostro citofono o il muro della vostra villa, con il segno degli zingari che dice “appena visitata” (o già svaligiata) confondendo così lo zingaro di turno che risparmierà di farvi visita, ma questa logicamente è una mia provocazione ed una battuta e non è la raccomandazione che ho appena preannunciato!

L’esortazione che voglio fare, anche nella improbabile ipotesi che i segni siano veri,  è quella di seguire le normali regole di accortezza nel difendere la propria casa ed i propri averi, invitandovi inoltre ad avere e mantenere buoni rapporti con il vicinato in modo da scambiarsi vicendevolmente assistenza e controllo in caso di assenza da casa, ma soprattutto, mi raccomando, non fare entrare nessuno sconosciuto in casa!

Questi i veri “segni” dell’intelligenza, contro i falsi segni degli zingari!

 

 

 


[1] Dott. Francesco Caccetta Luogotenente dei Carabinieri, laureato in Scienze per l’investigazione e la sicurezza, Grafologo della consulenza peritale, Master in Criminologia e tecniche investigative avanzate.

[2] Allsop, Kenneth (1967) Hard Travellin' - The Hobo and his History, New York: New American Library, trad. it. Elena Clementelli (1969) Ribelli vagabondi - nell'America dell'ultima frontiera, Bari: Laterza. Una ricca bibliografia sugli hobo è contenuta nel sito Internet hobo.com. Fra i saggi tradotti in italiano, cfr. anche Anderson, Nels (1923) The Hobo; the Sociology of the Homeless Man, Chicago: Chicago University Press; tr. it. Caterina Dominijanni (1994) Il vagabondo: sociologia dell'uomo senza dimora, Roma: Donzelli (un classico della sociologia della scuola di Chicago).

[3] D. Pipes, “Il Lato oscuro della storia – L’ossessione del grande complotto, Lindau Torino, 2005.

[4] Si tratta del semplice scambio di ogni lettera del messaggio, con quella tre posti avanti nell’alfabeto, utilizzato da Giulio Cesare.

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